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Identità di genere: cos'è e cosa sappiamo

Pubblicato una settimana fa · 14 fonti citate Generato con AI
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Identità di genere: cos'è e cosa sappiamo

L’identità di genere è uno degli aspetti fondamentali dell’esperienza umana. Si tratta del senso intimo e profondo che ogni persona ha del proprio genere, un’esperienza soggettiva che può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita. Comprendere cosa sia l’identità di genere, come si sviluppi e cosa la scienza ci dice al riguardo è essenziale per affrontare con consapevolezza le tematiche legate alle persone transgender e di genere non conforme. In questo articolo analizziamo le definizioni, le basi scientifiche, le classificazioni diagnostiche e le posizioni delle principali istituzioni internazionali.

Definizione e concetti chiave

L’American Psychological Association (APA) definisce l’identità di genere come il senso interiore che una persona ha del proprio genere, ossia il sentirsi uomo, donna, una combinazione di entrambi, nessuno dei due o altro ancora [2]. Questa esperienza è profondamente personale e non necessariamente visibile dall’esterno.

Per comprendere appieno il significato dell’identità di genere è necessario distinguerla da altri concetti che, pur essendo correlati, descrivono dimensioni diverse dell’esperienza umana.

Espressione di genere

L’espressione di genere si riferisce al modo in cui una persona comunica il proprio genere al mondo esterno attraverso l’abbigliamento, il comportamento, la voce, l’acconciatura e altri aspetti dell’apparenza e del portamento [2]. L’espressione di genere può essere coerente con le aspettative sociali associate al genere di una persona, oppure può discostarsene. Una persona può avere un’espressione di genere che non corrisponde alle norme sociali tradizionali senza che questo implichi necessariamente un’identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita.

Orientamento sessuale

L’orientamento sessuale descrive l’attrazione emotiva, romantica o sessuale di una persona verso altre persone. Si tratta di una dimensione completamente distinta dall’identità di genere: l’orientamento sessuale riguarda verso chi si è attratti, mentre l’identità di genere riguarda chi si è [2]. Una persona transgender può essere eterosessuale, omosessuale, bisessuale, asessuale o avere qualsiasi altro orientamento, esattamente come una persona cisgender.

Ruolo di genere

Il ruolo di genere comprende l’insieme delle aspettative sociali e culturali associate a un determinato genere in una specifica società. Questi ruoli variano significativamente tra culture e periodi storici diversi e includono aspettative riguardo al comportamento, alle occupazioni, alle responsabilità familiari e alle modalità di interazione sociale.

Differenza tra sesso biologico e genere

La distinzione tra sesso biologico e genere è un punto centrale nella comprensione dell’identità di genere. Sebbene i due termini siano spesso usati come sinonimi nel linguaggio comune, in ambito scientifico e medico descrivono realtà differenti.

Sesso biologico

Il sesso biologico si riferisce a un insieme di caratteristiche fisiche che includono i cromosomi sessuali (tipicamente XX o XY), i livelli e i tipi di ormoni sessuali (estrogeni, testosterone), l’anatomia riproduttiva interna (ovaie, testicoli, utero) e le caratteristiche sessuali esterne. Queste caratteristiche vengono valutate alla nascita per assegnare un sesso, generalmente maschio o femmina.

Tuttavia, il sesso biologico non è sempre riducibile a una classificazione binaria. Le persone intersex, che secondo alcune stime rappresentano circa l’1,7% della popolazione secondo la definizione più ampia, presentano variazioni naturali nelle caratteristiche sessuali che non rientrano nelle categorie tipiche di maschio o femmina. Queste variazioni possono riguardare i cromosomi (ad esempio XXY nella sindrome di Klinefelter), la produzione ormonale o l’anatomia.

Genere

Il genere è un costrutto più ampio che comprende l’identità di genere, l’espressione di genere e i ruoli di genere. Come evidenziato dalla Yale School of Medicine e da numerose istituzioni accademiche, il genere riflette un’interazione complessa tra fattori psicologici, ambientali, culturali e biologici. Mentre il sesso biologico è determinato principalmente da fattori biologici, le differenze di genere sono il prodotto di questa interazione multifattoriale.

La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che l’identità di genere ha una componente biologica significativa [5]. Studi su gemelli hanno rilevato una concordanza per l’identità transgender tra gemelli monozigoti significativamente superiore rispetto ai gemelli dizigoti, con un indice di ereditabilità stimato tra 0,50 e 0,57 negli uomini e tra 0,30 e 0,37 nelle donne [13]. Studi di neuroimaging hanno inoltre evidenziato che alcune caratteristiche strutturali e funzionali del cervello delle persone transgender sono più simili a quelle delle persone cisgender con la stessa identità di genere piuttosto che a quelle delle persone con lo stesso sesso biologico assegnato alla nascita [5].

Lo spettro di genere

La concezione dell’identità di genere come uno spettro, piuttosto che come un sistema binario rigido, è sempre più supportata dalla ricerca scientifica e dall’esperienza clinica. Molte persone si identificano al di fuori delle categorie tradizionali di uomo e donna, e le loro esperienze sono documentate sia nella letteratura scientifica contemporanea sia nella storia culturale di numerose civiltà.

Identità non binarie

Le persone non binarie (o non-binary) sono coloro la cui identità di genere non si colloca esclusivamente nella categoria di uomo o di donna [12]. Questo termine ombrello comprende diverse esperienze. Sondaggi recenti condotti negli Stati Uniti suggeriscono che circa l’1-2% della popolazione adulta si identifica come non binaria, con percentuali più elevate tra i giovani.

Le persone genderfluid sperimentano un’identità di genere che cambia nel tempo. Questa fluidità non segue necessariamente uno schema prevedibile e può variare in base al periodo, al contesto o ad altri fattori. Uno studio ha rilevato che oltre l’80% dei giovani genderfluid continuava a identificarsi come persona di genere diverso dopo diversi anni, indicando che non si tratta di una fase transitoria.

Le persone agender non si identificano con alcun genere o sentono di non avere un’identità di genere. Altre persone possono identificarsi come bigender (con due identità di genere), pangender (con un’identità che comprende tutti i generi) o con altre configurazioni identitarie.

Prospettive culturali e storiche

L’esistenza di identità di genere al di fuori del binarismo uomo-donna non è un fenomeno recente o esclusivamente occidentale. Molte culture nel mondo hanno riconosciuto e talvolta venerato persone con identità di genere non conformi.

Le persone Two-Spirit nelle culture indigene nordamericane rappresentano un esempio significativo. Il termine, proposto nel 1990 durante una conferenza intertribale a Winnipeg, si riferisce a persone che nella tradizione nativa occupano un ruolo di genere distinto, né esclusivamente maschile né esclusivamente femminile. La ricerca antropologica ha documentato oltre 150 diverse comunità native nordamericane precoloniali che riconoscevano identità di genere al di fuori del binarismo. Le persone Two-Spirit ricoprivano spesso ruoli importanti nelle loro comunità come guaritori, guide spirituali e mediatori.

Altri esempi includono le hijra in India e nel subcontinente asiatico, riconosciute come terzo genere da migliaia di anni, i fa’afafine nelle culture samoane, i muxe nella cultura zapoteca in Messico e i quariwarmi nella tradizione andina precolombiana. Questa ricorrenza trasversale alle culture e ai periodi storici suggerisce che la diversità di genere è un aspetto costante dell’esperienza umana, piuttosto che un prodotto di specifiche condizioni sociali contemporanee.

Come si sviluppa l’identità di genere

Lo sviluppo dell’identità di genere è un processo che inizia nella prima infanzia e coinvolge fattori biologici, psicologici e sociali. La ricerca in questo ambito si è notevolmente espansa negli ultimi decenni, sebbene rimangano ancora molte domande aperte.

Sviluppo nell’infanzia

La maggior parte dei bambini sviluppa una consapevolezza del proprio genere tra i 2 e i 4 anni di età. A questa età i bambini iniziano a identificarsi come maschi o femmine e a manifestare preferenze per giochi, vestiti e comportamenti associati al genere con cui si identificano. Per la maggior parte dei bambini, questa identità corrisponde al sesso assegnato alla nascita. Tuttavia, alcuni bambini manifestano precocemente un’identificazione con un genere diverso da quello assegnato.

Una revisione sistematica degli studi longitudinali sull’identità di genere nei bambini e nei giovani, pubblicata nel 2021, ha identificato sette studi longitudinali condotti principalmente nei Paesi Bassi, in Nord America e nel Regno Unito [11]. La revisione ha rilevato che i bambini che mostrano comportamenti di genere non conformi nella prima infanzia tendono a mantenerli nel tempo, suggerendo una certa stabilità di queste espressioni identitarie [11].

Il TransYouth Project

Tra gli studi più rilevanti in questo campo figura il TransYouth Project, avviato nel 2013 dalla psicologa Kristina Olson, il primo studio longitudinale su larga scala condotto su bambini transgender che hanno effettuato una transizione sociale. Lo studio ha reclutato oltre 300 bambini transgender di età compresa tra 3 e 12 anni, con l’obiettivo di seguirli per 20 anni.

I risultati pubblicati nel 2022, relativi a un follow-up di 5 anni, hanno fornito dati significativi [6]. Dopo una media di 5 anni dalla transizione sociale iniziale, il 94% dei giovani continuava a identificarsi come persona transgender binaria [6]. Solo il 2,5% si identificava come cisgender e il 3,5% come non binario [6]. Lo studio ha inoltre rilevato che lo sviluppo di genere dei bambini transgender socialmente transizionati è simile a quello dei loro coetanei cisgender: le ragazze transgender mostrano preferenze per giochi e abbigliamento statisticamente indistinguibili da quelle delle altre ragazze, e lo stesso vale per i ragazzi transgender rispetto agli altri ragazzi [6].

Un dato particolarmente rilevante riguarda la salute mentale: i bambini transgender supportati dalle famiglie e che vivono in accordo con la propria identità di genere mostrano livelli di depressione comparabili a quelli dei coetanei cisgender e livelli di ansia solo lievemente superiori, con una buona autostima complessiva [6].

Fattori biologici

Le ricerche sulle basi biologiche dell’identità di genere hanno evidenziato il ruolo di molteplici fattori [5]. L’esposizione prenatale agli ormoni sessuali, in particolare al testosterone, sembra influenzare lo sviluppo dell’identità di genere. Studi su persone con variazioni dello sviluppo sessuale (DSD) hanno fornito evidenze in questo senso, sebbene nessun singolo fattore biologico sia sufficiente a spiegare la totalità della varianza osservata.

Una revisione sistematica della letteratura sui gemelli, pubblicata nel 2024, ha confermato che sia i fattori genetici sia quelli ambientali contribuiscono alla diversità di genere [13]. Il contributo genetico ai comportamenti legati al genere varia da 0,10 a 0,77, mentre il contributo dell’ambiente non condiviso varia da 0,15 a 0,75, indicando un’interazione complessa tra natura e ambiente [13].

Disforia di genere e incongruenza di genere

Due dei principali sistemi di classificazione diagnostica a livello mondiale, il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e l’ICD-11 (Classificazione Internazionale delle Malattie), adottano approcci diversi nel descrivere l’esperienza delle persone la cui identità di genere differisce dal sesso assegnato alla nascita.

Disforia di genere nel DSM-5

Il DSM-5, pubblicato dall’American Psychiatric Association nel 2013 e aggiornato nel 2022 con il DSM-5-TR, utilizza il termine disforia di genere [8]. Questo termine ha sostituito il precedente “disturbo dell’identità di genere” (Gender Identity Disorder) utilizzato nel DSM-IV, segnando un primo passo verso la depatologizzazione [14]. La disforia di genere è definita come un’incongruenza marcata tra il genere esperito o espresso e il genere assegnato, della durata di almeno 6 mesi, accompagnata da disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti [8].

Il DSM-5 mantiene la disforia di genere all’interno della classificazione dei disturbi mentali, sebbene con la precisazione che l’incongruenza di genere in sé non costituisce un disturbo: è il disagio associato che rappresenta l’elemento clinicamente rilevante [8].

Incongruenza di genere nell’ICD-11

L’ICD-11, adottato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nel 2019 ed entrato in vigore nel 2022, rappresenta un cambiamento più radicale [1]. Il termine incongruenza di genere (Gender Incongruence) ha sostituito il precedente “transessualismo” e il “disturbo dell’identità di genere” dell’ICD-10. La novità più significativa è che l’incongruenza di genere è stata rimossa dal capitolo sui disturbi mentali e comportamentali (Capitolo 6) e inserita nel nuovo Capitolo 17, intitolato “Condizioni relative alla salute sessuale” [1].

L’ICD-11 definisce l’incongruenza di genere come un’incongruenza marcata e persistente tra il genere esperito e il sesso assegnato, senza richiedere la presenza di disagio o compromissione funzionale come criterio diagnostico [1]. Questa scelta riflette la posizione della WHO secondo cui le identità transgender e di genere diverso non sono condizioni di malattia mentale.

Il processo di depatologizzazione

Il passaggio dal considerare le identità transgender come disturbi mentali al riconoscerle come varianti naturali dell’esperienza umana è stato un processo graduale [14]. Già nel 2016, uno studio pubblicato su World Psychiatry motivava la riclassificazione nell’ICD-11 osservando che l’incongruenza di genere non soddisfa uno dei requisiti fondamentali per la definizione di disturbo mentale, ossia la presenza di disagio o disfunzione causati dalla condizione stessa [7]. Il disagio sperimentato da molte persone transgender, argomentano i ricercatori, è in larga misura il prodotto dello stigma sociale, della discriminazione e della mancanza di accesso a cure appropriate, piuttosto che una caratteristica intrinseca dell’incongruenza di genere [7].

Il mantenimento di una categoria diagnostica nei sistemi di classificazione, pur con la rimozione dalla sezione dei disturbi mentali, è motivato dalla necessità di garantire l’accesso ai servizi sanitari [1]. Senza un codice diagnostico riconosciuto, le persone transgender rischierebbero di vedersi negata la copertura sanitaria per trattamenti come la terapia ormonale o gli interventi chirurgici di affermazione di genere.

Cosa dicono le principali istituzioni

Le principali istituzioni scientifiche e sanitarie internazionali hanno assunto posizioni sempre più chiare e convergenti sull’identità di genere nel corso degli ultimi anni.

Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO)

La WHO, con la riclassificazione dell’incongruenza di genere nell’ICD-11, ha compiuto un passo significativo verso il riconoscimento che le identità transgender non sono disturbi mentali [1]. La WHO ha inoltre affermato che il mantenimento di una categoria diagnostica è necessario per riconoscere i legami tra identità di genere, comportamento sessuale, esposizione alla violenza e infezioni sessualmente trasmissibili, garantendo al contempo l’accesso ai servizi sanitari [1].

American Psychological Association (APA)

L’APA ha adottato nel 2021 una risoluzione storica sugli sforzi di cambiamento dell’identità di genere (Gender Identity Change Efforts, GICE), approvata con il sostegno di oltre il 95% dei rappresentanti [3]. La risoluzione afferma che le identità transgender o non binarie sono “variazioni normali dell’espressione umana del genere” e si oppone alla diffusione di informazioni inaccurate sull’identità di genere, compresa l’affermazione che essa possa essere modificata attraverso trattamenti [3].

Nel 2024, l’APA ha ulteriormente rafforzato la propria posizione con una dichiarazione politica che sostiene l’accesso senza ostacoli alle cure sanitarie basate sull’evidenza per le persone transgender, di genere diverso e non binarie di tutte le età, affermando che tali cure sono supportate da un solido corpo di evidenze scientifiche [4].

Endocrine Society

L’Endocrine Society ha pubblicato nel 2017 le linee guida cliniche per il trattamento endocrino delle persone con disforia di genere o incongruenza di genere, supportate da oltre 260 studi di ricerca [9]. Le linee guida raccomandano un approccio conservativo, senza interventi medici prima della pubertà. Con l’inizio della pubertà, si prevede la possibilità di utilizzare farmaci per il blocco puberale, considerati generalmente reversibili, seguiti dalla terapia ormonale nelle fasi successive, quando l’adolescente è in grado di fornire il consenso informato [9].

Nel 2024, l’Endocrine Society ha ribadito il proprio sostegno alle cure di affermazione di genere con una dichiarazione ufficiale, sottolineando che le decisioni terapeutiche devono essere prese caso per caso nell’ambito di una relazione medico-paziente, sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili [10]. L’aggiornamento delle linee guida del 2017 è attualmente in corso.

American Academy of Pediatrics (AAP)

L’American Academy of Pediatrics ha supportato un approccio affermativo nei confronti dei giovani transgender, evidenziando l’importanza del supporto familiare e di un ambiente accogliente per il benessere psicologico dei minori con identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita.

Stato attuale

La comprensione dell’identità di genere è in continua evoluzione. Gli ultimi decenni hanno visto progressi significativi sia nella ricerca scientifica sia nel riconoscimento sociale e legale delle persone transgender e di genere diverso. Tuttavia, permangono questioni aperte e aree che richiedono ulteriori approfondimenti.

Progressi nella comprensione scientifica

La ricerca ha stabilito che l’identità di genere ha basi biologiche, pur essendo il risultato di un’interazione complessa tra fattori genetici, ormonali, neurologici e ambientali [5][13]. Nessun singolo fattore è stato identificato come determinante esclusivo, il che è coerente con la complessità di molte altre caratteristiche umane. La depatologizzazione delle identità transgender nei principali sistemi di classificazione diagnostica rappresenta un cambiamento di paradigma, basato sull’evidenza scientifica che queste identità non sono di per sé associate a disagio psicologico o compromissione funzionale [1][7].

Questioni aperte

Nonostante i progressi, diversi aspetti dell’identità di genere rimangono oggetto di ricerca e dibattito scientifico. I meccanismi biologici specifici che contribuiscono allo sviluppo dell’identità di genere sono ancora compresi solo parzialmente. Le interazioni tra fattori genetici, epigenetici, ormonali prenatali e ambientali necessitano di ulteriori studi. La ricerca longitudinale, sebbene in crescita, è ancora limitata da campioni relativamente piccoli e da tassi di abbandono significativi.

Il dibattito sui percorsi di cura per i minori con incongruenza di genere è particolarmente attivo. Mentre le principali società scientifiche sostengono un approccio individualizzato e basato sulle evidenze [9][10], diversi paesi stanno rivedendo le proprie linee guida, e la comunità scientifica riconosce la necessità di ulteriori studi a lungo termine sui risultati dei diversi approcci terapeutici.

Un’altra area di sviluppo riguarda la comprensione delle identità non binarie, un campo di ricerca relativamente giovane che sta producendo dati sempre più consistenti ma che necessita ancora di studi su larga scala e a lungo termine [12].

Verso una comprensione più inclusiva

L’evoluzione nella comprensione dell’identità di genere riflette un processo più ampio di integrazione tra evidenze biologiche, psicologiche e socioculturali. La convergenza delle principali istituzioni scientifiche e sanitarie verso il riconoscimento della diversità di genere come parte naturale dell’esperienza umana rappresenta un punto di riferimento importante, pur nella consapevolezza che la ricerca in questo campo è in costante sviluppo e che nuove evidenze potranno arricchire e affinare la comprensione attuale.

Approfondimenti

  • Libro Gender Trouble (1990)
  • Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)

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