Legge 194, i dati ci sono ma manca la relazione: l'allarme dell'Ass. Coscioni

Come riportato dalla testata Quotidiano Sanità, l'Associazione Luca Coscioni ha recentemente riacceso i riflettori su una delle criticità più persistenti nel panorama dei diritti riproduttivi in Italia, dichiarando: "La relazione del 2025 sulla legge 194 ancora non c’è ma i dati sì". Una frase che, nella sua sintesi, racchiude un problema strutturale del nostro Paese: la distanza abissale tra l'esistenza di un diritto sulla carta e la sua effettiva esigibilità, unita a una cronica mancanza di trasparenza istituzionale.
I fatti: i dati ci sono, la relazione manca
Ogni anno, il Ministero della Salute è tenuto a presentare al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della Legge 194/78, la norma che regola l'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) in Italia. Questa relazione è lo strumento fondamentale attraverso il quale le istituzioni, la società civile e i cittadini possono monitorare l'accesso reale all'aborto, la distribuzione dei servizi e, soprattutto, l'impatto dell'obiezione di coscienza.
Come denunciato dall'Associazione Coscioni, i dati grezzi raccolti dalle Regioni e dalle ASL sembrerebbero essere già disponibili, eppure il documento ufficiale che dovrebbe analizzarli e renderli pubblici tarda ad arrivare. Non si tratta di un semplice ritardo burocratico: ritardare la pubblicazione significa, di fatto, negare alla società civile gli strumenti per comprendere dove e come il diritto all'aborto viene ostacolato.
Trasparenza negata e autodeterminazione a rischio
Negli ultimi anni, l'Associazione Coscioni ha portato avanti la campagna "Mai Dati", un'iniziativa di open data volta a scavalcare l'opacità istituzionale. I report ministeriali passati, infatti, hanno spesso presentato i dati su base regionale o provinciale, diluendo le percentuali e nascondendo una realtà ben più allarmante: l'esistenza di interi ospedali o presidi sanitari in cui il 100% del personale medico e non medico è obiettore.
Nascondere o ritardare queste informazioni impedisce di programmare interventi correttivi. L'autodeterminazione corporea non può basarsi su una caccia al tesoro per trovare una struttura non obiettrice o un medico disposto ad applicare la legge dello Stato.
Il contesto italiano: la Legge 194 e l'obiezione di sistema
Il contesto italiano sul tema dell'aborto rimane profondamente critico. A quarantasei anni dalla sua approvazione, la Legge 194 è costantemente sotto attacco non tanto attraverso tentativi diretti di abrogazione, quanto attraverso il suo sistematico svuotamento dall'interno. Le percentuali di obiezione di coscienza in Italia sfiorano punte del 70-80% in alcune regioni del Sud, trasformando quello che dovrebbe essere un servizio sanitario essenziale (LEA) in un percorso a ostacoli stigmatizzante e colpevolizzante.
A questo si aggiungono le recenti misure politiche, come l'emendamento al decreto PNRR che ha aperto le porte dei consultori alle associazioni "pro-vita", aumentando il rischio di pressioni psicologiche sulle donne e sulle persone gestanti in un momento di estrema vulnerabilità.
Una questione di diritti civili condivisi
La battaglia per la trasparenza sull'aborto non riguarda solo le donne cisgender, ma si interseca profondamente con le lotte della comunità LGBTQ+ e, in particolare, delle persone transgender e non binarie. Il filo rosso che unisce la difesa della Legge 194 alle battaglie per la depatologizzazione dei percorsi di affermazione di genere (regolati in Italia dall'ormai obsoleta Legge 164/82) è il diritto inalienabile all'autodeterminazione del proprio corpo.
Quando lo Stato frappone ostacoli burocratici, morali o informativi all'accesso alle cure mediche — che si tratti di un'interruzione di gravidanza o di terapie ormonali — sta di fatto esercitando una forma di controllo sui corpi dei cittadini. Esigere dati chiari, tempestivi e disaggregati è il primo passo per smascherare le discriminazioni di sistema.
La domanda che, come società civile, dovremmo porci oggi non è solo quando arriverà questa relazione, ma soprattutto: fino a quando tollereremo che l'esercizio di un diritto sancito per legge venga trattato come una concessione osteggiata, ritardata e oscurata?
Fonte: Aborto. Associazione Coscioni: “La relazione del 2025 sulla legge 194 ancora non c’è ma i dati sì” - Quotidiano Sanità · 23 febbraio 2026
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