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La situazione delle persone trans in Italia oggi

Pubblicato una settimana fa · 15 fonti citate Generato con AI
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La situazione delle persone trans in Italia oggi

La condizione delle persone trans in Italia si colloca in un quadro di contraddizioni: da un lato il paese dispone, fin dal 1982, di una legislazione sulla rettificazione anagrafica del sesso (la Legge 164/1982) che lo rese pioniere in Europa; dall’altro, persistono lacune normative, disparità nell’accesso ai servizi sanitari e livelli elevati di discriminazione in ogni ambito della vita quotidiana. Questo articolo raccoglie i dati e le evidenze disponibili per delineare lo stato attuale della questione.

Dati e statistiche disponibili

Quante sono le persone trans in Italia

Non esiste un censimento ufficiale della popolazione transgender italiana. L’ISTAT non raccoglie dati sull’identità di genere nei propri censimenti generali e le stime circolanti si basano su estrapolazioni da studi internazionali. Applicando le percentuali rilevate nella letteratura scientifica internazionale (tra lo 0,3% e l’1,2% della popolazione adulta), si otterrebbe una forbice compresa fra 150.000 e 700.000 persone. La stima più citata nel dibattito italiano colloca il dato intorno alle 400.000 unità, ma si tratta di un ordine di grandezza indicativo.

Nel 2022 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha avviato, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi e la Fondazione The Bridge, uno studio epidemiologico denominato SPoT (Studio sulla Popolazione Transgender) con l’obiettivo di produrre il primo censimento scientifico della popolazione transgender in Italia [15]. I risultati definitivi non sono ancora stati pubblicati.

Le lacune nei dati ufficiali

L’assenza di rilevazioni sistematiche ha conseguenze dirette sulla capacità di programmare politiche sanitarie e sociali adeguate. Le indagini ISTAT-UNAR sulle discriminazioni lavorative, pur rappresentando un passo avanti significativo, si basano su campioni di convenienza (persone raggiunte tramite associazioni e canali online) e non possono essere considerate statisticamente rappresentative dell’intera popolazione trans e non binaria. Come sottolineato dallo stesso ISTAT nel report del 2024, i dati hanno “carattere esplorativo” [1][2].

Accesso alla sanità

I Centri di Identità di Genere

In Italia i percorsi di affermazione di genere sono erogati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) attraverso strutture specializzate, censite dall’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG) [5]. I principali centri pubblici per adulti sono:

  • CIDIGEM (Centro Interdipartimentale Disturbi Identità di Genere) presso la Città della Salute e della Scienza di Torino
  • Progetto C.A.R.E. in convenzione con l’AOU Careggi di Firenze
  • SAIFIP (Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica) presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma
  • Centri presso le aziende ospedaliere di Bologna, Bari, Napoli, Trieste e Padova (CRRIG)

Per i minorenni, i centri dedicati sono ancora più rari e si concentrano soprattutto nel Centro-Nord del paese.

Liste d’attesa e differenze regionali

Le liste d’attesa rappresentano una delle criticità più rilevanti. I tempi per un primo colloquio presso i centri ONIG possono superare i 12-18 mesi, con picchi che in alcune strutture raggiungono i due anni. La distribuzione geografica dei centri genera una marcata disparità territoriale: chi risiede nelle regioni meridionali o nelle isole è spesso costretto a spostarsi verso il Centro-Nord per accedere ai servizi, con costi di viaggio e soggiorno interamente a proprio carico.

La copertura del SSN include in linea di principio la terapia ormonale sostitutiva e gli interventi chirurgici di riattribuzione, ma le modalità di accesso e i tempi variano sensibilmente da regione a regione. In alcune aree l’endocrinologo specializzato in terapie ormonali per incongruenza di genere non è presente nella rete territoriale, costringendo le persone a rivolgersi a professionisti privati.

Il portale Infotrans

Nel 2020, l’ISS e l’UNAR hanno lanciato Infotrans.it, il primo portale istituzionale in Europa dedicato al benessere e alla salute delle persone transgender [4]. Il portale offre informazioni sui percorsi di affermazione di genere, una mappa dei centri e dei servizi sul territorio, e risorse destinate sia alle persone trans sia ai professionisti sanitari.

Discriminazione e violenza

I dati ISTAT-UNAR

L’indagine ISTAT-UNAR pubblicata a dicembre 2024 ha fornito i dati più aggiornati sulla discriminazione vissuta dalle persone trans e non binarie in Italia [1][2]. I risultati, pur non rappresentativi dell’intera popolazione, delineano un quadro preoccupante:

  • Il 66,1% dei rispondenti la cui identità di genere era visibile o riconoscibile durante gli studi ha subito discriminazioni a scuola o all’università [1].
  • Una persona su due ha dichiarato di aver vissuto almeno un episodio di discriminazione legata all’identità di genere nella ricerca di lavoro [1].
  • Il 46,4% ha rinunciato a presentarsi a un colloquio o a inviare una candidatura perché convinto che l’identità di genere avrebbe condizionato negativamente l’esito [1].
  • Il 57,1% delle persone occupate o ex-occupate ritiene che l’identità trans o non binaria abbia costituito uno svantaggio nella carriera, nel riconoscimento professionale o nella retribuzione [2].
  • Oltre otto persone su dieci hanno riferito almeno una forma di micro-aggressione legata all’identità di genere in ambito lavorativo [1].
  • Il 37,1% ha sperimentato un clima ostile o aggressioni sul luogo di lavoro [1].

Al di fuori del contesto lavorativo, una persona su tre ha dichiarato di aver subito minacce legate alla propria identità di genere, e il 23% ha riferito aggressioni violente [1].

Violenza transfobica e omicidi

L’Italia detiene un primato negativo in Europa per numero di omicidi di persone trans registrati dal Trans Murder Monitoring (TMM) di TGEU (Transgender Europe) [8]. Dal 2008 al 2024 sono stati documentati oltre 40 casi di omicidio di persone trans sul territorio italiano, un dato che colloca il paese stabilmente ai primi posti del continente [8].

Nel periodo ottobre 2023 - settembre 2024, il TMM ha registrato 1 omicidio in Italia, a fronte di 8 complessivi in tutta Europa e 350 nel mondo [8]. Arcigay, nel suo report per il Transgender Day of Remembrance 2024, ha sottolineato come il dato globale di 350 vittime rappresenti il numero più alto dalla nascita del monitoraggio nel 2008, con il 94% delle vittime costituito da donne trans [6][7].

Secondo l’agenzia ANSA, nel corso del 2024 sono stati registrati almeno 149 episodi di discriminazione omotransfobica in Italia, pari a circa un caso ogni due giorni, con un incremento del 33% rispetto all’anno precedente [11]. Il dato reale è con ogni probabilità molto più alto: l’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) ha evidenziato come molti episodi non vengano denunciati o non vengano correttamente classificati come crimini d’odio, anche a causa dell’assenza di una legge specifica che riconosca l’omotransfobia come circostanza aggravante autonoma.

Il DDL Zan e il dibattito politico

Cosa prevedeva il disegno di legge

Il DDL Zan (dal nome del deputato PD Alessandro Zan, primo firmatario) era un disegno di legge che mirava a estendere le tutele già previste dall’articolo 604-bis del Codice Penale (relativo ai crimini d’odio per motivi razziali, etnici o religiosi) anche alle discriminazioni e alle violenze fondate sul sesso, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità [10]. Il testo prevedeva inoltre l’istituzione del 17 maggio come Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, e stanziava fondi per centri antiviolenza e programmi di sensibilizzazione nelle scuole [10].

Il DDL Zan non introduceva il reato di opinione: il testo salvaguardava esplicitamente la libera espressione di convincimenti e opinioni, purché non idonei a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti [10]. Il disegno di legge, inoltre, non riguardava la gestazione per altri, già vietata in Italia, né introduceva nelle scuole la cosiddetta “ideologia gender” [10].

L’iter parlamentare e la bocciatura

Approvato alla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020 con 265 voti favorevoli, il DDL Zan arrivò al Senato dove il suo percorso si arenò. Il 27 ottobre 2021, il Senato approvò con voto segreto la cosiddetta “tagliola” (una questione pregiudiziale), richiesta da Lega e Fratelli d’Italia, che bloccò l’esame degli articoli e degli emendamenti [9]. Il risultato fu di 154 voti favorevoli alla tagliola contro 131 contrari e 2 astenuti. Il voto segreto rese impossibile individuare i cosiddetti “franchi tiratori” all’interno della maggioranza che sosteneva il disegno di legge [9].

Le conseguenze

La bocciatura del DDL Zan ha lasciato l’Italia priva di una legge specifica contro i crimini d’odio fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere [14]. A differenza di quanto avviene in molti altri paesi dell’Unione Europea, l’ordinamento italiano non prevede aggravanti specifiche per i reati motivati da omotransfobia. Nella legislatura successiva non sono stati presentati disegni di legge di portata analoga con concrete possibilità di approvazione.

Lavoro, casa, scuola: le sfide quotidiane

Discriminazione nel lavoro

I dati ISTAT-UNAR 2024 documentano una discriminazione lavorativa pervasiva [1][2]. Il 40,6% dei dipendenti o ex-dipendenti trans ha subito almeno un episodio discriminatorio sul posto di lavoro, con un’incidenza significativamente più elevata tra le donne trans (54,3%) [2]. La discriminazione si manifesta in molteplici forme: dal mancato riconoscimento dell’identità di genere nell’ambiente lavorativo, all’esclusione da opportunità di carriera, fino al licenziamento. I dati sulla salute mentale confermano l’impatto di queste condizioni: secondo l’ISS, la depressione è riferita dal 40% delle persone trans AMAB e dal 34,5% delle persone trans AFAB, contro il 4,74% e il 7,7% registrati rispettivamente nella popolazione maschile e femminile generale [3].

Accesso alla casa

La discriminazione nell’accesso all’alloggio costituisce un ulteriore ostacolo strutturale. Le persone trans, in particolare le donne trans, incontrano difficoltà nel reperire abitazioni in affitto o in acquisto a causa di pregiudizi da parte dei proprietari. La combinazione di discriminazione lavorativa e abitativa può condurre a situazioni di grave marginalità. Nel settembre 2022, il Comune di Roma ha inaugurato “A Casa di Ornella”, la prima struttura abitativa in Italia dedicata esclusivamente a persone transessuali, non binarie e intersessuali, realizzata in un bene confiscato alla criminalità organizzata.

Bullismo e discriminazione scolastica

Il contesto scolastico rappresenta spesso il primo luogo in cui le persone trans sperimentano discriminazione. I casi di bullismo omotransfobico sono in aumento e si associano a fenomeni di autocensura da parte delle vittime, isolamento sociale e, nei casi più gravi, ideazione suicidaria [12]. Il portale Infotrans dell’ISS segnala che il bullismo contro i minori transgender è un fenomeno in crescita che richiede interventi urgenti [12]. La mancanza di linee guida nazionali per l’inclusione delle persone trans nel contesto scolastico (come l’uso del nome di elezione o l’accesso ai servizi igienici conformi all’identità di genere) aggrava ulteriormente la situazione.

Il rifiuto familiare

Un dato particolarmente significativo riguarda il rifiuto familiare: secondo quanto riportato dalle associazioni di supporto, il 48,7% delle richieste di ascolto e supporto proviene da giovani che hanno subito il rifiuto della propria famiglia o episodi di bullismo dopo il coming out [6]. L’espulsione dal nucleo familiare rappresenta un fattore di rischio significativo per la marginalità sociale e la salute mentale.

Associazioni e supporto

Il Movimento Identità Trans (MIT)

Il MIT (Movimento Identità Trans), fondato a Bologna nel 1979, è la più antica associazione per i diritti delle persone trans in Italia e tra le prime al mondo [13]. Con sede in Via Polese 22 a Bologna, il MIT offre servizi negli ambiti della salute, del lavoro, dei diritti, dell’accoglienza e della cultura. La Regione Emilia-Romagna finanzia un consultorio sanitario per persone trans gestito direttamente dall’associazione. Nel 2018, il MIT ha aperto “Casa Caterina”, il primo rifugio protetto in Europa per persone trans rifugiate e richiedenti asilo [13].

Arcigay e la Rete Trans Nazionale

Arcigay, la più grande associazione LGBTQIA+ italiana, ha istituito la Rete Trans Nazionale (RTN), una rete di sportelli e servizi dedicati specificamente alle persone trans su tutto il territorio [6]. Nel 2024, i servizi della rete hanno supportato 899 persone nel proprio percorso di transizione (in aumento rispetto alle 654 del 2023) [6]. La rete legale di Arcigay ha gestito 417 casi di discriminazione e tutela dei diritti nel 2024 [6].

Helpline e servizi di ascolto

Il servizio di ascolto telefonico e psicologico di Arcigay ha registrato 27.682 contatti nel 2024, con 1.126 persone che hanno ricevuto un supporto psicologico strutturato (in crescita rispetto alle 769 dell’anno precedente) [6]. Tra le risorse disponibili:

  • Gay Help Line (800 713 713): numero verde nazionale contro l’omotransfobia, attivo tutti i giorni.
  • UNAR Contact Center (800 901 010): numero verde dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali per segnalare episodi di discriminazione.
  • Infotrans.it: portale istituzionale con mappa dei servizi, informazioni sui percorsi e risorse per professionisti [4].

Altre realtà sul territorio

Il panorama associativo italiano comprende numerose altre realtà attive nell’ambito dei diritti e del supporto alle persone trans, tra cui Azione Trans, Libellula, i consultori autogestiti presenti in varie città, e le sezioni locali di Arcigay e altre associazioni LGBTQIA+. Molte di queste realtà operano con risorse limitate e si basano in larga parte sul volontariato.

L’ONIG, oltre alla sua funzione di coordinamento dei centri clinici, pubblica periodicamente standard aggiornati sui percorsi di affermazione di genere, contribuendo alla formazione dei professionisti sanitari e alla definizione di buone pratiche [5].


Il quadro complessivo che emerge è quello di un paese in cui le persone trans affrontano ostacoli significativi in quasi ogni ambito della vita: dalla sanità al lavoro, dalla scuola all’accesso alla casa. Se da un lato esistono servizi e associazioni che offrono supporto concreto, dall’altro la mancanza di una legislazione organica contro la discriminazione omotransfobica e le disparità territoriali nell’accesso ai servizi sanitari rappresentano sfide ancora aperte. La raccolta sistematica di dati sulla popolazione trans è la condizione necessaria per qualsiasi politica pubblica efficace.

Approfondimenti

  • Libro Le parole per dirlo (2007)
  • Film Le favolose (2022)

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