La Francia avanza sul fine vita: una lezione di civiltà che l'Italia continua a ignorare

Come riportato in queste ore da Il Post, "La Camera francese ha approvato in seconda lettura la proposta di legge sulla morte assistita, che ora tornerà al Senato". Questa notizia, seppur proveniente da oltre le Alpi, non può e non deve lasciarci indifferenti. Non rappresenta, infatti, soltanto uno snodo legislativo fondamentale per la Repubblica Francese, ma si erge a specchio impietoso in cui si riflettono in maniera lampante le mancanze e i ritardi del sistema politico italiano in materia di diritti civili e bioetica.
Il metodo francese: dibattito e responsabilità
Il percorso intrapreso dalla Francia sul fine vita è l'esempio di come una democrazia matura dovrebbe affrontare questioni eticamente complesse. Prima ancora di giungere nelle aule parlamentari, il dibattito d'oltralpe ha promosso un confronto pubblico su vasta scala, consultando medici, giuristi, comitati etici, associazioni e cittadini, giungendo alla conclusione che il quadro normativo precedente non fosse più sufficiente ad alleviare le sofferenze intollerabili di alcuni pazienti.
Il fatto che la Camera bassa (l'Assemblea Nazionale) abbia ora approvato il testo in seconda lettura testimonia una volontà politica precisa: non voltarsi dall'altra parte. La proposta francese in discussione prevede condizioni di accesso rigorose, tra cui la maggiore età, la piena capacità di intendere e di volere, una patologia incurabile a prognosi infausta a breve o medio termine e una sofferenza refrattaria a qualsiasi trattamento. Si tratta di un testo sicuramente perfettibile, che ora affronterà lo scoglio del Senato e delle sue limature, ma costituisce la prova di un legislatore che si assume la responsabilità primaria di legiferare, garantendo certezze giuridiche sia ai pazienti che al personale sanitario.
L'anomalia italiana: il Parlamento fantasma
Nel nostro Paese, il contrasto è stridente. L'Italia sconta una paralisi parlamentare cronica su questi temi. La politica ha di fatto abdicato al proprio ruolo, delegando il peso di decisioni nevralgiche alla magistratura e al coraggio di singoli individui (basti pensare alle battaglie dell'Associazione Luca Coscioni).
Oggi, nel nostro ordinamento, chi necessita di accedere al suicidio medicalmente assistito deve affidarsi unicamente ai paletti tracciati dalla giurisprudenza, in particolare dalla storica Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale (il noto caso Cappato/Dj Fabo). Questa fondamentale pronuncia ha depenalizzato l'aiuto al suicidio, ma a quattro condizioni strettissime: il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, essere affetto da una patologia irreversibile, patire sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili ed essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.
Tuttavia, una sentenza non sostituisce una legge organica. L'assenza di una normativa nazionale chiara e di procedure codificate costringe molti malati terminali a intraprendere estenuanti bracci di ferro legali contro le proprie Aziende Sanitarie Locali (ASL) per vedersi riconosciuto un diritto sancito dalla Consulta, trasformando gli ultimi mesi di vita in un calvario burocratico. Negli scorsi mesi abbiamo visto alcuni Consigli Regionali, come in Veneto, tentare di approvare normative locali per regolamentare perlomeno i tempi e le procedure del servizio sanitario, ma anche queste iniziative si sono spesso arenate di fronte a veti incrociati e forti resistenze ideologiche.
Fino a quando aspetteremo?
La notizia dell'avanzamento dei lavori a Parigi ci pone di fronte a una domanda ineludibile: fino a quando la politica italiana continuerà a sottrarsi al dibattito? L'ostruzionismo e il silenzio parlamentare non fermano la sofferenza delle persone, ma si limitano a ignorarla o a renderla un privilegio per chi possiede le risorse economiche e le forze fisiche per recarsi in cliniche specializzate in Svizzera.
Legiferare sul fine vita non significa imporre una scelta a chi non la condivide, ma garantire un'opzione di libertà, autodeterminazione e dignità per chi si trova in condizioni di sofferenza estrema. Il Senato francese farà ora la sua parte. L'auspicio è che anche le nostre Camere trovino il coraggio di guardare in faccia la realtà, restituendo al Parlamento la sua funzione più alta: tradurre in diritti civili le urgenze e le istanze dei cittadini.
Fonte: La Camera francese ha approvato in seconda lettura la proposta di legge sulla morte assistita, che ora tornerà al Senato - Il Post · 25 febbraio 2026
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