Olanda, Rob Jetten primo premier apertamente gay: una lezione per l'Italia

La notizia dell'insediamento di Rob Jetten alla guida del governo dei Paesi Bassi segna un momento di profonda trasformazione per la politica europea. Come riportato e ampiamente celebrato dalla community internazionale del subreddit r/lgbt, la notizia ha fatto il giro del mondo sotto il titolo: "Rob Jetten Sworn In as Netherlands' Youngest and First Openly Gay PM: A Historic Shift in Dutch Leadership" (Rob Jetten giura come il più giovane e primo Primo Ministro apertamente gay dei Paesi Bassi: un cambiamento storico nella leadership olandese). Non si tratta solo di un record anagrafico, ma di un traguardo cruciale per la rappresentanza e la visibilità della comunità LGBTQ+ ai massimi livelli istituzionali.
Un traguardo storico, ma non inaspettato
L'ascesa di Jetten, leader dei liberal-democratici (D66) ed ex Ministro per il Clima e l'Energia, non nasce dal nulla. I Paesi Bassi sono stati pionieri globali nei diritti civili, diventando nel 2001 la prima nazione al mondo a legalizzare il matrimonio egualitario. In questo senso, l'elezione di un Capo del Governo apertamente omosessuale rappresenta la naturale evoluzione di una società che ha saputo interiorizzare e normalizzare la diversità, trasformandola in un non-problema politico.
Come sottolineato dalle reazioni internazionali alla notizia del "Historic Shift", il valore di questa elezione risiede proprio nella sua normalità: Jetten è stato valutato dal suo elettorato e dalle forze politiche alleate per le sue competenze, la sua visione ecologista e le sue capacità di leadership, rendendo il suo orientamento sessuale un semplice dato biografico, non uno stigma né un'arma di distrazione di massa.
L'Europa avanza, l'Italia guarda
La nomina di Jetten va ad arricchire una lista, ancora troppo breve ma in costante crescita, di leader europei apertamente LGBTQ+, che ha visto protagonisti in passato figure come Xavier Bettel in Lussemburgo, Leo Varadkar in Irlanda e, più recentemente, Gabriel Attal in Francia.
Di fronte a questo scenario europeo, è inevitabile volgere lo sguardo al contesto italiano. Nel nostro Paese, la strada verso una piena uguaglianza politica e sociale appare ancora lunga e accidentata. Sebbene negli ultimi anni si sia registrato un aumento della visibilità di figure politiche apertamente queer — basti pensare alla leadership di Elly Schlein nel Partito Democratico o al lavoro incessante di parlamentari come Alessandro Zan — l'idea che un leader apertamente gay, lesbica o trans possa varcare la soglia di Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio sembra, allo stato attuale, uno scenario politicamente remoto.
Un divario normativo e culturale
Mentre i Paesi Bassi celebrano questo traguardo, l'Italia continua a dibattere su tutele fondamentali. Il dibattito pubblico e istituzionale italiano è ancora impantanato in logiche discriminatorie. Il fallimento del DDL Zan, affossato tra gli applausi al Senato, ha lasciato il nostro Paese privo di una legge efficace contro i crimini d'odio omolesbobitransfobici.
Inoltre, le recenti offensive politiche contro le famiglie arcobaleno, con le impugnazioni dei certificati di nascita dei figli di coppie omogenitoriali, dimostrano come l'orientamento sessuale sia ancora utilizzato come terreno di scontro ideologico. Anche sul fronte dell'identità di genere, il panorama è fermo: la Legge 164/82, che regola le transizioni di genere in Italia, fu pionieristica al momento della sua approvazione oltre quarant'anni fa, ma oggi risulta patologizzante, burocratica e drammaticamente disallineata rispetto alle linee guida mediche internazionali e ai principi di autodeterminazione adottati da altre nazioni europee.
Oltre il simbolo, verso la normalità
L'insediamento di Rob Jetten non è solo un titolo da prima pagina; è un messaggio potente rivolto alle nuove generazioni. Dimostra ai giovani della comunità LGBTQ+ che non esistono preclusioni, che il cosiddetto "soffitto di cristallo" può essere infranto e che l'orientamento sessuale non è un limite alle proprie ambizioni professionali e civili.
La domanda che, come italiani, dobbiamo porci oggi è: quanto tempo dovrà ancora passare prima che anche la nostra Repubblica maturi al punto da valutare i propri leader esclusivamente per le loro idee e le loro capacità? Fino a quando i diritti civili in Italia saranno considerati concessioni da negoziare anziché fondamenta democratiche su cui costruire un Paese più giusto?
Fonte: Rob Jetten Sworn In as Netherlands' Youngest and First Openly Gay PM: A Historic Shift in Dutch Leadership · 28 febbraio 2026
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