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Pose: la serie che ha riscritto la rappresentazione trans in TV

Pubblicato una settimana fa · 8 fonti citate Generato con AI
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Pose: la serie che ha riscritto la rappresentazione trans in TV

Nella storia della televisione americana, poche serie hanno avuto un impatto tanto profondo e trasformativo quanto Pose. Creata da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Steven Canals e andata in onda su FX dal 2018 al 2021 [1], la serie non si è limitata a raccontare storie di persone transgender: ha riscritto le regole di chi può stare davanti e dietro la telecamera, di quali storie meritano di essere raccontate e di come la televisione possa essere uno strumento di giustizia culturale [2].

La genesi: Steven Canals e una storia che doveva essere raccontata

L’idea di Pose nasce dalla mente di Steven Canals, sceneggiatore afrolatino queer che crescendo a New York si era appassionato alla storia della ball culture attraverso il documentario Paris Is Burning (1990) [7]. Canals scrisse la sceneggiatura come progetto di tesi al programma MFA della UCLA, immaginando una serie che intrecciasse le vite della comunità ballroom con il mondo del lusso corporate degli anni ‘80.

Il progetto rimase nel cassetto fino a quando Ryan Murphy, già noto per Glee e American Horror Story, lo scoprì e decise di produrlo. Murphy portò risorse produttive enormi, ma soprattutto fece una scelta che avrebbe definito l’identità della serie: coinvolgere la comunità trans a ogni livello della produzione [8].

Trama: tre stagioni tra ball, famiglia e sopravvivenza

Stagione 1 (1987-1988)

La prima stagione introduce il pubblico nel mondo dei ball newyorkesi, competizioni sotterranee in cui persone LGBTQ+ — in gran parte afroamericane e latine — gareggiano in categorie di danza, moda, realness e vogue [5][7]. Al centro c’è Blanca Evangelista (Mj Rodriguez), una giovane donna trans che, dopo aver ricevuto una diagnosi di HIV, decide di fondare la propria house (una famiglia scelta) per offrire a giovani queer un rifugio sicuro.

Attorno a Blanca si muovono personaggi indimenticabili: Elektra Abundance (Dominique Jackson), la madre suprema della House of Abundance, ossessionata dalla perfezione e dalla sopravvivenza; Angel (Indya Moore), che sogna una carriera nella moda; Damon (Ryan Jamael Swain), un giovane ballerino cacciato di casa; e Pray Tell (Billy Porter), il maestro di cerimonia dei ball, voce e cuore della comunità.

Stagione 2 (1990-1991)

La seconda stagione si sposta all’inizio degli anni ‘90, nel pieno della crisi dell’AIDS. L’epidemia non è più un elemento di contesto ma diventa il centro narrativo della serie [6]. Pray Tell affronta la propria diagnosi, mentre la comunità perde amici e compagni. La serie mostra con una delicatezza e un realismo senza precedenti cosa significava vivere con l’HIV in un’epoca in cui il governo ignorava la malattia e la società stigmatizzava i malati [6].

Stagione 3 (1994-1996)

L’ultima stagione porta le protagoniste verso la metà degli anni ‘90, in un’epoca di transizione: i farmaci antiretrovirali iniziano a dare speranza, la ball culture si evolve e le protagoniste cercano stabilità in un mondo che continua a non offrire loro molte opportunità. La serie si chiude con un messaggio di resilienza e comunità, celebrando il potere delle famiglie scelte.

Il cast: una rivoluzione silenziosa

L’aspetto più rivoluzionario di Pose non è la trama, ma chi la racconta. Con cinque donne trans in ruoli principali — Mj Rodriguez, Dominique Jackson, Indya Moore, Angelica Ross e Hailie Sahar — la serie ha stabilito un record che resta imbattuto: il più grande cast transgender nella storia della televisione [3][8].

Questa scelta non era scontata. Per decenni, i personaggi trans in TV e al cinema erano stati interpretati da attori cisgender, spesso in ruoli stereotipati o degradanti (come documentato nel film Disclosure). Pose ha dimostrato che le persone trans possono raccontare le proprie storie con autenticità, profondità e successo commerciale [8].

Mj Rodriguez (ora Michaela Jaé Rodriguez) ha portato a Blanca una vulnerabilità e una forza che hanno conquistato il pubblico. Nel gennaio 2022, ha fatto la storia diventando la prima donna trans a vincere un Golden Globe come miglior attrice in una serie drammatica [4]. Billy Porter, attore apertamente gay, ha vinto l’Emmy come miglior attore protagonista nel 2019, diventando il primo uomo apertamente gay nero a ricevere il premio [1].

Dietro la telecamera, la serie ha impiegato sceneggiatori, registi e produttori trans, tra cui Janet Mock e Our Lady J, che hanno portato esperienze vissute nella scrittura di personaggi che finalmente esistevano come persone complete e non come caricature [8].

La ball culture: storia e contesto

Per comprendere Pose è necessario conoscere la ball culture, un fenomeno nato negli anni ‘60 e ‘70 nelle comunità afroamericane e latine LGBTQ+ di New York [5]. I ball erano spazi sicuri in cui persone emarginate dalla società mainstream potevano esprimersi liberamente, competendo in categorie che andavano dalla moda alla danza al vogue, uno stile di ballo ispirato alle pose delle modelle.

Le house funzionavano come famiglie alternative: guidate da una “madre” e un “padre”, offrivano supporto emotivo, materiale e sociale a giovani che spesso erano stati rifiutati dalle famiglie biologiche [5]. Figure come Pepper LaBeija, Dorian Corey e Willi Ninja sono diventate leggendarie in questa scena, immortalata nel documentario Paris Is Burning di Jennie Livingston.

Pose ha il merito di aver portato questa cultura — che aveva influenzato la moda, la musica e il linguaggio mainstream senza mai ricevere il dovuto riconoscimento — a un pubblico globale, rispettandone le radici e coinvolgendo membri della comunità ballroom nella produzione [7].

AIDS: raccontare una crisi con umanità

Uno degli aspetti più potenti di Pose è il modo in cui racconta la crisi dell’AIDS [6]. A differenza di molte rappresentazioni precedenti, che trattavano la malattia come una punizione morale o un mero espediente drammatico, Pose mostra l’epidemia attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta: persone trans e queer di colore che erano tra le più colpite e le più ignorate.

La serie non indulge nel dolore fine a se stesso. Mostra la rabbia per l’inazione del governo Reagan, la solidarietà della comunità, le strategie di sopravvivenza, e anche i momenti di gioia e bellezza che persistevano nonostante la devastazione [6]. Pray Tell, magnificamente interpretato da Billy Porter, diventa il veicolo emotivo di questa narrazione: il suo dolore per gli amici perduti, la sua paura per la propria diagnosi, la sua ostinazione nel continuare a vivere.

Impatto culturale e legacy

L’impatto di Pose si estende ben oltre gli ascolti televisivi [2]. La serie ha contribuito a:

Normalizzare la presenza trans nei media: dopo Pose, Hollywood non può più sostenere che non esistano attrici trans capaci di portare una serie di successo [8]. Il talento del cast ha aperto porte per una nuova generazione di performer trans.

Educare il pubblico mainstream: milioni di spettatori hanno scoperto la ball culture, la storia dell’AIDS e le esperienze delle persone trans attraverso una narrazione coinvolgente e accessibile, senza sacrificare la complessità [3].

Creare opportunità professionali: Murphy ha fondato la Half Initiative, impegnandosi a riservare il 50% dei ruoli nelle sue produzioni a donne, persone di colore, e membri della comunità LGBTQ+ [8]. Molti membri del cast di Pose hanno continuato a ottenere ruoli importanti in altre produzioni.

Riconnettersi con la storia: in un’epoca in cui i diritti trans sono sotto attacco in molte parti del mondo, Pose ricorda che la comunità LGBTQ+ ha una storia lunga e ricca di resistenza, creatività e solidarietà [7]. Le battaglie di Blanca e delle sue figlie negli anni ‘80 risuonano con le sfide contemporanee.

Una serie necessaria

Pose non è una serie perfetta. Alcuni critici hanno notato che la narrazione talvolta sacrifica la complessità per il melodramma, e che l’ottimismo di fondo può smussare gli aspetti più duri della realtà. Ma queste critiche impallidiscono di fronte a ciò che la serie ha realizzato: per la prima volta nella storia della televisione, le persone trans — e in particolare le donne trans di colore — sono state protagoniste delle proprie storie, con le proprie voci, i propri corpi e le proprie esperienze [2][8].

Come ha scritto il critico televisivo del New Yorker, Pose non ha solo cambiato la televisione: ha cambiato chi può immaginare di farne parte [2]. E questa, forse, è la sua eredità più duratura.

Approfondimenti

  • Serie TV Pose (2018)
  • Film Paris Is Burning (1990)
  • Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)
  • Documentario The Death and Life of Marsha P. Johnson (2017)

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