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Sessualità delle donne trans: oltre gli stereotipi

Pubblicato una settimana fa · 12 fonti citate Generato con AI
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Sessualità delle donne trans: oltre gli stereotipi

“Le donne trans sono attive o passive?” è una delle domande più cercate su Google riguardo alle persone transgender. È una domanda che merita una risposta diretta, non evasiva, basata su dati reali e non su quello che si vede nei video pornografici. La risposta breve: le donne trans sono diverse tra loro, esattamente come le donne cisgender. Non esiste un ruolo sessuale universale legato all’essere trans. Ma dietro questa domanda c’è molto di più: stereotipi radicati, disinformazione alimentata dalla pornografia e una comprensione superficiale di come funziona il corpo durante la transizione. Questo articolo affronta tutto con chiarezza.

Da dove arriva lo stereotipo

La fonte principale dello stereotipo sulla sessualità delle donne trans è la pornografia. Nel 2022, la categoria “transgender” su Pornhub ha registrato una crescita del 75% nelle ricerche, diventando la settima più popolare al mondo. Nel 2025 è salita al secondo posto tra le categorie più visualizzate in assoluto, con l’Italia al terzo posto per volume di ricerche.

Il problema non è che questa pornografia esista, ma come rappresenta le donne trans. La quasi totalità dei contenuti pornografici con donne trans si concentra su un unico aspetto: la presenza del pene e il suo utilizzo in posizione “attiva” (inseritiva). Questa rappresentazione non riflette la realtà, ma risponde a una fantasia specifica del pubblico. Uno studio del 2025 pubblicato sul Journal of the American Psychoanalytic Association ha analizzato la feticizzazione delle donne trans da parte di uomini eterosessuali, evidenziando come la pornografia costruisca un’immagine distorta che riduce le donne trans ai loro genitali [6].

Una ricerca del 2019 pubblicata su Communication Research Reports ha indagato il rapporto tra consumo di pornografia e atteggiamenti verso le persone transgender: i risultati mostrano che chi prova vergogna per la propria attrazione verso le donne trans tende ad avere atteggiamenti più negativi nei loro confronti [7]. La vergogna non protegge: alimenta il pregiudizio.

Il risultato è un circolo vizioso. La pornografia crea un’immagine monodimensionale. Gli spettatori la interiorizzano come realtà. Le donne trans si trovano poi a dover gestire aspettative distorte nei rapporti reali, con partner che si aspettano di replicare quello che hanno visto sullo schermo. Questo non è solo fastidioso: è una forma di violenza.

La realtà: le preferenze sessuali sono individuali

La ricerca scientifica dice una cosa molto chiara: le preferenze sessuali delle donne trans sono altrettanto varie di quelle di qualsiasi altra popolazione. Non esiste un “ruolo” fisso.

Uno studio pubblicato su Archives of Sexual Behavior nel 2017, che ha esaminato le preferenze sessuali e le relazioni di persone transgender nel periodo post-transizione, ha documentato una ampia gamma di pratiche sessuali [1]. Alcune donne trans preferiscono un ruolo ricettivo nei rapporti, altre un ruolo inseritivo, molte alternano, e un numero significativo non pratica affatto il sesso penetrativo preferendo altre forme di intimità.

Lo studio multicentrico europeo ENIGI (European Network for the Investigation of Gender Incongruence), condotto da Cerwenka e colleghi nel 2014 su 380 persone trans in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Norvegia, ha rivelato un dato spesso trascurato: molte donne trans non permettono ai partner di toccare i loro genitali durante i rapporti [8]. Questo dato, da solo, smonta lo stereotipo della donna trans “attiva” che usa il pene come elemento centrale del rapporto. Per molte, è vero l’opposto: i genitali sono una fonte di disagio, non di piacere.

Una revisione tematica del 2018 pubblicata su Clinical Psychology Review ha sintetizzato le esperienze sessuali delle persone trans durante la transizione, confermando che la sessualità si trasforma nel tempo e non può essere ridotta a categorie fisse [10]. Le pratiche sessuali cambiano con la terapia ormonale, con la chirurgia, con l’evoluzione della relazione con il proprio corpo e con i partner.

Cosa cambia con la terapia ormonale

La terapia ormonale femminilizzante ha effetti profondi sulla funzione sessuale, e questo è un aspetto che chi cerca informazioni deve conoscere.

Secondo le linee guida del UCSF Gender Affirming Health Program, la terapia con estrogeni e antiandrogeni produce cambiamenti significativi già nei primi mesi: riduzione della libido a breve termine, diminuzione delle erezioni spontanee e notturne, riduzione del volume testicolare e cambiamento nella consistenza e quantità del liquido eiaculatorio [9].

In termini concreti: la maggior parte delle donne trans in terapia ormonale sperimenta una riduzione significativa o la scomparsa completa della funzione erettile [9]. Il pene diventa meno reattivo, le erezioni più difficili da ottenere e mantenere, e il meccanismo fisiologico che rende possibile un rapporto “attivo” viene progressivamente alterato. Questo non è un effetto collaterale indesiderato per molte donne trans: è un cambiamento atteso e benvenuto, perché riduce la disforia legata ai genitali.

Lo studio longitudinale ENIGI del 2020, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine da Defreyne e colleghi, ha seguito 401 donne trans durante i primi tre anni di terapia ormonale [2]. I risultati mostrano che il desiderio sessuale diminuisce nei primi tre mesi, ma dopo 36 mesi risale a livelli superiori al basale per quanto riguarda il desiderio sessuale di coppia [2]. La terapia ormonale non spegne la sessualità: la trasforma. Molte donne trans riportano che il sesso diventa qualitativamente diverso, con un piacere più diffuso, meno genitale, più emotivo.

Un dato fondamentale: anche quando la funzione erettile è ridotta, questo non significa assenza di piacere. La sensibilità del pene rimane, e molte donne trans riportano orgasmi attraverso stimolazione clitoridea (del glande) anche in assenza di erezione. Il piacere sessuale non richiede un pene eretto.

Con o senza chirurgia: due realtà diverse

La situazione cambia ulteriormente per le donne trans che hanno effettuato la vaginoplastica.

Uno studio del 2025 pubblicato sul Journal of Sexual Medicine da Kitic e colleghi ha valutato l’impatto della vaginoplastica sulla salute sessuale di donne trans operate con tecnica di inversione peniena [4]. I dati sono significativi: l’82% delle pazienti riporta la capacità di raggiungere l’orgasmo dopo l’intervento [4]. Il 70% valuta la propria autostima sessuale post-operatoria con un punteggio superiore a 7 su 10 [4]. Il dato più eloquente: il 93% delle partecipanti dichiara che rifarebbe l’intervento [4].

Un secondo studio multicentrico del 2025, condotto da Duflot e colleghi in Francia, conferma risultati positivi: oltre l’85% delle donne trans operate è sessualmente attiva, con alti livelli di soddisfazione estetica e funzionale [11]. Una meta-analisi del 2022 ha riportato un tasso complessivo di soddisfazione sessuale post-operatoria del 79,3% [5].

Dopo la vaginoplastica, la sessualità delle donne trans diventa paragonabile a quella delle donne cisgender per quanto riguarda le dinamiche del rapporto: rapporti penetrativi ricettivi con sensibilità vaginale, stimolazione del clitoride (ricostruito dal glande penieno), e tutte le altre forme di intimità. Il “ruolo” nel rapporto non è più nemmeno una domanda.

Per le donne trans che non hanno fatto e non desiderano la chirurgia, le pratiche sessuali sono altrettanto varie. Molte privilegiano forme di intimità che non coinvolgono i genitali. Altre includono i genitali nel rapporto secondo le proprie preferenze. La scelta è sempre individuale.

Disforia e intimità: il nodo che nessuno menziona

C’è un aspetto che la domanda “attive o passive?” ignora completamente: la disforia corporea. Per molte donne trans, l’intimità sessuale è un territorio complesso non perché non desiderino il sesso, ma perché il rapporto con il proprio corpo può rendere difficile lasciarsi andare.

La revisione meta-etnografica del 2024 pubblicata su BMC Public Health ha sintetizzato le esperienze sessuali di persone trans e gender non-conforming, identificando la disforia come uno degli ostacoli principali alla sessualità soddisfacente [12]. Il disagio può manifestarsi in modi diversi: evitamento del contatto genitale, difficoltà a raggiungere l’orgasmo, dissociazione durante il rapporto, ansia anticipatoria.

Lo studio ENIGI del 2019 di Kerckhof e colleghi ha misurato la prevalenza delle disfunzioni sessuali in 518 persone trans (307 donne trans, 211 uomini trans) a distanza di 4-6 anni dall’inizio del percorso clinico [3]. Le disfunzioni più comuni nelle donne trans sono la difficoltà a iniziare il contatto sessuale e la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, indipendentemente dal tipo di trattamento ricevuto [3].

Questo significa che quando qualcuno chiede “le donne trans sono attive o passive?”, sta già partendo da un presupposto sbagliato: che le donne trans abbiano rapporti sessuali centrati sulla penetrazione come elemento principale. Per molte, la penetrazione non è nemmeno sul tavolo, non per incapacità, ma per scelta consapevole legata al proprio comfort corporeo.

La buona notizia: la ricerca mostra che la transizione medica, nel tempo, migliora la relazione con il proprio corpo e con la sessualità. Lo studio di Defreyne e colleghi documenta un aumento del desiderio sessuale di coppia dopo i primi anni di terapia ormonale, suggerendo che con il progredire della transizione e l’allineamento tra corpo e identità, l’intimità diventa più accessibile e soddisfacente [2].

Il danno della feticizzazione

La feticizzazione delle donne trans non è un complimento. È una riduzione della persona a un oggetto sessuale definito da una caratteristica anatomica. E ha conseguenze concrete.

Quando un partner si avvicina a una donna trans con aspettative derivate dalla pornografia, il messaggio implicito è: “ti desidero per il tuo pene, non per chi sei”. Questo produce isolamento, sfiducia nei confronti dei potenziali partner e difficoltà a costruire relazioni autentiche.

Lo studio di Lemma del 2025 analizza come la feticizzazione da parte degli uomini eterosessuali crei un paradosso: le donne trans sono simultaneamente oggetto di desiderio sessuale intenso e di stigma sociale [6]. Lo stesso uomo che cerca pornografia trans in privato può negare pubblicamente qualsiasi attrazione o, peggio, reagire con violenza quando la sua attrazione viene scoperta. Questo fenomeno, noto come “trans panic”, ha conseguenze che vanno ben oltre la sfera sessuale.

Le donne trans non esistono per soddisfare fantasie. Hanno una sessualità propria, che non deve conformarsi né alle aspettative della pornografia né a quelle di nessun altro. Il rispetto parte da qui: trattare le donne trans come persone con desideri, confini e autonomia, non come categorie di un sito porno.

Consenso e comunicazione

Come in qualsiasi rapporto sessuale, la base è il consenso informato e la comunicazione aperta. Questo vale ancora di più quando uno o entrambi i partner hanno un corpo che non corrisponde alle aspettative sociali.

Alcune regole fondamentali per chi ha una relazione con una donna trans:

  • Non dare per scontato nulla. Le preferenze sessuali si scoprono parlando, non assumendo.
  • Non chiedere informazioni sui genitali come apertura di conversazione. La configurazione anatomica di una persona non è un argomento da primo appuntamento.
  • Rispettare i confini. Se una donna trans dice che non vuole essere toccata in una certa zona, non è una sfida da superare. È un confine da rispettare.
  • Non proiettare fantasie pornografiche. Se il tuo interesse per le donne trans nasce esclusivamente dalla pornografia, fermati e rifletti su cosa stai cercando.
  • Informarsi. Capire gli effetti della terapia ormonale, il significato della disforia e le possibilità chirurgiche non è compito della donna trans che stai frequentando. È responsabilità tua.

Per approfondire la relazione con partner trans, rimandiamo all’articolo sui miti comuni sulle persone trans.

La risposta alla domanda

Le donne trans non sono “attive” o “passive” come categoria. Sono persone individuali con preferenze sessuali individuali che cambiano nel tempo, con la transizione, con i partner e con l’evoluzione della propria relazione con il corpo.

La terapia ormonale modifica profondamente la funzione sessuale, rendendo spesso impraticabile o indesiderato il ruolo inseritivo [2][9]. La chirurgia trasforma ulteriormente le possibilità [4][5]. La disforia influenza cosa si è disposte a fare e cosa no [12]. E soprattutto, le preferenze personali contano più di qualsiasi categoria.

Lo stereotipo della donna trans “attiva” esiste perché la pornografia lo ha creato e il pubblico lo ha interiorizzato [6][7]. La scienza racconta una storia diversa: una storia di diversità, di cambiamento e di autonomia sessuale che non si presta a semplificazioni [1][10]. Se si vuole davvero capire la sessualità delle donne trans, bisogna partire dall’ascolto delle donne trans stesse, non dai risultati di ricerca di un sito porno.

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