Lili Elbe: la pioniera della transizione medica

Lili Elbe è stata una delle prime persone conosciute a sottoporsi a interventi chirurgici di affermazione di genere, diventando un simbolo pionieristico nella storia delle persone transgender [1]. Nata come Einar Magnus Andreas Wegener nel 1882 in Danimarca, Lili ha vissuto una vita straordinaria che ha sfidato le convenzioni sociali e mediche del suo tempo, aprendo la strada per le generazioni future.
I primi anni e la carriera artistica
Einar Wegener nacque il 28 dicembre 1882 a Vejle, in Danimarca [1]. Sin da giovane mostrò un talento eccezionale per la pittura, che coltivò studiando all’Accademia Reale Danese di Belle Arti a Copenaghen. Durante gli studi, nel 1904, incontrò Gerda Gottlieb, anch’essa pittrice di talento, che sposò nel 1904 [1].
La coppia di artisti si trasferì a Parigi, dove entrambi svilupparono le proprie carriere artistiche. Einar si specializzò in paesaggi, mentre Gerda divenne nota per i suoi ritratti di donne eleganti e sensuali, spesso in stile Art Déco [1]. La loro vita a Parigi, città cosmopolita e culturalmente aperta, avrebbe giocato un ruolo fondamentale nel percorso di Lili.
La nascita di Lili
Secondo quanto riportato nell’autobiografia “Man into Woman”, pubblicata postuma nel 1933, tutto iniziò quando Gerda chiese a Einar di posare come modella per uno dei suoi dipinti, indossando abiti femminili [2]. Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice espediente artistico si rivelò essere un momento di profonda rivelazione.
Einar cominciò a sentirsi sempre più a proprio agio nei panni femminili e iniziò a sviluppare l’identità di Lili Elbe. Il nome “Lili” fu scelto per la sua delicatezza, mentre “Elbe” derivava dal fiume che attraversava Dresda, città che avrebbe successivamente giocato un ruolo cruciale nella sua vita [1].
Negli anni ‘20, Lili cominciò a vivere pubblicamente come donna a Parigi, dove l’ambiente bohémien e artistico offriva maggiore tolleranza rispetto ad altri contesti [1][2]. Partecipava a eventi sociali, frequentava i caffè e i salotti parigini, costruendo gradualmente una vita autonoma e distinta da quella di Einar.
Il percorso medico
All’epoca, la medicina non aveva ancora sviluppato protocolli consolidati per le persone transgender. Lili consultò diversi medici, molti dei quali considerarono la sua condizione una forma di malattia mentale o una perversione [4]. Tuttavia, alcuni professionisti illuminati, in particolare nell’ambito dell’Institut für Sexualwissenschaft fondato da Magnus Hirschfeld a Berlino, stavano cominciando a studiare scientificamente l’identità di genere e la sessualità [5].
Nel 1930, Lili incontrò il dottor Kurt Warnekros presso la Frauenklinik di Dresda [1]. Warnekros, un ginecologo progressista, accettò di aiutarla nel suo percorso di transizione medica. Con il supporto teorico e scientifico dell’istituto di Hirschfeld [5], Lili iniziò una serie di interventi chirurgici pionieristici.
Tra il 1930 e il 1931, Lili si sottopone a quattro interventi chirurgici [1]. I primi interventi includevano l’orchiectomia (rimozione dei testicoli) e la penectomia (rimozione del pene), seguiti da tentativi di costruire una vagina funzionale. Per l’epoca, questi interventi rappresentavano la frontiera assoluta della medicina.
Il riconoscimento legale
In un gesto straordinario per l’epoca, il re Christian X di Danimarca riconobbe ufficialmente l’identità femminile di Lili Elbe, permettendole di cambiare legalmente il proprio nome e il proprio genere sui documenti [1]. Questo riconoscimento comportò anche l’annullamento del matrimonio con Gerda, poiché all’epoca le unioni tra persone dello stesso sesso non erano legalmente riconosciute.
Nonostante la separazione legale, Gerda rimase una figura di supporto fondamentale nella vita di Lili, dimostrando un affetto e una comprensione rari per quell’epoca. La loro relazione rappresenta un esempio toccante di come l’amore possa trascendere le categorie convenzionali.
La tragedia finale
Incoraggiata dai successi iniziali, Lili decise di sottoporsi a un quinto intervento chirurgico nel 1931: un tentativo pionieristico di trapianto uterino [1][2]. L’obiettivo era permetterle di avere figli, un desiderio che espresse ripetutamente nelle sue lettere e nel suo diario [4].
Purtroppo, la medicina dell’epoca non disponeva delle conoscenze immunologiche, delle tecniche chirurgiche avanzate e dei farmaci immunosoppressori necessari per questo tipo di trapianto. Lili sviluppò gravi complicazioni post-operatorie, probabilmente legate al rigetto dell’organo e a infezioni [1].
Il 13 settembre 1931, a soli 48 anni, Lili Elbe morì a Dresda [1]. Le sue ultime parole, secondo quanto riportato, furono di gratitudine per aver potuto vivere, anche se brevemente, come la persona che sentiva di essere [2].
L’eredità postuma
Dopo la sua morte, l’amico e collaboratore Ernst Ludwig Hathorn Jacobson curò la pubblicazione dell’autobiografia di Lili, “Man into Woman”, nel 1933 [2]. Il libro, basato su diari, lettere e conversazioni, divenne un documento storico fondamentale, offrendo una delle prime testimonianze dirette dell’esperienza transgender.
L’opera ebbe diverse edizioni e traduzioni, contribuendo a far conoscere la storia di Lili in tutto il mondo. Sebbene alcuni passaggi siano stati romanzati o editati per motivi editoriali, il testo rimane una fonte preziosa per comprendere non solo la vita di Lili, ma anche il contesto medico e sociale dell’epoca.
Lili Elbe nella cultura contemporanea
Nel 2000, lo scrittore americano David Ebershoff pubblicò “The Danish Girl”, un romanzo liberamente ispirato alla vita di Lili Elbe [3]. Il libro ebbe un grande successo e nel 2015 fu adattato in un film diretto da Tom Hooper, con Eddie Redmayne nel ruolo di Lili e Alicia Vikander in quello di Gerda.
Il film portò la storia di Lili a un pubblico globale, generando rinnovato interesse per questa figura pionieristica. Tuttavia, sia il romanzo che il film prendono numerose libertà artistiche con i fatti storici, romanzando e drammatizzando molti aspetti della vita di Lili [4]. Gli storici e gli attivisti transgender hanno sottolineato l’importanza di distinguere la rappresentazione cinematografica dalla realtà documentata.
Il significato storico
Lili Elbe rappresenta una figura cruciale nella storia delle persone transgender per diverse ragioni:
Visibilità pionieristica: In un’epoca in cui l’identità transgender era completamente misconosciuta e stigmatizzata, Lili visse apertamente come donna, sfidando le convenzioni sociali [1][2].
Transizione medica: Fu una delle prime persone conosciute a sottoporsi a interventi chirurgici di affermazione di genere, aprendo la strada a sviluppi medici successivi [1][5].
Documentazione: Grazie alla sua autobiografia e alle lettere conservate, abbiamo una testimonianza diretta della sua esperienza, rara per quell’epoca [2][4].
Riconoscimento legale: Il fatto che il re di Danimarca riconoscesse la sua identità femminile rappresentò un precedente significativo, anche se limitato al suo caso specifico [1].
Coraggio personale: La determinazione di Lili nel vivere autenticamente, nonostante i rischi medici e sociali, continua a ispirare le persone transgender oggi.
Riflessioni critiche
È importante contestualizzare la storia di Lili nel suo tempo. La medicina degli anni ‘30 era radicalmente diversa da quella contemporanea. Gli interventi a cui si sottopose erano sperimentali e rischiosi, senza i protocolli di sicurezza, le conoscenze endocrinologiche e le tecniche chirurgiche moderne.
Inoltre, il linguaggio e i concetti usati per descrivere l’identità di Lili riflettono le comprensioni mediche e sociali dell’epoca, spesso patologizzanti. Oggi riconosciamo che essere transgender non è una malattia, ma una variazione naturale dell’esperienza umana.
Ciononostante, leggendo le parole di Lili attraverso le sue lettere e il suo diario [4], emerge chiaramente la sua profonda consapevolezza di sé e il suo coraggio nel perseguire la propria verità, nonostante tutto.
Conclusione
Lili Elbe morì quasi un secolo fa, ma la sua storia continua a risuonare. In un’epoca in cui le persone transgender lottano ancora per il riconoscimento, i diritti e l’accesso alle cure mediche, la vita di Lili ci ricorda che questa lotta non è nuova.
Il suo coraggio nel vivere autenticamente, nell’affrontare procedure mediche rischiose e nel cercare il riconoscimento della propria identità ha aperto la strada per milioni di persone transgender che sono venute dopo di lei. Sebbene abbia pagato il prezzo più alto, la sua eredità vive in ogni persona transgender che oggi può vivere più liberamente.
Ricordare Lili Elbe significa onorare non solo una pioniera, ma anche riconoscere che le persone transgender sono sempre esistite nella storia umana, meritando dignità, rispetto e il diritto di vivere come loro stesse.
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Approfondimenti
- Film The Danish Girl (2015)
- Libro Man into Woman: The First Sex Change (1933)
- Libro The Danish Girl (2000)