Francia: perché l'estrema destra conquista il voto degli uomini gay

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Francia: perché l'estrema destra conquista il voto degli uomini gay

Come riportato in una recente discussione sulla piattaforma Reddit r/lgbt, che ha catalizzato l'attenzione sui dati demoscopici d'oltralpe: "Polls indicate that National Rally (Far-Right) is the first choice among gay men for the next french elections. Right wing parties are winning a majority of the gay vote" (I sondaggi indicano che il Rassemblement National è la prima scelta tra gli uomini gay per le prossime elezioni francesi. I partiti di destra stanno conquistando la maggioranza del voto gay).

Questo dato, per quanto possa apparire a molti controintuitivo, non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una tendenza sociologica e politica in atto da diversi anni in Francia. Ma come si spiega questo spostamento a destra di una demografia storicamente legata alle sinistre progressiste?

L'omonazionalismo e la normalizzazione

Per comprendere il fenomeno, è necessario analizzare due fattori chiave. Il primo è l'assimilazione: l'approvazione del Mariage pour tous nel 2013 ha, di fatto, garantito l'uguaglianza matrimoniale. Una volta ottenuti i diritti civili fondamentali, una parte consistente degli uomini gay (spesso cisgender e appartenenti alla classe media o agiata) sembrerebbe aver smesso di votare secondo logiche identitarie legate all'orientamento sessuale, iniziando a votare in base a interessi economici, di classe o di sicurezza personale.

Il secondo fattore è ciò che la sociologa Jasbir Puar ha definito "omonazionalismo". Il Rassemblement National di Marine Le Pen ha intrapreso da anni un'opera di dédiabolisation (de-demonizzazione), allontanandosi dalle posizioni apertamente omofobe del fondatore Jean-Marie Le Pen. La nuova narrazione dell'estrema destra francese dipinge l'immigrazione – in particolare quella dai paesi a maggioranza islamica – come la vera minaccia esistenziale per le libertà e i diritti delle persone LGBTQ+. In questo modo, il partito si propone paradossalmente come "scudo" per le minoranze sessuali, sfruttando le paure legate all'omofobia nelle periferie (banlieues) per raccogliere consensi.

Il contesto italiano: un abisso politico

Questa dinamica è facilmente esportabile in Italia? Al momento, i dati e il contesto suggeriscono di no. In Italia, i diritti civili per la comunità LGBTQ+ non hanno raggiunto lo stesso livello di consolidamento della Francia. La Legge 76/2016 (Legge Cirinnà) ha introdotto le unioni civili, ma non il matrimonio egualitario. Inoltre, il naufragio del DDL Zan contro i crimini d'odio omotransfobici ha lasciato la comunità priva di tutele legislative specifiche contro le discriminazioni.

A differenza del partito di Le Pen, che cerca di rassicurare l'elettorato omosessuale, la destra italiana al governo (Fratelli d'Italia e Lega) mantiene una linea nettamente conservatrice sui temi etici. La costante opposizione al riconoscimento dei figli delle famiglie omogenitoriali, la retorica contro la cosiddetta "ideologia gender" e l'ostilità verso i percorsi di affermazione di genere per le persone transgender (regolati in Italia dalla ormai datata L. 164/82) rendono molto più difficile per questi partiti attrarre una maggioranza del voto LGBTQ+.

Tuttavia, il caso francese ci offre una lezione preziosa. Esiste anche in Italia un elettorato gay conservatore, spesso silenzioso, che non ritiene i diritti civili l'unica bussola elettorale e che si sente attratto dalle promesse di sicurezza o dalle politiche economiche della destra.

Diritti acquisiti o diritti in prestito?

L'evoluzione del voto gay in Francia solleva una riflessione cruciale sulla frammentazione della comunità LGBTQ+. Mentre gli uomini gay cisgender, maggiormente integrati nel tessuto socio-economico, sembrano potersi permettere il "lusso" di votare a destra, le persone transgender e le altre minoranze all'interno della sigla continuano a subire la pressione di politiche restrittive promosse proprio da quelle stesse forze politiche.

La vera domanda con cui dobbiamo confrontarci è: i diritti civili possono mai dirsi definitivamente al sicuro sotto governi di estrema destra, o la tolleranza verso una parte della comunità (come gli uomini gay) è solo una mossa tattica finché risulta elettoralmente conveniente?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

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