Persone non binarie

Le persone non binarie sono individui la cui identità di genere non si colloca esclusivamente nella categoria di uomo o di donna. Il termine “non binario” (in inglese non-binary, spesso abbreviato in enby) funziona come un termine ombrello che raccoglie un’ampia varietà di esperienze identitarie. Non si tratta di un fenomeno nuovo o di una tendenza recente: identità di genere al di fuori del binarismo sono documentate in culture di tutto il mondo da secoli [12]. Quello che è cambiato negli ultimi decenni è la disponibilità di un linguaggio per descrivere queste esperienze e una crescente attenzione da parte della ricerca scientifica.
In questo articolo esploriamo cosa significa essere non binario, quali identità rientrano sotto questo termine ombrello, cosa dice la scienza, come funzionano i pronomi in italiano e quali sono le sfide quotidiane che le persone non binarie affrontano.
Definizione: cosa significa essere non binario
Essere non binario significa avere un’identità di genere che non corrisponde in modo esclusivo alle categorie tradizionali di “uomo” o “donna”. Come descritto da Richards, Bouman e altri ricercatori nella loro revisione pubblicata sull’International Review of Psychiatry nel 2016, le identità non binarie (definite anche genderqueer) rappresentano posizioni di genere che non si allineano con il binarismo maschile-femminile e che sono sempre esistite, pur essendo state spesso invisibilizzate dalla medicina e dalla società [1].
Questa definizione copre un ampio spettro di esperienze. Alcune persone non binarie si sentono una combinazione di maschile e femminile, altre non si identificano con nessun genere, altre ancora sperimentano un’identità di genere che cambia nel tempo. Il punto in comune è che nessuna di queste esperienze si riduce alla dicotomia uomo-donna.
Gli Standards of Care versione 8 (SOC-8) della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), pubblicati nel 2022, dedicano per la prima volta un capitolo specifico alle persone non binarie, riconoscendo che queste identità richiedono un approccio clinico dedicato e che i percorsi di cura devono essere flessibili per rispondere a bisogni diversi da quelli delle persone transgender binarie [2].
Lo spettro delle identità non binarie
Il termine “non binario” funziona come un ombrello sotto il quale si raccolgono identità diverse. Conoscere le principali aiuta a comprendere la ricchezza di queste esperienze.
Genderqueer
Il termine genderqueer è stato tra i primi a emergere, già negli anni Novanta, per descrivere identità di genere al di fuori del binarismo. Alcune persone lo usano come sinonimo di non binario, altre lo preferiscono per il suo legame con la cultura queer e la sua connotazione di sfida alle norme di genere tradizionali. Richards e colleghi nel 2016 hanno descritto le identità genderqueer come posizioni che “sfidano e problematizzano le norme di genere dominanti” [1].
Genderfluid
Le persone genderfluid sperimentano un’identità di genere che cambia nel tempo. Questa fluidità non segue necessariamente uno schema prevedibile: una persona genderfluid può sentirsi più maschile in certi periodi, più femminile in altri, o in una posizione diversa dello spettro. La fluidità non è segno di confusione o indecisione, ma un modo specifico di vivere il genere.
Agender
Le persone agender non si identificano con alcun genere o sentono di non avere un’identità di genere. Alcune descrivono la propria esperienza come un’assenza di genere, altre come un’identità neutra. Il termine è spesso usato anche da chi sente che il concetto stesso di genere non si applica alla propria esperienza interiore.
Bigender e pangender
Le persone bigender si identificano con due generi, che possono essere vissuti simultaneamente o in alternanza. Le persone pangender si identificano con tutti i generi o sentono che la propria identità comprende l’intero spettro di genere. Queste identità, pur essendo meno conosciute, sono documentate nella letteratura scientifica e rappresentano esperienze autentiche e valide [1].
Demiboy e demigirl
Alcune persone si identificano come demiboy o demigirl, termini che indicano un’identificazione parziale con il genere maschile o femminile. Ad esempio, una persona demiboy può sentirsi in parte uomo e in parte di un genere diverso o assente.
Radici storiche e culturali
L’idea che il genere sia esclusivamente binario non è universale. La ricerca antropologica e storica documenta l’esistenza di identità di genere al di fuori del binarismo in numerose culture, spesso con ruoli sociali riconosciuti e rispettati [12].
Two-Spirit nelle culture native americane
Il termine Two-Spirit (letteralmente “due spiriti”) è stato adottato nel 1990 durante una conferenza intertribale a Winnipeg per descrivere persone che nelle culture native americane occupano un ruolo di genere distinto, né esclusivamente maschile né esclusivamente femminile. La ricerca antropologica ha documentato oltre 150 comunità native nordamericane precoloniali che riconoscevano identità di genere al di fuori del binarismo [12]. Le persone Two-Spirit ricoprivano spesso ruoli importanti come guaritori, guide spirituali e mediatori. La colonizzazione europea ha tentato di cancellare queste tradizioni, imponendo un modello binario rigido.
Hijra nel subcontinente asiatico
Le hijra sono persone riconosciute come terzo genere in India, Pakistan, Bangladesh e Nepal da migliaia di anni, con origini che risalgono ai testi sacri dell’induismo [12]. La Corte Suprema dell’India ha riconosciuto ufficialmente le hijra come terzo genere nel 2014, e la loro storia rappresenta una delle più antiche documentazioni di identità al di fuori del binarismo.
Fa’afafine in Samoa
I fa’afafine (letteralmente “alla maniera di una donna”) sono persone assegnate maschio alla nascita che assumono ruoli e comportamenti tradizionalmente femminili nella cultura samoana. Sono riconosciuti e rispettati nella società samoana da secoli, e il loro esempio dimostra che la diversità di genere non è un prodotto della cultura occidentale contemporanea [12].
Altre culture
Esempi simili si trovano in molte altre società: i muxe nella cultura zapoteca in Messico, i quariwarmi nella tradizione andina precolombiana, i kathoey in Thailandia e i sworn virgins (vergini giurate) in Albania [12]. Questa ricorrenza trasversale a culture, continenti e periodi storici suggerisce che la diversità di genere è un aspetto costante dell’esperienza umana.
Cosa dice la scienza
La ricerca scientifica sul genere come spettro, piuttosto che come dicotomia rigida, si è notevolmente espansa negli ultimi anni.
Il genere come spettro: le evidenze
Nel 2015, la neuroscienziata Daphna Joel e colleghi hanno pubblicato su PNAS uno studio fondamentale intitolato Sex beyond the genitalia: The human brain mosaic. Analizzando le scansioni cerebrali di oltre 1.400 persone, i ricercatori hanno dimostrato che i cervelli umani non possono essere classificati in due categorie distinte (“cervello maschile” e “cervello femminile”), ma sono piuttosto dei mosaici unici di caratteristiche, alcune più comuni nelle donne, altre negli uomini, molte condivise [4]. Questo risultato supporta l’idea che il genere, a livello neurologico, non sia una variabile binaria.
La psicologa Janet Shibley Hyde, con la sua Gender Similarities Hypothesis, ha dimostrato attraverso una meta-analisi di 46 studi che uomini e donne sono simili nella grande maggioranza delle variabili psicologiche. Il 78% delle differenze di genere misurate risultava di entità trascurabile o piccola, suggerendo che il binarismo di genere è molto meno netto di quanto si creda comunemente [5].
Salute mentale delle persone non binarie
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 su Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health ha analizzato specificamente la salute mentale dei giovani non binari. I risultati mostrano che i giovani non binari presentano livelli più elevati di sintomi depressivi e ansiosi rispetto ai coetanei cisgender [6]. Tuttavia, la ricerca indica che questo disagio non è causato dall’identità non binaria in sé, ma dallo stress di minoranza: discriminazione, mancanza di riconoscimento, pressione sociale a conformarsi al binarismo e difficoltà di accesso a cure appropriate [6].
Il sondaggio 2024 del Trevor Project, condotto su oltre 18.000 giovani LGBTQ+ negli Stati Uniti, ha rilevato che il 46% dei giovani transgender e non binari aveva pensato seriamente al suicidio nell’ultimo anno [3]. Allo stesso tempo, i dati mostrano che il supporto sociale e familiare ha un effetto protettivo significativo: i giovani TGNB con alti livelli di supporto familiare avevano il 34% in meno di probabilità di tentare il suicidio rispetto a quelli con supporto basso o moderato [3].
La ricerca in Italia
In Italia, Scandurra e colleghi hanno condotto nel 2021 uno studio su persone transgender binarie e non binarie italiane, esaminando le tappe dell’identità di genere, lo stress di minoranza e la salute mentale. I risultati hanno evidenziato che le persone non binarie italiane tendono a raggiungere le tappe dell’identità di genere (come la prima consapevolezza della propria identità) più tardi rispetto alle persone transgender binarie, probabilmente a causa della minore visibilità e della scarsità di modelli di riferimento [7]. Lo studio ha anche rilevato livelli più elevati di aspettative negative e di problemi di salute mentale nel gruppo non binario, sottolineando la necessità di interventi mirati [7].
Pronomi e linguaggio in italiano
La questione dei pronomi e del linguaggio inclusivo è particolarmente rilevante per le persone non binarie, soprattutto in una lingua come l’italiano che, a differenza dell’inglese, non dispone di un pronome di genere neutro comunemente accettato.
Come funzionano i pronomi
In italiano, le persone non binarie adottano soluzioni diverse. Alcune usano i pronomi maschili o femminili, scegliendo quelli con cui si sentono più a proprio agio. Altre preferiscono soluzioni neutre. Le principali strategie per esprimere neutralità di genere in italiano includono:
- La schwa (ə): proposta dal linguista Luca Boschetto nel 2015 e diffusa dalla sociolinguista Vera Gheno, la schwa è una vocale media centrale che sostituisce le desinenze di genere (ad esempio ragazzə al posto di ragazzo o ragazza). Uno studio pubblicato nel 2023 sul Journal of LGBTQ+ Mental Health ha analizzato la proposta della schwa come desinenza non specifica per il genere in italiano, evidenziando il suo potenziale come strumento di inclusione [8].
- L’asterisco (*): usato soprattutto nella comunicazione scritta (*ragazz**), indica l’apertura a tutte le identità di genere.
- La -u finale: una soluzione meno diffusa che propone una vocale pronunciabile come alternativa neutra.
- L’uso del nome proprio: alcune persone preferiscono semplicemente che si usi il loro nome al posto dei pronomi.
Il dibattito linguistico
L’adozione di forme neutre in italiano è oggetto di un dibattito vivace. L’Accademia della Crusca ha espresso riserve sull’uso della schwa nella lingua ufficiale, pur riconoscendo la legittimità delle istanze di inclusione. Dall’altra parte, istituzioni come il Centro Clinico “Be as You Are” della Sapienza di Roma utilizzano la schwa nel rispetto dei pazienti non binari. Al di là delle posizioni accademiche, la pratica più rispettosa resta chiedere direttamente alla persona come preferisce essere chiamata e quali pronomi desidera che vengano usati.
Persone non binarie e transizione
Un aspetto spesso frainteso riguarda il rapporto tra identità non binarie e transizione. Non tutte le persone non binarie desiderano o intraprendono una transizione medica, e non esiste un unico percorso.
Transizione sociale
Molte persone non binarie intraprendono una transizione sociale, che può includere il cambio del nome, dei pronomi, dell’espressione di genere attraverso abbigliamento e aspetto, e la richiesta di essere riconosciute al di fuori del binarismo nelle relazioni interpersonali. Questa forma di transizione non richiede interventi medici.
Transizione medica
Alcune persone non binarie scelgono percorsi medici, che possono includere la terapia ormonale (a volte a dosi ridotte o per periodi limitati rispetto alle persone transgender binarie) o interventi chirurgici. Il capitolo dedicato alle persone non binarie nei SOC-8 del WPATH sottolinea che i percorsi di cura devono essere personalizzati e che non esiste un protocollo standard: ogni persona ha bisogni diversi [2].
Nessuna transizione
Altre persone non binarie non sentono il bisogno di modificare il proprio corpo o il proprio aspetto. La validità della loro identità non dipende da alcun intervento medico o cambiamento esteriore. Essere non binari riguarda l’identità interiore, non necessariamente l’aspetto fisico.
Riconoscimento legale
Il riconoscimento legale delle identità non binarie varia enormemente nel mondo e rappresenta una delle sfide più significative per questa comunità.
La situazione internazionale
A livello globale, circa 17 paesi consentono l’uso di un marcatore di genere X sui documenti d’identità o sul passaporto [9]. Tra questi figurano Australia, Canada, Nuova Zelanda, Argentina, Colombia e, in Europa, Germania, Islanda e Malta. La Germania ha introdotto nel 2024 la Legge di Autodeterminazione (Selbstbestimmungsgesetz), che consente a chiunque di registrare il proprio genere come “diverso” (divers) senza requisiti medici.
Secondo il rapporto annuale 2024 di ILGA-Europe, in Europa solo Germania, Islanda e Malta offrono un pieno riconoscimento legale delle identità non binarie, anche se altri paesi stanno valutando riforme in questo senso [11].
La situazione in Italia
In Italia non esiste attualmente un riconoscimento legale delle identità non binarie. La legge 164 del 1982 consente la rettificazione del sesso sui documenti, ma solo passando da maschio a femmina o viceversa. Non è prevista un’opzione per un genere diverso da queste due categorie. Questo significa che le persone non binarie italiane sono costrette a scegliere tra due marcatori di genere con nessuno dei quali si identificano pienamente, una situazione che può generare disagio significativo nella vita quotidiana [7].
Idee sbagliate comuni
Le persone non binarie affrontano frequentemente pregiudizi e incomprensioni. Affrontare le idee sbagliate più comuni è essenziale per promuovere una comprensione corretta.
“È solo una moda”
Questa è forse l’obiezione più diffusa, ma anche la meno fondata. Come abbiamo visto, identità di genere al di fuori del binarismo sono documentate in culture di tutto il mondo da secoli o millenni: le hijra in India, le persone Two-Spirit nelle culture native americane, i fa’afafine in Samoa [12]. Ciò che è nuovo non è l’esperienza, ma il termine “non binario” e la visibilità mediatica. L’aumento delle persone che si identificano come non binarie riflette una maggiore disponibilità di linguaggio e una riduzione (pur parziale) dello stigma, non la nascita di un fenomeno inedito.
“È una fase”
La ricerca non supporta questa affermazione. Studi longitudinali mostrano che la maggior parte delle persone che si identificano come non binarie continua a farlo nel tempo. Lo studio di Scandurra e colleghi in Italia ha evidenziato che le persone non binarie raggiungono le tappe dell’identità di genere più tardi, non perché la loro identità sia meno stabile, ma perché hanno meno modelli di riferimento e impiegano più tempo a trovare le parole per descrivere la propria esperienza [7].
“È un capriccio per attirare attenzione”
I dati sulla salute mentale smentiscono questa idea. Le persone non binarie affrontano tassi elevati di discriminazione, violenza, ansia e depressione [6]. Nessuno sceglierebbe volontariamente una condizione che espone a queste difficoltà per “attirare attenzione”. Il sondaggio del Trevor Project 2024 mostra che meno della metà dei giovani transgender e non binari (46%) riferisce che la maggior parte delle persone nella propria vita usa i pronomi corretti [3]: un dato che evidenzia quanto l’esperienza quotidiana sia spesso caratterizzata dalla mancanza di riconoscimento, non dall’eccesso di attenzione.
“Non binario è lo stesso di intersex”
Essere non binario riguarda l’identità di genere, cioè il senso interiore del proprio genere. Essere intersex riguarda le caratteristiche biologiche del sesso (cromosomi, ormoni, anatomia). Una persona intersex può identificarsi come uomo, donna, non binaria o in qualsiasi altro modo. Sono dimensioni distinte dell’esperienza umana.
La vita quotidiana delle persone non binarie
Al di là delle definizioni e della ricerca, la quotidianità delle persone non binarie è fatta di sfide concrete che meritano di essere comprese.
Invisibilità e mancanza di riconoscimento
In una società organizzata intorno al binarismo di genere, le persone non binarie si trovano spesso in una posizione di invisibilità. I moduli burocratici offrono solo due opzioni (M o F), i bagni pubblici sono divisi in due categorie, i codici di abbigliamento in molti contesti lavorativi presuppongono un genere binario. Questa mancanza strutturale di riconoscimento può generare un senso costante di inadeguatezza e di esclusione [7].
Relazioni e coming out
Il coming out come persona non binaria presenta sfide specifiche. A differenza delle persone transgender binarie, le persone non binarie devono spesso spiegare il significato stesso della propria identità prima di poterla comunicare. Nelle relazioni intime, la mancanza di comprensione da parte del partner può essere fonte di tensione. Allo stesso tempo, molte persone non binarie descrivono il coming out come un’esperienza liberatoria, che consente finalmente di vivere in modo autentico.
Accesso ai servizi sanitari
In Italia, come in molti altri paesi, i servizi sanitari sono spesso impreparati ad accogliere le persone non binarie. La revisione sistematica di Hibbert e colleghi (2019), pubblicata su Frontiers in Psychology, ha evidenziato che le persone non binarie e genderqueer affrontano barriere significative nell’accesso alle cure, in parte perché i percorsi sanitari esistenti sono progettati per le persone transgender binarie [10]. I SOC-8 del WPATH hanno rappresentato un passo avanti [2], ma la loro implementazione pratica resta disomogenea.
Verso una società più inclusiva
Comprendere le identità non binarie non richiede di abbandonare il concetto di genere, ma di riconoscere che l’esperienza umana è più varia di quanto il modello binario suggerisca. La scienza conferma che il genere, a livello biologico, psicologico e culturale, è uno spettro piuttosto che una dicotomia rigida [4][5].
Il rispetto per le persone non binarie si traduce in pratiche quotidiane concrete: usare i pronomi e il nome richiesti, non fare supposizioni sull’identità di genere basandosi sull’aspetto fisico, informarsi con apertura e curiosità. Non è necessario comprendere fino in fondo l’esperienza di un’altra persona per rispettarla.
Le persone non binarie, come tutte le persone, chiedono di essere viste per quello che sono. Riconoscere la loro esistenza e la loro dignità non toglie nulla a nessuno; arricchisce, invece, la comprensione collettiva di cosa significhi essere umani.
Approfondimenti
- Libro Nonbinary: Memoirs of Gender and Identity (2019)
- Serie TV Billions (2016)
- Libro Gender Queer: A Memoir (2019)