Diritti trans nel mondo: chi avanza e chi arretra

Ecco la mappa globale. 23 paesi che riconoscono l’autodeterminazione di genere. 13 che criminalizzano direttamente l’esistenza trans. E in mezzo, un arcipelago di contraddizioni: stati che proclamano diritti sulla carta e li negano nei fatti, sentenze che smantellano muri e parlamenti che ne costruiscono di nuovi. Dove si vince. Dove si perde. E dove il confine tra vittoria e sconfitta dipende dal codice postale.
Il tabellone: autodeterminazione vs. criminalizzazione
Il numero crudo racconta una storia precisa. Al 2025, ventitré paesi nel mondo permettono alle persone trans di cambiare il marcatore di genere sui documenti ufficiali attraverso una semplice dichiarazione, senza diagnosi psichiatriche, senza interventi chirurgici, senza commissioni che decidano al posto tuo [1][2]. Dall’altra parte del tabellone, almeno tredici paesi criminalizzano esplicitamente l’identità trans con leggi che puniscono il “travestimento”, l‘“imitazione del sesso opposto” o la “impersonificazione”: Brunei, Gambia, Indonesia, Giordania, Kuwait, Libano, Malawi, Malaysia, Nigeria, Oman, Sud Sudan, Tonga, Emirati Arabi Uniti [3]. Molti altri lo fanno indirettamente, attraverso leggi sulla moralità pubblica, sull’ordine naturale o sulla “promozione” di identità non conformi.
Non è una classifica statica. Si muove, ogni anno, in entrambe le direzioni.
I pionieri dell’autodeterminazione
Argentina, 2012. La Ley de Identidad de Género (Legge 26.743) è stata la prima al mondo a stabilire il principio puro dell’autodeterminazione: nessun requisito medico, nessuna diagnosi, nessun tribunale. Dichiari chi sei, lo stato registra. Punto. Quindici anni prima del dibattito europeo, Buenos Aires aveva già chiuso la questione [2].
Danimarca, 2014. Prima in Europa. Un modello a dichiarazione con periodo di riflessione di sei mesi. Ha aperto la strada a un effetto domino nel continente.
Malta, 2015. Non solo autodeterminazione: il Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics Act ha vietato anche gli interventi chirurgici non consensuali sui neonati intersex. Un pacchetto completo, unico al mondo per ampiezza.
Irlanda, 2015. Gender Recognition Act: autodeterminazione per gli adulti sopra i 18 anni. Il paese che aveva depenalizzato l’omosessualità solo nel 1993 si è ritrovato, vent’anni dopo, all’avanguardia sui diritti trans.
Norvegia, 2016. Cambio di genere legale disponibile per chiunque abbia compiuto 16 anni, con il consenso genitoriale dai 6 ai 16 anni. Senza requisiti medici.
Spagna, 2 marzo 2023. La Ley Trans (Ley 4/2023) ha reso la Spagna il più grande paese dell’UE con una legge sull’autodeterminazione di genere. Cambio di marcatore a partire dai 16 anni senza requisiti medici, dai 14 ai 16 con consenso genitoriale. L’iter parlamentare è stato feroce: 188 voti a favore, 150 contrari, 7 astenuti.
Finlandia, aprile 2023. La riforma ha eliminato i requisiti di sterilizzazione e diagnosi psichiatrica che erano in vigore dal 2003. La nuova legge prevede un periodo di riflessione di 30 giorni e un’età minima di 18 anni.
Germania, 1 novembre 2024. Il Selbstbestimmungsgesetz (SBGG) ha sostituito il Transsexuellengesetz del 1980, una legge che richiedeva due perizie psichiatriche indipendenti e una decisione del tribunale. I numeri del nuovo sistema parlano da soli: nei primi due mesi di vigenza (novembre-dicembre 2024), 10.589 persone hanno cambiato il proprio marcatore di genere. Nei dieci mesi precedenti, sotto il vecchio sistema, i casi erano stati 596. Il rapporto è 18 a 1 [4]. Non servono commenti.
I paesi che criminalizzano
Dall’altra parte del tabellone, la situazione è ben diversa. In Brunei, il Codice Penale della Sharia (entrato pienamente in vigore nel 2019) prevede la fustigazione per chi “si veste da donna” [3]. In Oman, la legge criminalizza chi “si atteggia al sesso opposto nell’abbigliamento” [3]. In Malaysia, le leggi statali della Sharia puniscono il cross-dressing con multe, carcere e “rieducazione” [3].
Uganda, maggio 2023. L’Anti-Homosexuality Act ha introdotto pene fino all’ergastolo per “omosessualità” e la pena di morte per “omosessualità aggravata”. Non menziona esplicitamente le persone trans, ma le colpisce direttamente: una donna trans attratta da uomini viene automaticamente classificata come “omosessuale” dalla legge. L’effetto pratico è la criminalizzazione dell’identità stessa.
Mali, dicembre 2024. Il nuovo Codice Penale, adottato dal Consiglio Nazionale di Transizione in ottobre ed entrato in vigore il 13 dicembre 2024, ha introdotto l’articolo 325-2 che criminalizza i rapporti tra persone dello stesso sesso con pene fino a sette anni di carcere. Ma non si ferma qui: è punibile anche chiunque sia “percepito come favorevole all’omosessualità”. Human Rights Watch ha documentato un’impennata immediata di arresti arbitrari e violenze basate sull’aspetto fisico e sull’espressione di genere [13].
Georgia, settembre 2024. Il pacchetto legislativo “Sui valori familiari e la protezione dei minori”, approvato 84 a 0 il 17 settembre 2024, ha vietato la transizione di genere, proibito qualsiasi modifica del marcatore di genere sui documenti, ed escluso le persone trans dall’adozione [18]. Nel 2025, un emendamento al Codice Penale ha rimosso l’identità di genere dalle categorie protette contro la discriminazione. TGEU ha definito la Georgia un caso emblematico di regressione allineata con le politiche del Cremlino [1].
Giappone: la rivoluzione delle corti
Il Giappone offre il caso più chiaro di come i tribunali possano smantellare un sistema oppressivo pezzo per pezzo, anche quando il Parlamento non si muove.
25 ottobre 2023. La Corte Suprema, con decisione unanime di tutti i 15 giudici del Gran Collegio, ha dichiarato incostituzionale il requisito di sterilizzazione obbligatoria previsto dalla legge sul Disturbo dell’Identità di Genere del 2004. La sentenza ha stabilito che la rimozione chirurgica degli organi riproduttivi come condizione per il cambio di genere legale è “altamente invasiva” e “eccessivamente restrittiva”, in violazione dell’articolo 13 della Costituzione (diritto al perseguimento della felicità) [5].
Gennaio 2025. Il Tribunale della Famiglia di Sapporo ha dichiarato incostituzionale anche il requisito che impone la modifica dell’aspetto dei genitali. Un altro pezzo del muro cade [6].
Settembre 2025. Un’altra corte ha eliminato l’ultimo ostacolo chiave [6]. L’architettura giuridica della legge del 2004 è stata svuotata dalla giurisprudenza, pur restando formalmente in vigore. Il Parlamento giapponese non ha ancora legiferato, ma le corti hanno riscritto le regole.
India: la promessa tradita
15 aprile 2014. La sentenza NALSA v. Union of India della Corte Suprema ha riconosciuto il terzo genere e sancito il diritto all’autodeterminazione dell’identità di genere come diritto fondamentale [7]. Una decisione storica, celebrata in tutto il mondo.
2019. Il Parlamento ha approvato il Transgender Persons (Protection of Rights) Act. Sulla carta, una legge di protezione. Nei fatti, un tradimento sistematico della sentenza NALSA. La Sezione 4 dichiara il diritto all’autopercepita identità di genere, ma le Sezioni 5 e 6 richiedono un certificato rilasciato dal Magistrato Distrettuale. La Sezione 7 impone la prova di un intervento chirurgico per ottenere il riconoscimento come maschio o femmina [8]. Human Rights Watch ha definito la legge “un passo indietro” rispetto alla sentenza della Corte Suprema. Gli studiosi hanno evidenziato come il testo legislativo burocratizzi e medicalizzi un diritto che la Corte aveva sancito come assoluto e autodeterminato [8].
Il risultato: un paese in cui la Corte Suprema dice una cosa e il Parlamento ne fa un’altra. I diritti sulla carta, la burocrazia nei fatti.
Brasile: leggi avanzate, violenza letale
Il Brasile incarna la contraddizione più brutale della mappa globale.
2018. Il Supremo Tribunale Federale (STF) ha stabilito che il cambio di nome e genere sui documenti può avvenire per semplice autodichiarazione, senza interventi chirurgici né autorizzazione giudiziaria.
2019. Sempre l’STF ha equiparato la transfobia al razzismo: reato punibile con pene da 2 a 5 anni di reclusione.
Eppure, il Brasile resta il paese più letale al mondo per le persone trans. I dati dell’Associazione Nazionale di Travestis e Transessuali (ANTRA) parlano chiaro: nel 2023, almeno 145 persone trans sono state assassinate nel paese, una ogni tre giorni. L’88% delle vittime era nero o di razza mista. L’80% aveva meno di 35 anni. La maggior parte erano lavoratrici sessuali provenienti da comunità povere. Il rischio di omicidio per una persona trans o travesti in Brasile è 19 volte superiore rispetto a una persona gay o lesbica [9].
Alcuni studiosi hanno descritto questa situazione come un genocidio. Le leggi ci sono. La protezione, no. Il Brasile dimostra che i diritti scritti sulla carta non bastano se la società non cambia, se le forze dell’ordine non proteggono, se la povertà e il razzismo moltiplicano la vulnerabilità.
Thailandia: metà della strada
22 gennaio 2025. La Thailandia è diventata il primo paese del Sud-Est asiatico a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, con una legge che ha sostituito i termini “uomo e donna” e “marito e moglie” con “individui” e “coniugi” nel Codice Civile e Commerciale [14].
Ma la stessa Thailandia che celebra il matrimonio egualitario non ha alcuna legge sul riconoscimento giuridico dell’identità di genere. Il 21 febbraio 2024, la Camera dei Rappresentanti ha bocciato il Gender Recognition Bill con 257 voti contrari e 154 favorevoli. Le motivazioni: il riconoscimento di generi diversi da maschio e femmina “contraddirebbe l’insegnamento islamico” e “potrebbe facilitare frodi”. Un paese con una cultura trans visibilissima, i kathoey, celebrati nel turismo e nell’intrattenimento, ma senza diritti legali.
L’OMS e il quadro internazionale
25 maggio 2019. L’Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato l’ICD-11, l’undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie. L’incongruenza di genere è stata rimossa dal capitolo sui “Disturbi mentali e comportamentali” (Capitolo 6) e ricollocata nel nuovo Capitolo 17, “Condizioni relative alla salute sessuale” [15]. La classificazione è entrata in vigore il 1 gennaio 2022. Non è più una malattia mentale. È una condizione di salute che può richiedere assistenza medica.
7 luglio 2025. Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha rinnovato il mandato dell’Esperto Indipendente sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere (SOGI) per altri tre anni, con 29 voti a favore, 15 contrari e 3 astensioni [16]. Il mandato, attualmente detenuto dallo studioso sudafricano Graeme Reid, era sostenuto da 1.259 organizzazioni di 157 paesi. La risoluzione è stata presentata da un gruppo di sei paesi latinoamericani: Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Messico e Uruguay [16].
2025-2026: le vittorie
In un panorama di crescente polarizzazione, alcune vittorie si distinguono.
Cuba, luglio 2025. La nuova Legge sul Registro Civile ha eliminato il requisito di intervento chirurgico per il cambio del marcatore di genere sui documenti d’identità. Dal 2008, il cambio era legale ma richiedeva quattro documenti che attestassero trattamenti medici e chirurgia genitale. La riforma del 2025 consente il cambio sulla base dell’autopercepita identità di genere, senza chirurgia né intervento giudiziario [10]. Il più grande cambiamento nella legislazione LGBTQ+ cubana dal referendum del 2022 sul Codice della Famiglia.
Kenya, 12 agosto 2025. L’Alta Corte di Eldoret ha emesso una sentenza storica nel caso di Shieys Chepkosgei, una donna trans detenuta nel 2019 con l’accusa di “impersonificazione” nonostante possedesse documenti ufficiali con marcatore femminile. In custodia, era stata sottoposta a perquisizioni corporali invasive, esami medici non consensuali per “determinare il suo genere”, inclusi esami genitali e test ormonali, ed era stata trasferita in una struttura maschile. La Corte ha riconosciuto il suo status transgender, stabilito la violazione dei diritti alla dignità e alla privacy, assegnato un risarcimento di 1 milione di scellini keniani e — soprattutto — ha ordinato al governo di introdurre un Transgender Protection Rights Act o di emendare l’Intersex Persons Bill [11]. Prima volta in assoluto che un tribunale keniano ordina al governo di legiferare sui diritti trans. Prima volta nel continente africano.
Messico. Cinque stati hanno introdotto leggi specifiche sul transfemicidio. Nayarit (marzo 2024) prevede pene fino a 60 anni. Città del Messico ha approvato la “Ley Paola Buenrostro” con 45 voti a favore e 1 contrario: fino a 70 anni di carcere per l’omicidio di una donna trans [17]. Sono leggi che riconoscono una categoria specifica di violenza letale, non la sussumono genericamente nell’omicidio o nel femminicidio.
2025-2026: le sconfitte
Slovacchia, 26 settembre 2025. Il Parlamento ha approvato con i 90 voti minimi necessari (su 150) un emendamento costituzionale che riconosce solo due sessi: maschio e femmina. La modifica stabilisce che “il sesso non può essere modificato se non per gravi ragioni, secondo procedure che saranno stabilite dalla legge”, limita l’adozione alle coppie sposate (escludendo de facto le coppie dello stesso sesso), e impone che i curricula scolastici “rispettino le posizioni culturali ed etiche stabilite dalla Costituzione” [12]. Il primo ministro ha definito l’emendamento una “diga contro il progressismo”. La Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa ha avvertito che l’emendamento non deve “giustificare discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere nella legislazione successiva” [12]. Amnesty International ha paragonato la mossa a quella dell’Ungheria.
Europa, tendenza generale. Per la prima volta in 13 anni di monitoraggio, il Trans Rights Index & Map di TGEU ha registrato nel 2025 più regressioni che progressi nei diritti delle persone trans in Europa e Asia Centrale [1]. Le regressioni sono state più del doppio rispetto ai progressi. L’Ungheria ha modificato la Costituzione per escludere le persone non binarie, dichiarando che “le persone possono essere solo maschio o femmina”. La Georgia ha vietato completamente il riconoscimento legale di genere e criminalizzato l’accesso alle cure di transizione [18]. TGEU ha descritto questa tendenza come “un attacco coordinato e globale ai diritti umani, alimentato da movimenti anti-trans e anti-genere allineati con interessi populisti di destra e autoritari, dalla disinformazione sostenuta dal Cremlino alle ideologie dell’era Trump” [1].
La mappa che si muove
Riassumendo: 23 paesi con autodeterminazione piena [1][2]. 13 con criminalizzazione diretta [3]. La Germania che registra 10.589 cambi di genere in due mesi [4]. Il Giappone che smantella requisiti chirurgici attraverso le corti [5][6]. Il Brasile che ha leggi avanzate e 145 persone trans assassinate in un anno [9]. La Slovacchia che inserisce il binarismo in Costituzione [12]. Il Kenya che ordina al proprio governo di legiferare [11]. Cuba che elimina il bisturi dai requisiti [10]. L’Europa che per la prima volta in tredici anni arretra più di quanto avanzi [1].
Non esiste una direzione unica. La mappa si muove in tutte le direzioni contemporaneamente. Ma i numeri permettono di distinguere le tendenze dalle eccezioni, le leggi dalle sentenze, le promesse dai fatti. E i fatti dicono che nel 2025 i diritti delle persone trans sono diventati un campo di battaglia globale — non più una questione di nicchia, ma un indicatore dello stato di salute delle democrazie.
Dove si vince. Dove si perde. E dove si continua a combattere.
Approfondimenti
- Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)
- Libro The Transgender Issue (2021)
- Film A Fantastic Woman (2017)