Stati Uniti: l'ondata legislativa contro le persone trans

Negli Stati Uniti, i diritti delle persone transgender sono diventati il terreno di uno scontro legislativo senza precedenti. Dal 2021 a oggi, i parlamenti statali hanno prodotto oltre 3.000 proposte di legge che limitano i diritti delle persone trans in ambiti che vanno dalla sanità allo sport, dai bagni pubblici ai documenti di identità [1]. Ecco i numeri, le sentenze e la mappa di una trasformazione giuridica in corso.
2020: la promessa di Bostock
Per comprendere la portata di quanto sta accadendo, occorre partire da una sentenza che sembrava aver tracciato una direzione opposta. Il 15 giugno 2020, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso il caso Bostock v. Clayton County con un voto di 6 a 3 [2]. Il giudice Neil Gorsuch, nominato da Donald Trump, ha scritto l’opinione di maggioranza stabilendo che il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 protegge i lavoratori dalla discriminazione basata sull’identità di genere e l’orientamento sessuale [2].
Le parole della Corte non lasciavano spazio ad ambiguità: “Un datore di lavoro che licenzia una persona perché transgender licenzia quella persona per tratti o azioni che non avrebbe messo in discussione in membri di un sesso diverso” [2]. Per la prima volta nella storia, il massimo organo giudiziario federale affermava in modo esplicito che discriminare una persona trans equivale a discriminare sulla base del sesso.
La sentenza consolidava tre casi: quello di Gerald Bostock, licenziato dalla contea di Clayton (Georgia) dopo essersi iscritto a una lega di softball gay; quello di Donald Zarda, licenziato da Altitude Express perché gay; e quello di Aimee Stephens, licenziata dalla R.G. & G.R. Harris Funeral Homes dopo aver comunicato la propria identità di donna trans. Stephens non visse abbastanza per vedere la sentenza: morì nel maggio 2020, un mese prima della decisione.
Bostock stabiliva un principio federale. Ma la macchina legislativa statale si stava già muovendo nella direzione opposta.
L’ondata: i numeri anno per anno
Ecco i numeri. Sono quelli del Trans Legislation Tracker, il database che monitora in tempo reale ogni proposta di legge anti-trans presentata nei parlamenti statali americani [1].
2021: circa 147 proposte di legge, di cui 13-17 approvate e firmate dai governatori. Era l’inizio. L’Arkansas diventava il primo stato a vietare le cure di affermazione di genere per i minori [1]. Il legislatore medio poteva ancora permettersi di non avere un’opinione.
2022: 174 proposte, 26 approvate [1]. Il ritmo accelerava. La categoria dominante erano i divieti sportivi, ma iniziavano a comparire le prime leggi sui bagni e le restrizioni sanitarie.
2023: 604 proposte, 87 approvate [1]. Il salto era enorme: quadruplicati i disegni di legge rispetto a due anni prima, quintuplicate le leggi effettivamente entrate in vigore. Il fenomeno non era più limitato agli stati del Deep South: Utah, Montana, Idaho e Indiana approvavano pacchetti restrittivi.
2024: 701 proposte, 51 approvate [1]. Il numero di proposte continuava a crescere, ma il tasso di approvazione si riduceva: molte legislature avevano già esaurito le misure più ovvie. Si aprivano nuovi fronti: definizioni legali del sesso, restrizioni sull’uso dei pronomi nelle scuole, divieti per le performance drag in presenza di minori.
2025: 1.022 proposte in 49 stati e a livello federale, 54 approvate [1]. Si superava per la prima volta la soglia delle mille proposte in un singolo anno. Il Kansas approvava una legge che combinava divieti sui bagni con restrizioni sull’aggiornamento dei documenti di identità.
2026 (al 9 febbraio): 645 proposte già depositate, 3 approvate [17]. Il ritmo proiettato superava quello del 2025. Tra le prime leggi approvate, il New Hampshire modificava la propria legislazione antidiscriminazione per consentire esplicitamente la classificazione delle persone in base al sesso biologico in bagni, spogliatoi, sport e contesti istituzionali [17].
Il totale cumulativo dal 2021 al febbraio 2026 supera le 3.300 proposte di legge [1][17]. Le categorie principali: sport, sanità, bagni, spettacoli drag, pronomi, curricula scolastici, definizioni legali del sesso.
Cure negate: 27 stati, 120.400 adolescenti
Il fronte sanitario è quello che produce le conseguenze più dirette sulla vita delle persone. Al 2025, 27 stati hanno approvato leggi che vietano o limitano l’accesso alle cure di affermazione di genere per i minori: bloccanti della pubertà, terapia ormonale e interventi chirurgici [5][15].
Secondo il Williams Institute della UCLA, 120.400 adolescenti trans di età compresa tra i 13 e i 17 anni — il 40,1% di tutti i giovani trans in quella fascia di età — vivono in stati dove queste cure sono vietate [5]. Sono ragazzi e ragazze a cui lo stato in cui risiedono impedisce di accedere a trattamenti raccomandati da ogni principale associazione medica statunitense, dall’American Academy of Pediatrics all’Endocrine Society, dall’American Medical Association all’American Psychological Association.
La sentenza che ha cambiato tutto su questo fronte si chiama United States v. Skrmetti. Il 18 giugno 2025, la Corte Suprema ha deciso con un voto di 6 a 3 che il divieto del Tennessee sulle cure di affermazione di genere per i minori (Senate Bill 1, approvato nel 2023) non viola la clausola di uguale protezione del XIV Emendamento [3]. Il Chief Justice Roberts ha scritto l’opinione di maggioranza, applicando il cosiddetto “rational basis review” — lo standard di scrutinio più basso, quello che concede il massimo margine di discrezionalità al legislatore [3][7].
La logica della Corte: il divieto non discrimina sulla base del sesso perché si applica a tutti i minori, indipendentemente dal sesso assegnato alla nascita [3]. Secondo la maggioranza, “età” e “uso medico” non costituiscono classi sospette che richiederebbero uno scrutinio più rigoroso. I giudici Sotomayor, Kagan e Jackson hanno firmato il dissenso.
Le conseguenze sono state immediate. Il 12 agosto 2025, la Corte d’Appello dell’Ottavo Circuito ha rovesciato la propria precedente decisione nel caso Brandt v. Rutledge, che aveva bloccato il divieto dell’Arkansas (il primo stato ad approvare un bando del genere) [7]. Appellandosi direttamente a Skrmetti, la corte en banc ha stabilito che il Save Adolescents from Experimentation Act dell’Arkansas non viola né la clausola di uguale protezione, né il giusto processo, né il Primo Emendamento. Il divieto dell’Arkansas, bloccato dai tribunali per anni, è ora pienamente in vigore.
Dopo Skrmetti, i divieti in 25 stati su 27 risultano pienamente applicabili [7]. In alcuni stati, come Oklahoma, Texas e Carolina del Sud, si sono discusse proposte per estendere il divieto fino ai 26 anni di età, colpendo anche giovani adulti.
Sport: 27 stati, la Corte Suprema decide nel 2026
Ventisette stati hanno approvato leggi che vietano alle ragazze e alle donne trans di partecipare ad attività sportive femminili nelle scuole [8]. Contando anche gli stati che applicano divieti attraverso regolamenti amministrativi (Alaska e Virginia), il totale sale a 29 [8]. Secondo il Williams Institute, circa 117.400 adolescenti trans tra i 13 e i 17 anni vivono in uno di questi stati [6].
La questione è arrivata alla Corte Suprema. Il 13 gennaio 2026, la Corte ha ascoltato le argomentazioni orali in due casi congiunti: West Virginia v. B.P.J. e Little v. Hecox [4][16].
Il caso della West Virginia riguarda B.P.J., una ragazza trans che aveva 11 anni quando il suo stato approvò il Save Women’s Sports Act nell’aprile 2021. B.P.J. voleva correre nella squadra di cross country e atletica leggera della sua scuola media, ma il preside glielo impedì citando la nuova legge. La famiglia fece causa, e la Corte d’Appello del Quarto Circuito stabilì che la legge della West Virginia violava il Titolo IX, la norma federale che vieta la discriminazione sessuale nei programmi educativi finanziati dal governo.
Il caso dell’Idaho (Little v. Hecox) solleva questioni analoghe in relazione all’Fairness in Women’s Sports Act del 2020.
Dopo quasi tre ore e mezza di argomentazioni orali, la maggioranza conservatrice della Corte è apparsa orientata a sostenere la legittimità dei divieti statali [4]. La decisione è attesa per giugno 2026.
Bagni: 20 stati, dal North Carolina al Texas
La questione dei bagni pubblici è stata il primo campo di battaglia visibile di questo conflitto, e resta uno dei più carichi di simbolismo politico.
Il caso apripista è quello del North Carolina e della sua House Bill 2 (HB2), approvata nel marzo 2016. La legge imponeva alle persone di utilizzare i bagni corrispondenti al sesso indicato sul certificato di nascita negli edifici governativi e nelle scuole pubbliche. La reazione fu immediata e massiccia: boicottaggi da parte di aziende, cancellazioni di eventi sportivi e culturali, ritiro di investimenti. La Associated Press stimò che la legge sarebbe costata allo stato 3,76 miliardi di dollari in dodici anni [13]. Tra le perdite documentate: 2,66 miliardi da PayPal che rinunciò all’espansione di un centro a Charlotte, mezzo miliardo da Deutsche Bank che cancellò i piani di investimento a Cary, un quarto di miliardo da CoStar che spostò un centro di ricerca in Virginia, 100 milioni dall’NBA All-Star Game trasferito fuori Charlotte [13].
La sezione relativa ai bagni della HB2 fu abrogata nel marzo 2017 con la House Bill 142. Ma il precedente era stato stabilito.
Nel 2025 e nel 2026, la dinamica si è rovesciata. Le conseguenze economiche non funzionano più come deterrente. Al luglio 2025, 19 stati avevano leggi attive che limitano l’accesso ai bagni per le persone trans. Il Texas è diventato il ventesimo il 22 settembre 2025, quando il governatore Greg Abbott ha firmato il Senate Bill 8 (Texas Women’s Privacy Act), che vieta alle persone trans l’uso dei bagni corrispondenti alla propria identità di genere negli edifici governativi e nelle scuole [14]. Il Texas ha introdotto le sanzioni più severe del paese: 25.000 dollari per la prima violazione, 125.000 dollari per ogni violazione successiva, calcolate su base giornaliera [14]. La legge è entrata in vigore il 4 dicembre 2025. Il procuratore generale Ken Paxton ha aperto una linea telefonica dedicata per segnalare le violazioni [14].
Trump 2.0: l’ordine esecutivo e la risposta dei tribunali
Il 20 gennaio 2025, giorno del suo insediamento per il secondo mandato, il presidente Donald Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14168, intitolato “Defending Women from Gender Ideology Extremism and Restoring Biological Truth to the Federal Government” [11]. L’ordine stabilisce che il governo federale riconosce esclusivamente due sessi, definiti come immutabili e determinati al concepimento [11][12].
Le disposizioni principali dell’ordine sono cinque [11][12]. Primo: tutte le agenzie federali devono sostituire il termine “genere” con “sesso” in ogni documento e politica ufficiale. Secondo: i documenti di identità federali — passaporti, visti, documenti di lavoro — devono riportare il sesso assegnato alla nascita; il marcatore “X” introdotto nel 2022 viene eliminato. Terzo: tutti i finanziamenti federali per le cure di affermazione di genere vengono tagliati. Quarto: gli spazi separati per sesso sotto giurisdizione federale — incluse le carceri femminili e i rifugi per vittime di violenza — devono essere assegnati in base al sesso biologico. Quinto: le persone trans detenute nelle carceri federali non possono accedere a strutture corrispondenti alla propria identità di genere.
Nelle ore successive alla firma, l’amministrazione ha rimosso le risorse LGBTQ+ dai siti web governativi [12].
La risposta giudiziaria è arrivata rapidamente. Il 4 marzo 2025, nel caso PFLAG v. Trump, il giudice Brendan A. Hurson del tribunale federale del Maryland ha emesso un’ingiunzione preliminare nazionale che impedisce al governo di revocare i finanziamenti agli ospedali e alle istituzioni che forniscono cure di affermazione di genere a persone sotto i 19 anni [10]. L’ingiunzione si applica al Dipartimento della Salute (HHS), alla Health Resources and Services Administration (HRSA), ai National Institutes of Health (NIH), alla National Science Foundation (NSF) e a tutte le sotto-agenzie dell’HHS [10]. Il governo ha presentato appello al Quarto Circuito, dove il procedimento è ancora in corso.
Gli stati-scudo: 14 stati più il District of Columbia
Non tutti gli stati si muovono nella stessa direzione. Quattordici stati e il District of Columbia hanno approvato le cosiddette “shield laws” (leggi-scudo) o “refuge laws” (leggi-rifugio) che proteggono attivamente l’accesso alle cure di affermazione di genere [9].
La California è stata la prima, con il Senate Bill 107, firmato dal governatore Gavin Newsom nel settembre 2022 [18]. La legge vieta alle forze dell’ordine californiane di partecipare all’arresto o all’estradizione di una persona sulla base di un mandato emesso da un altro stato per aver ricevuto cure di affermazione di genere [18]. Vieta inoltre l’applicazione di ordini di rimozione di minori dalla custodia dei genitori motivati dall’accesso a tali cure. Nel 2025, la California ha rafforzato queste protezioni con il SB 497, che impedisce ai fornitori di servizi sanitari di ottemperare a mandati di comparizione che richiedano la divulgazione di informazioni mediche relative alle cure di affermazione di genere.
Gli altri stati con leggi-scudo sono: Colorado, Connecticut, Illinois, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New Mexico, New York, Oregon, Rhode Island, Vermont e Washington [9]. Arizona e Delaware dispongono di protezioni analoghe attraverso ordini esecutivi dei rispettivi governatori.
Secondo il Movement Advancement Project, circa il 38% della popolazione trans statunitense vive in uno stato con leggi-scudo [9].
Il risultato è un paese spaccato in due. Una persona trans che vive in Minnesota ha accesso a protezioni legali che non esistono a poche centinaia di chilometri di distanza, in Iowa o nel South Dakota. Un adolescente trans in Tennessee non può accedere a bloccanti della pubertà, ma potrebbe farlo attraversando il confine con l’Illinois. La geografia è diventata il fattore determinante nell’accesso ai diritti fondamentali.
Il quadro che emerge
I dati raccontano una storia precisa. In meno di cinque anni, gli Stati Uniti sono passati dalla sentenza Bostock [2] — che affermava la protezione federale delle persone trans dalla discriminazione sul lavoro — a un sistema in cui la maggioranza degli stati ha approvato almeno una legge restrittiva nei confronti delle persone trans. La Corte Suprema, nella sua composizione attuale con sei giudici di nomina conservatrice, ha già avallato i divieti sanitari con Skrmetti [3] e appare orientata a fare lo stesso con i divieti sportivi [4].
I numeri sono questi: 27 stati con divieti sulle cure per i minori [5][15], 27 con divieti sportivi [8], 20 con restrizioni sui bagni. Oltre 120.000 adolescenti trans vivono in stati dove non possono accedere alle cure raccomandate dalla comunità medica [5]. Oltre 3.300 proposte di legge depositate in cinque anni [1]. Un ordine esecutivo che ridefinisce la politica federale in materia di sesso e genere [11].
Sul lato opposto, 14 stati e il District of Columbia hanno costruito un sistema di protezioni legali che tenta di arginare l’ondata [9]. I tribunali federali hanno bloccato alcune delle misure più aggressive dell’amministrazione Trump [10], ma le ingiunzioni sono temporanee e soggette ad appello.
La decisione della Corte Suprema sui divieti sportivi, attesa per giugno 2026 [4], rappresenta il prossimo snodo. Non si tratta solo di sport: la sentenza definirà i limiti del potere statale nel classificare le persone in base al sesso assegnato alla nascita, con implicazioni che si estendono ben oltre i campi da gioco.
I dati sono pubblici. Le sentenze sono depositate. Le leggi sono in vigore. Il lettore può trarre le proprie conclusioni.