Trump contro gli Scout: "Cacciate i trans". Ma hanno detto no.

Generato con AI
Trump contro gli Scout: "Cacciate i trans". Ma hanno detto no.

Il Dipartimento della Difesa più potente del mondo che dichiara guerra a un'associazione di giovani esploratori. Potrebbe sembrare la premessa di un romanzo distopico o una barzelletta di cattivo gusto, ma è semplicemente l'ennesimo capitolo della crociata anti-diritti lanciata dall'amministrazione Trump negli Stati Uniti. E questa volta, al centro del bersaglio politico, ci sono i bambini.

Il ricatto del Pentagono

I fatti, documentati dalla stampa internazionale, sono inquietanti nella loro brutalità. Il neo-Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha pubblicato un video trionfale in cui annunciava di aver piegato al suo volere Scouting America (l'organizzazione un tempo nota come Boy Scouts). Stando alle parole di Hegseth, l'associazione avrebbe accettato di eliminare ogni programma di inclusione, di basare le iscrizioni esclusivamente sul "sesso biologico alla nascita" e di cacciare i giovani transgender, ponendo fine alla "distruttiva fluidità di genere".

Il tutto sotto la minaccia di un vero e proprio ricatto di Stato: o vi adeguate entro sei mesi, o il Pentagono ritirerà ogni forma di supporto, vietando persino ai gruppi scout l'accesso alle basi militari.

La smentita: i giovani trans non si toccano

Ma Hegseth ha cantato vittoria troppo presto. Se da una parte Scouting America ha scelto la strada del compromesso istituzionale — accettando di cancellare il badge al merito "Citizenship in Society" e di sospendere i programmi formali DEI (Diversity, Equity, and Inclusion) per allinearsi agli ordini esecutivi della nuova presidenza —, dall'altra ha tracciato una linea rossa invalicabile. Le policy si possono cambiare, l'esistenza delle persone no.

In una nota ufficiale ripresa dal Washington Post, l'associazione ha smentito platealmente le pretese del Segretario alla Difesa, confermando che non farà alcun passo indietro sull'ammissione dei giovani transgender. "Scouting ha accettato i giovani transgender dal 2017 e continuerà a lavorare con le famiglie per garantire che i giovani transgender si sentano i benvenuti", ha dichiarato l'organizzazione, ribadendo inoltre che le ragazze — un altro bersaglio della retorica machista di Hegseth — continueranno a far parte a pieno titolo dei gruppi.

L'organizzazione, che nel 2024 ha cambiato nome da "Boy Scouts" a "Scouting America" proprio per riflettere la sua vocazione plurale, ha un lungo e travagliato passato sul tema dei diritti. Dopo aver rimosso il divieto per i giovani gay nel 2013 e per i capi scout omosessuali nel 2015, ha aperto le porte ai ragazzi trans nel 2017 e alle ragazze nel 2018. Un percorso faticoso ma inequivocabile verso l'inclusione, che i conservatori vedono oggi come fumo negli occhi.

Una lezione di civiltà contro il bullismo istituzionale

C'è una differenza abissale tra l'eliminare un programma burocratico aziendale e l'espellere fisicamente dei ragazzini perché la loro identità di genere non si conforma alla visione del mondo di un politico. Quello di Hegseth non è un dibattito educativo: è bullismo istituzionale. Usare il peso finanziario e logistico delle forze armate americane per costringere un'organizzazione giovanile a discriminare una minoranza vulnerabile è un abuso di potere in piena regola.

E in Italia? Questa notizia non è solo mera "cronaca estera", ma uno specchio dei rischi che corre ogni democrazia quando i diritti civili diventano ostaggio del potere esecutivo. Nel nostro Paese, lo scautismo (rappresentato da realtà come AGESCI e CNGEI) affronta da anni dibattiti complessi ma vitali sull'inclusione delle persone LGBTQ+, cercando faticosamente di creare spazi sicuri, in linea con i principi costituzionali e le leggi esistenti, come la pionieristica (seppur datata) L. 164/82 sul cambio di genere. Immaginiamo per un attimo se domani il nostro Ministero della Difesa intimasse agli scout italiani di cacciare i ragazzi trans, pena la revoca di concessioni e patrocini. Un'ipotesi da brividi, che in America è già triste realtà.

Il coraggio di dire no

Un ex capo scout americano, intervistato dalla stampa statunitense, ha ricordato un principio fondamentale: "La Legge Scout dice che uno scout è leale, cortese, gentile e coraggioso. Non c'è nulla di coraggioso nel cedere alla coercizione politica. Non c'è nulla di gentile nel dire ai bambini transgender che non sono i benvenuti".

Scouting America avrebbe certamente potuto difendere con più determinazione l'intero impianto valoriale dell'inclusione, rifiutando in toto il ricatto di Hegseth e del Pentagono. Ma in un clima politico tossico e spietatamente accanito contro la comunità LGBTQ+, aver salvaguardato il diritto di esistere dei giovani trans è una roccaforte che merita di essere difesa a denti stretti.

Resta però una domanda inquietante che ci riguarda da vicino: se un governo occidentale arriva a usare l'esercito per perseguitare dei ragazzini in pantaloncini corti e fazzolettone, chi sarà il prossimo bersaglio?

Contenuto generato con AI a partire da fonti pubbliche. Rappresenta un'opinione, non attività giornalistica.

Condividi

Resta aggiornato

Ricevi i nostri approfondimenti su diritti civili e identità di genere.

Iscriviti alla newsletter