Guida per alleati

Vuoi supportare una persona trans nella tua vita ma non sai da dove cominciare. Forse hai paura di sbagliare, di dire la cosa sbagliata, di fare più danno che bene. Questa guida esiste per questo: darti strumenti concreti, basati sulla ricerca, per essere un alleato efficace — non perfetto, ma presente.
Perché gli alleati contano: cosa dicono i dati
Il supporto sociale non è un gesto simbolico. Per le persone transgender, avere alleati ha un impatto misurabile sulla salute mentale e sulla qualità della vita.
Uno studio del 2018 dell’Università del Texas ad Austin (Russell et al.) ha dimostrato che l’uso del nome scelto da parte di una persona transgender in diversi contesti — scuola, lavoro, casa, amicizie — è associato a una riduzione del 34% dei pensieri suicidari e del 65% dei tentativi di suicidio rispetto a chi non può usare il proprio nome in nessun contesto [4]. La riduzione dei sintomi depressivi gravi raggiunge il 71% quando il nome scelto viene rispettato in tutti e quattro i contesti [4].
I dati del Trevor Project (2024) confermano il quadro: il 46% dei giovani transgender e non binari ha considerato seriamente il suicidio nell’ultimo anno [6]. Ma la ricerca mostra anche che il supporto sociale — specialmente da amici e familiari — è il fattore protettivo più forte. Uno studio del 2020 pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health ha rilevato che il supporto familiare è la forma di sostegno con la correlazione più forte con la riduzione di ansia e depressione nelle persone transgender [5].
Non serve essere un esperto. Serve essere presente, informato e disposto a imparare.
Nomi e pronomi: la base di tutto
Il primo passo concreto dell’alleanza è il linguaggio. Usare il nome scelto e i pronomi corretti di una persona trans non è una cortesia: è un riconoscimento della sua identità.
Come orientarsi
Chiedi, se non sei sicuro. Un semplice “Quali pronomi usi?” è appropriato e apprezzato. In italiano i pronomi sono spesso impliciti nella coniugazione dei verbi e negli aggettivi, il che rende ancora più importante fare attenzione a come parli di qualcuno.
Usa il nome scelto, sempre. Il nome precedente (chiamato deadname) non va usato, nemmeno per riferirsi al passato della persona. Dire “Quando si chiamava ancora…” è un errore comune che invalida l’identità della persona.
Pratica in privato. Se hai difficoltà con il nuovo nome o i nuovi pronomi, esercitati da solo. Racconta un aneddoto sulla persona usando il nome e i pronomi corretti finché non diventano automatici.
Cosa succede quando sbagli
Sbaglierai. Tutti sbagliano, specialmente all’inizio. La ricerca GLAAD indica un approccio chiaro: correggiti brevemente, scusati e vai avanti [1]. Un “Scusa, lei — intendevo lui” è sufficiente. Quello che non funziona è trasformare l’errore in una scena drammatica: scuse prolungate, spiegazioni sul perché è difficile per te, richieste di rassicurazione. Questo sposta l’attenzione dalla persona trans a te, e la mette nella posizione di dover consolare chi l’ha appena ferita.
Uno studio del 2023 pubblicato sull’International Journal of Transgender Health ha documentato che il misgendering frequente — l’uso di pronomi o genere errati — è associato a livelli più alti di depressione e stress nelle persone transgender e non binarie [8]. Il 59% delle persone non binarie nel campione veniva misgenderato quotidianamente [8]. Non è una questione di sensibilità eccessiva: è un’esperienza ripetuta che ha un peso cumulativo concreto.
Cosa non chiedere
GLAAD e la maggior parte delle organizzazioni per i diritti transgender concordano su un principio: se non faresti quella domanda a una persona cisgender, non farla a una persona trans [1].
Domande da evitare
“Qual era il tuo vero nome?” Il nome scelto dalla persona è il suo vero nome. Punto.
“Hai fatto l’operazione?” Le domande su genitali, interventi chirurgici e stato del corpo sono invasive. Non chiederesti a un collega cisgender i dettagli della sua anatomia. La GLAAD Media Reference Guide specifica che queste domande sono inappropriate perché nascono dalla curiosità morbosa e distolgono dal vedere la persona nella sua interezza [2].
“Ma come facevi prima?” Domande sul passato pre-transizione — com’eri da bambino, come ti vestivi — possono sembrare innocue ma spesso comunicano il messaggio che la versione “precedente” fosse quella autentica.
“Come fate a letto?” La vita sessuale di una persona trans non è affar tuo, esattamente come quella di chiunque altro.
La regola pratica
Se la persona vuole condividere dettagli sulla sua transizione, sulla sua storia o sul suo corpo, lo farà spontaneamente. Il tuo compito non è chiedere, ma creare uno spazio in cui possa parlare liberamente se lo desidera.
Alleati sul lavoro
Il contesto lavorativo presenta sfide specifiche. Secondo la U.S. Transgender Survey del 2022, l’11% delle persone trans ha perso un lavoro a causa della propria identità di genere, e il 48% di chi ha avuto accesso a servizi sanitari ha riportato almeno un’esperienza negativa legata al proprio essere transgender [9].
La Human Rights Campaign Foundation ha pubblicato linee guida dettagliate per l’inclusione transgender sul posto di lavoro [7]. Ecco come tradurle in azioni concrete per un alleato:
Azioni pratiche
Usa il nome e i pronomi corretti nelle comunicazioni professionali. Email, riunioni, presentazioni: ogni contesto conta. Se la persona non ha ancora fatto coming out con tutto il team, chiedi a lei come preferisce procedere.
Inserisci i tuoi pronomi nella firma email e nel profilo. Normalizzare la pratica di dichiarare i propri pronomi riduce la pressione sulle persone trans, che non saranno le uniche a farlo.
Intervieni quando senti commenti inappropriati. Non aspettare che sia la persona trans a dover difendere se stessa. Un “Non credo sia un commento appropriato” detto da un collega cisgender ha spesso più impatto — e costa meno emotivamente — di una risposta della persona direttamente coinvolta.
Rispetta la privacy. Non rivelare lo status di persona transgender di un collega senza il suo esplicito consenso. L’outing — volontario o accidentale — può avere conseguenze professionali e personali gravi. Come raccomandato dalla SHRM (Society for Human Resource Management), lascia che sia la persona a decidere se, quando e con chi condividere la propria storia.
Supporta politiche inclusive. Chiedi alla tua azienda di includere l’identità di genere nelle policy antidiscriminazione, di garantire l’accesso ai bagni in base all’identità di genere dichiarata, e di coprire i trattamenti sanitari legati alla transizione nei benefit sanitari aziendali [7].
Alleati in famiglia
Se una persona della tua famiglia ha fatto coming out come transgender, il tuo supporto è particolarmente importante. I dati del Family Acceptance Project mostrano che i giovani LGBT respinti dalle famiglie hanno una probabilità 8,4 volte maggiore di tentare il suicidio rispetto a quelli con famiglie che li accettano [10]. L’accettazione familiare predice maggiore autostima, supporto sociale e salute generale [10].
Cosa fare concretamente
Usa subito il nome e i pronomi corretti. Anche se fai fatica, anche se ti sembra strano. Lo studio di Russell (2018) dimostra che l’uso del nome scelto in famiglia è uno dei contesti con il maggiore impatto protettivo sulla salute mentale [4].
Informati per conto tuo. Non trasformare tuo figlio, tua sorella o tuo cugino nella tua unica fonte di informazioni sulle persone trans. Leggi, guarda documentari, consulta risorse come questo sito. Le linee guida APA sottolineano l’importanza di informarsi autonomamente per non gravare sulla persona transgender con il peso dell’educazione altrui [3].
Concediti tempo, ma non usarlo come scusa. Provare confusione, preoccupazione o lutto per le aspettative che avevi è umano. Ma il tuo processo emotivo non deve diventare un ostacolo per la persona che ha bisogno del tuo supporto adesso. Cerca aiuto da un terapeuta o da gruppi come AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) per elaborare le tue emozioni in uno spazio appropriato.
Difendi la persona trans in contesti familiari allargati. Il pranzo di Natale con il parente che “non capisce” non deve diventare un campo di battaglia per la persona trans. Prendi l’iniziativa: parla tu con i parenti, correggi i pronomi sbagliati, stabilisci dei limiti.
Non condizionare l’amore. “Ti voglio bene lo stesso” implica che ci sia qualcosa da perdonare. Meglio: “Ti voglio bene, e sono qui per te.”
Parlare contro la transfobia
Essere alleati significa anche prendere posizione quando le persone trans non sono nella stanza. Questo è l’aspetto più scomodo dell’alleanza, e anche quello più necessario.
Situazioni concrete
Battute transfobiche. Non ridere. Un semplice “Non la trovo divertente” è sufficiente. Non serve fare un discorso: spesso basta rompere il silenzio complice.
Disinformazione. Quando qualcuno afferma cose false sulle persone trans — “è una moda”, “lo fanno per attirare l’attenzione”, “i bambini non possono sapere chi sono” — rispondi con calma e con i fatti. Non devi vincere un dibattito: devi rendere chiaro che quelle affermazioni non passano inosservate.
Politiche discriminatorie. Vota, firma petizioni, partecipa a iniziative per i diritti trans. L’alleanza non è solo interpersonale: è anche politica. In Italia, dove manca ancora una legge che protegga esplicitamente le persone transgender dalla discriminazione basata sull’identità di genere, il supporto civico è particolarmente importante.
Media e social media. Condividi contenuti accurati sulle persone trans. Segnala disinformazione. Amplifica le voci delle persone trans invece di parlare al posto loro.
Supportare senza mettersi al centro
C’è un errore che molti alleati ben intenzionati commettono: rendere l’esperienza della persona trans qualcosa che riguarda loro. GLAAD sottolinea questo punto nelle sue risorse per alleati: essere un alleato è un’azione, non un’identità. Non è qualcosa che sei, è qualcosa che fai [1].
Cosa significa in pratica
Non chiedere riconoscimento. Usare i pronomi corretti non merita un premio. È il minimo.
Non parlare al posto delle persone trans. Il tuo ruolo è amplificare le loro voci, non sostituirle. Se sei in una conversazione su diritti trans e c’è una persona trans presente, crea spazio perché parli lei.
Non usare la tua amicizia con una persona trans come credenziale. “Ho un amico trans, quindi…” non è un argomento. La tua vicinanza a una persona trans non ti rende un esperto né ti immunizza dal commettere errori.
Accetta le critiche. Se una persona trans ti dice che qualcosa che hai fatto o detto è stato offensivo, ascolta. La risposta giusta non è “ma le mie intenzioni erano buone”. Le intenzioni contano, ma l’impatto conta di più.
Informarsi: un processo continuo
L’alleanza non è un traguardo raggiunto una volta per tutte. Le linee guida APA del 2015 per la pratica con persone transgender sottolineano l’importanza della formazione continua e dell’aggiornamento sulle esperienze delle persone transgender e gender nonconforming [3]. Lo stesso principio si applica agli alleati.
Come continuare a imparare
Leggi e ascolta contenuti prodotti da persone trans. Le persone trans sono le migliori fonti sulla propria esperienza. Segui attivisti, scrittori e creator transgender.
Riconosci i tuoi limiti. Non sai tutto, e va bene. GLAAD raccomanda di ammettere quando non si conosce qualcosa piuttosto che fare supposizioni che possono risultare errate o offensive [1].
Aggiorna il tuo linguaggio. La terminologia evolve. Quello che era considerato appropriato dieci anni fa potrebbe non esserlo più. Resta al passo leggendo le risorse aggiornate delle organizzazioni di riferimento.
Stai attento al tokenismo. Supportare le persone trans non significa aspettarsi che ogni persona trans rappresenti l’intera comunità, o chiedere a una singola persona di educarti su ogni aspetto dell’esperienza transgender.
Risorse in Italia
Per chi vuole approfondire e agire concretamente, ecco le risorse principali disponibili in Italia:
Per informarsi
- Infotrans.it — Portale dell’Istituto Superiore di Sanità con informazioni su percorsi legali, sanitari e di supporto per le persone transgender e i loro familiari.
- Traidue.com — Questo sito: articoli basati sulla ricerca scientifica sulle tematiche transgender, scritti in italiano accessibile.
Per supportare
- AGEDO (Associazione Genitori di Omosessuali) — Gruppi di supporto per genitori e familiari di persone LGBT+, incluse le persone transgender.
- MIT - Movimento Identità Trans — Con sede a Bologna, è la più antica associazione per i diritti delle persone transgender in Italia (fondata nel 1979). Offre consultorio, supporto tra pari e orientamento.
- Arcigay — Presente su tutto il territorio nazionale con sportelli di ascolto e orientamento.
- Parks - Liberi e Uguali — Associazione che lavora con le aziende per creare ambienti di lavoro inclusivi.
In caso di emergenza
- Gay Help Line: 800 713 713 (gratuito e anonimo)
- Telefono Amico: 02 2327 2327
Il punto
Essere un alleato non richiede perfezione. Richiede presenza, umiltà e la volontà di continuare a imparare. I dati sono chiari: il supporto sociale — da amici, familiari, colleghi — è il fattore protettivo più forte per la salute mentale delle persone transgender [5]. Ogni volta che usi il nome corretto, che correggi un pronome sbagliato, che intervieni davanti a un commento transfobico, stai facendo qualcosa di concreto.
Non serve essere rumoroso. Serve essere costante.