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Persone trans e scuola in Italia

Pubblicato una settimana fa · 13 fonti citate Generato con AI
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Persone trans e scuola in Italia

La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro per tutti. Per molti studenti transgender e non-binari in Italia, non lo è. I dati mostrano che il bullismo transfobico resta diffuso, che la maggior parte delle scuole non ha strumenti adeguati e che le conseguenze sulla salute mentale e sul rendimento scolastico sono serie e documentate.

Ma i dati mostrano anche qualcos’altro: quando le scuole adottano politiche inclusive, quando gli insegnanti si formano e quando le famiglie collaborano con l’istituto, la qualità della vita degli studenti trans migliora in modo significativo [3]. Questo articolo raccoglie le informazioni che servono a studenti, genitori e personale scolastico per affrontare la situazione in modo informato e pratico.

Il problema: i numeri del bullismo transfobico

Prima di parlare di soluzioni, è necessario capire la dimensione del problema. I dati disponibili — sia italiani sia europei — disegnano un quadro chiaro.

In Italia

Il report Effetto Farfalla del Gay Center ha rilevato che il 35% degli studenti LGBT+ italiani dichiara di aver subito discriminazioni a scuola [8]. Uno studente LGBT+ su quattro ha subito episodi di bullismo fisico [8]. Il dato più preoccupante riguarda l’auto-censura: il 51% degli studenti nasconde il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere a scuola per evitare di essere preso di mira [8].

Per gli studenti transgender, la situazione è ancora più critica. Le persone trans sono esposte a un livello di stigma e visibilità che le rende bersagli particolarmente vulnerabili. E la mancanza di programmi dedicati aggrava il problema: secondo i dati disponibili, solo l’11% circa degli istituti superiori italiani ha attivato programmi inclusivi specifici per studenti trans e LGBT+.

In Europa

L’indagine EU LGBTIQ Survey III dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), pubblicata nel 2024, ha raccolto le esperienze di oltre 100.000 persone LGBTIQ in tutta Europa [1]. I risultati per l’ambito scolastico sono pesanti: il 67% delle persone LGBTIQ ha dichiarato di aver subito bullismo, derisione, insulti o minacce durante gli anni di scuola [1]. Tra i giovani di 15-17 anni, il 51% ha indicato che l’episodio di molestia più recente era stato perpetrato da qualcuno dell’ambiente scolastico [1].

Le persone transgender subiscono i tassi più elevati di discriminazione in assoluto: il 64% delle donne trans ha riportato di aver subito discriminazione nei dodici mesi precedenti l’indagine [1].

Le conseguenze

Il bullismo transfobico non è un problema che si risolve “facendo la pelle dura”. Le conseguenze documentate includono:

  • Abbandono scolastico e assenteismo. Uno studio pubblicato su PMC nel 2024 ha dimostrato una correlazione diretta tra bullismo transfobico e aumento dell’assenteismo, con un numero significativo di studenti trans che cambiano scuola o abbandonano del tutto gli studi [10].
  • Disagio psicologico. Il 26% delle vittime di bullismo omotransfobico sviluppa comportamenti autolesivi e il 15% manifesta pensieri suicidari, secondo i dati italiani [8].
  • Rendimento scolastico compromesso. Uno studente che spende le proprie energie per nascondersi, evitare corridoi o temere la ricreazione non riesce a concentrarsi sullo studio. Il calo del rendimento è una conseguenza diretta, non una coincidenza.

Secondo l’indagine del Trevor Project del 2022, condotta su quasi 34.000 giovani LGBTQ negli Stati Uniti, i giovani trans che percepivano la propria scuola come un ambiente accogliente avevano tassi significativamente inferiori di tentativi di suicidio [13]. L’ambiente scolastico non è un dettaglio: è un fattore determinante.

La carriera alias: lo strumento che esiste

In assenza di una legge nazionale specifica, le scuole italiane hanno sviluppato uno strumento concreto di tutela: la carriera alias.

Come funziona

La carriera alias è un accordo di riservatezza tra l’istituto scolastico, lo studente e la famiglia (nel caso di studenti minorenni). Attraverso questo accordo, lo studente transgender può essere chiamato con il nome scelto — e non con quello anagrafico — nei registri interni, nell’appello in classe, nelle comunicazioni tra docenti e nelle email istituzionali.

Non si tratta di una modifica dei documenti ufficiali. Il certificato di maturità, al termine dell’esame di Stato, riporterà comunque il nome anagrafico. La carriera alias opera esclusivamente all’interno dell’ambiente scolastico, ma è proprio lì che lo studente trascorre gran parte della giornata, e proprio lì che il nome sbagliato può causare sofferenza quotidiana.

I numeri in Italia

La diffusione della carriera alias nelle scuole italiane è cresciuta in modo significativo negli ultimi anni. Secondo i dati di AGEDO (Associazione di Genitori, Parenti e Amici di persone LGBT+), oltre 480 scuole in Italia prevedono nel proprio regolamento la carriera alias — di cui 475 pubbliche e 6 paritarie [4]. La Lombardia guida la classifica con 63 istituti, seguita da altre regioni del nord e del centro [4].

Nelle università la situazione è più consolidata. La prima università ad attivare la carriera alias fu quella di Torino nel 2003 [5]. Oggi quasi tutti i principali atenei italiani la prevedono, inclusi Bocconi, Bicocca, Cattolica, Statale e Politecnico a Milano, oltre a decine di altri in tutta Italia [5].

Come attivarla

La procedura varia da scuola a scuola, ma segue generalmente questi passaggi:

  1. Richiesta formale da parte dello studente (e della famiglia, se minorenne) al dirigente scolastico.
  2. Sottoscrizione di un accordo di riservatezza che specifica il nome scelto e le modalità di utilizzo.
  3. Comunicazione riservata al corpo docente e, se necessario, al personale amministrativo.
  4. Aggiornamento del registro elettronico interno con il nome alias.

Se la scuola di vostro figlio non ha ancora un regolamento per la carriera alias, è possibile proporla. L’associazione GenderLens ha pubblicato un modello di regolamento scolastico che può essere adattato e presentato al consiglio d’istituto [9]. Non servono autorizzazioni ministeriali: la decisione spetta all’autonomia scolastica.

I limiti

La carriera alias non è una soluzione perfetta. Non protegge dallo sguardo dei compagni che conoscevano il nome precedente, non risolve il problema dei documenti ufficiali e non garantisce automaticamente l’accesso ai bagni e agli spogliatoi coerenti con l’identità di genere. Ma per molti studenti è la differenza tra affrontare ogni giornata scolastica con un minimo di serenità e sentirsi negati nella propria identità per otto ore al giorno.

Il quadro normativo italiano

Non esiste in Italia una legge specifica che disciplini la condizione degli studenti transgender nelle scuole. Tuttavia, diversi strumenti giuridici offrono una cornice di tutela.

La Costituzione

L’articolo 3 della Costituzione italiana sancisce il principio di uguaglianza e vieta ogni discriminazione basata su “condizioni personali e sociali”. L’articolo 34 garantisce il diritto allo studio. Questi principi costituiscono la base giuridica per contestare qualsiasi trattamento discriminatorio in ambito scolastico.

La Legge 107/2015 (La Buona Scuola)

L’articolo 1, comma 16, della Legge 107/2015 prevede che il piano triennale dell’offerta formativa assicuri “l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.

In attuazione di questa norma, il MIUR ha emanato nel 2017 le Linee Guida Nazionali “Educare al rispetto”, che contengono indicazioni per il contrasto alle discriminazioni e la promozione di una cultura del rispetto [7]. Le linee guida non menzionano esplicitamente gli studenti transgender, ma il riferimento al contrasto di “tutte le discriminazioni” è stato interpretato in modo estensivo da molte scuole [7].

Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti

Il DPR 249/1998 garantisce a ogni studente il diritto alla dignità personale e vieta qualsiasi forma di discriminazione. Questo strumento può essere invocato in caso di bullismo o trattamento discriminatorio da parte di compagni o personale scolastico.

Cosa manca

Non esiste una legge che vieti esplicitamente la discriminazione basata sull’identità di genere nelle scuole. Non esistono linee guida ministeriali specifiche per l’attivazione della carriera alias. Non esiste un obbligo di formazione del personale scolastico sulle tematiche di genere. Ogni buona pratica, al momento, dipende dalla sensibilità e dalla volontà dei singoli istituti, dei singoli dirigenti, dei singoli insegnanti.

Il ruolo degli insegnanti

Gli insegnanti sono spesso le prime persone adulte a cui uno studente trans si rivolge — a volte prima ancora dei genitori. Il modo in cui un docente reagisce può fare la differenza tra uno studente che si sente protetto e uno che si chiude nel silenzio.

Cosa fare

  • Usare il nome e i pronomi richiesti. Sembra un gesto piccolo, ma per uno studente trans sentirsi chiamare con il nome giusto durante l’appello è un riconoscimento fondamentale. Se sbagliate, correggetevi senza drammatizzare e andate avanti.
  • Intervenire contro il bullismo. Non ignorare commenti transfobici, battute o insulti — anche quando lo studente trans non è presente. L’indifferenza degli adulti viene letta come approvazione.
  • Non fare outing. Non rivelare l’identità di genere di uno studente senza il suo esplicito consenso, né ai colleghi né ad altri studenti né ai genitori. L’outing è una violazione della privacy che può avere conseguenze gravi.
  • Creare un ambiente sicuro in classe. Utilizzare un linguaggio inclusivo, affrontare i temi della diversità quando il programma lo consente, mostrare che la classe è uno spazio in cui ciascuno può essere se stesso.
  • Formarsi. Non è necessario essere esperti di identità di genere per essere un buon insegnante per uno studente trans. Ma informarsi — leggendo, partecipando a corsi di aggiornamento, consultando risorse come Infotrans.it [6] — è un gesto di responsabilità professionale.

Cosa non fare

  • Non mettere lo studente al centro dell’attenzione senza il suo consenso. Alcune buone intenzioni possono ritorcersi: chiedere pubblicamente allo studente di “raccontare la sua esperienza” alla classe, per esempio, può essere fonte di profondo imbarazzo.
  • Non trattare l’identità di genere come un argomento da dibattito. L’esistenza delle persone trans non è un’opinione su cui si possa discutere in classe come se fosse una questione aperta. La dignità di uno studente non si mette ai voti.
  • Non chiedere informazioni sul corpo. Domande sulla transizione medica, sugli interventi chirurgici o sulle caratteristiche fisiche sono inappropriate e invasive, da parte di chiunque.

La questione dei bagni e degli spogliatoi

L’accesso ai servizi igienici e agli spogliatoi coerenti con la propria identità di genere è uno dei temi più concreti — e più controversi — per gli studenti trans a scuola.

Cosa dicono i dati

Secondo GLSEN, il 68% degli studenti transgender dichiara di non avere accesso ai bagni coerenti con la propria identità di genere [2]. Quando gli studenti sono costretti a usare i bagni del genere assegnato alla nascita, le conseguenze documentate includono: aumento del bullismo (i bagni sono uno degli spazi meno sorvegliati della scuola), sviluppo di problemi urinari (molti studenti evitano di andare in bagno per l’intera giornata scolastica) e aumento dell’assenteismo [2].

Soluzioni pratiche

Alcune scuole italiane hanno adottato soluzioni pragmatiche:

  • Bagno singolo unisex. L’istituto mette a disposizione un bagno singolo — spesso quello per le persone con disabilità o un bagno del personale — che qualsiasi studente può utilizzare. È una soluzione semplice e a costo zero.
  • Accesso al bagno coerente con l’identità di genere. Alcune scuole consentono allo studente trans di utilizzare i bagni del genere con cui si identifica, come previsto dalla carriera alias.
  • Per gli spogliatoi, la soluzione più comune è l’uso di uno spazio separato (un’infermeria, uno spogliatoio del personale) o l’accesso allo spogliatoio alcuni minuti prima o dopo gli altri studenti.

Nessuna di queste soluzioni è ideale in senso assoluto. Ma l’alternativa — costringere uno studente a un’esperienza quotidiana di umiliazione o di negazione — non è accettabile.

Lo psicologo scolastico

Lo psicologo scolastico può svolgere un ruolo prezioso, a patto che abbia una formazione adeguata sulle tematiche di identità di genere.

Cosa può fare

  • Essere un punto di riferimento sicuro per lo studente trans, un adulto a cui rivolgersi senza timore di essere giudicato.
  • Mediare con il corpo docente e la dirigenza per facilitare l’attivazione della carriera alias e l’adozione di buone pratiche.
  • Supportare la classe e i compagni nel comprendere la situazione, quando lo studente lo desidera.
  • Collaborare con la famiglia, facendo da ponte tra le esigenze dello studente e le preoccupazioni dei genitori.
  • Individuare segnali di disagio — depressione, isolamento, autolesionismo — e attivare i percorsi di supporto necessari.

Attenzione alla formazione

Non tutti gli psicologi scolastici hanno competenze specifiche sull’identità di genere. Uno psicologo che considera l’identità trans come un problema da risolvere, anziché come una parte della persona da accompagnare, può fare più danni che bene. Le linee guida dell’American Psychological Association (APA) raccomandano un approccio affermativo: lo psicologo non deve cercare di modificare l’identità di genere dello studente, ma supportarne il benessere complessivo [11].

Se lo psicologo scolastico non ha le competenze necessarie, è opportuno coinvolgere un professionista esterno specializzato. I centri ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) e il portale Infotrans.it offrono mappe dei servizi specializzati sul territorio [6].

Cosa possono fare i genitori

I genitori di uno studente trans hanno un ruolo cruciale nel rapporto con la scuola. Non sono spettatori: sono alleati attivi.

Prima di tutto: informarsi

Conoscere i diritti di vostro figlio e gli strumenti disponibili vi mette in una posizione di forza nel dialogo con la scuola. Sapere cos’è la carriera alias, conoscere la normativa di riferimento e avere a disposizione dati e risorse vi permette di parlare con i dirigenti in modo concreto e documentato.

Come dialogare con la scuola

  • Chiedete un incontro riservato con il dirigente scolastico. Spiegate la situazione e chiedete quali strumenti la scuola può mettere in campo.
  • Proponete la carriera alias se non è già prevista nel regolamento scolastico. Portate il modello di regolamento di GenderLens come riferimento [9].
  • Concordate le modalità di gestione dei bagni, degli spogliatoi, delle gite scolastiche e di qualsiasi altro aspetto pratico.
  • Identificate un referente interno — un insegnante, il coordinatore di classe o lo psicologo scolastico — a cui vostro figlio possa rivolgersi in caso di bisogno.
  • Chiedete la formazione del corpo docente. Alcune associazioni (GenderLens, AGEDO, Arcigay) offrono interventi formativi gratuiti o a basso costo nelle scuole.

Se la scuola non collabora

Non tutte le scuole sono pronte ad accogliere. Se incontrate resistenza, avete diverse opzioni:

  • Rivolgetevi all’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per segnalare la situazione.
  • Contattate l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che riceve segnalazioni di discriminazione anche in ambito scolastico.
  • Coinvolgete un’associazione come AGEDO, GenderLens o Arcigay, che possono fornire supporto, mediazione e, se necessario, assistenza legale.
  • Documentate tutto. Ogni episodio di discriminazione, ogni rifiuto, ogni comunicazione: la documentazione è essenziale se si decide di procedere con un reclamo formale.

Buone pratiche: cosa funziona

Nonostante le lacune normative, in Italia esistono esempi concreti di scuole che hanno affrontato il tema in modo efficace. E la ricerca internazionale offre indicazioni chiare su cosa funziona.

Il modello delle scuole inclusive

Secondo la ricerca di GLSEN, le scuole con politiche inclusive esplicite — regolamenti anti-bullismo che menzionano l’identità di genere, formazione del personale, presenza di gruppi studenteschi di supporto — registrano tassi significativamente inferiori di molestie verso gli studenti trans [3]. Non si tratta di opinioni: è l’effetto misurabile di politiche concrete.

L’UNESCO ha sviluppato un LGBTQI Inclusion Index per misurare il grado di inclusione degli ambienti educativi [12]. I fattori chiave identificati includono: legislazione anti-discriminazione che menzioni esplicitamente l’identità di genere, formazione obbligatoria per gli insegnanti, curricoli che includano la diversità di genere e meccanismi di segnalazione accessibili e sicuri [12].

Le raccomandazioni dell’APA per le scuole

Le linee guida dell’American Psychological Association per il supporto degli studenti transgender nelle scuole raccomandano [11]:

  • Che ogni studente abbia il diritto di essere chiamato con il nome e i pronomi coerenti con la propria identità di genere, senza che sia necessaria una modifica legale del nome.
  • Che gli studenti abbiano accesso ai servizi igienici coerenti con la propria identità di genere.
  • Che le scuole adottino politiche anti-bullismo che menzionino esplicitamente l’identità di genere come caratteristica protetta.
  • Che il personale scolastico riceva formazione specifica e continuativa.

Queste raccomandazioni, per quanto elaborate nel contesto statunitense, riflettono principi applicabili ovunque.

In Italia: esempi concreti

Diverse regioni italiane hanno prodotto documenti di riferimento. La Regione Lazio, per esempio, ha pubblicato le “Linee guida per la scuola: strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere”, un documento che offre indicazioni operative per gli istituti scolastici. La Regione Emilia-Romagna ha promosso azioni analoghe attraverso i propri uffici per le pari opportunità.

A livello di singoli istituti, le scuole che hanno attivato la carriera alias e adottato regolamenti espliciti di inclusione riportano un miglioramento del clima scolastico non solo per gli studenti trans, ma per l’intera comunità studentesca. L’inclusione, quando è reale, è un vantaggio per tutti.

A chi rivolgersi: risorse pratiche

Portali istituzionali

  • Infotrans.it — Il primo portale istituzionale europeo dedicato alle persone transgender, sviluppato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’UNAR [6]. Contiene schede informative sulla discriminazione, sui percorsi e una mappa dei servizi sul territorio. Sito: infotrans.it
  • UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) — Riceve segnalazioni di discriminazione anche in ambito scolastico, anche in forma anonima. Sito: unar.it
  • OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) — Attivo dal 2011, supporta le persone appartenenti a minoranze nel concreto godimento del diritto alla parità e alla protezione dalla discriminazione. Sito: interno.gov.it/OSCAD

Associazioni

  • AGEDO — Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+, con sedi in tutta Italia. Offre gruppi di ascolto, supporto tra pari, accompagnamento e un elenco aggiornato delle scuole con carriera alias [4]. Sito: agedonazionale.org
  • GenderLens — Associazione di genitori con risorse specifiche per famiglie di minori trans. Offre un modello di regolamento scolastico per la carriera alias, consulenze e formazione nelle scuole [9]. Sito: genderlens.org
  • Arcigay — La più grande associazione LGBT+ italiana, con sezioni locali che offrono supporto, consulenza e interventi nelle scuole. Sito: arcigay.it

Numeri utili

  • Gay Help Line: 800 713 713 — Numero verde nazionale contro omofobia e transfobia. Gratuito da fisso e mobile.
  • Telefono Amico Italia: 02 2327 2327 — Ascolto e supporto, attivo ogni giorno.

Una scuola migliore è possibile

La scuola italiana non è pronta, ma non è nemmeno ferma. In pochi anni, il numero di istituti con la carriera alias è passato da poche decine a oltre 480 [4]. Le associazioni di genitori hanno creato reti di supporto che dieci anni fa non esistevano. Sempre più insegnanti si formano, sempre più dirigenti scolastici si rendono disponibili, sempre più studenti trovano il coraggio di essere se stessi.

Il percorso è ancora lungo. Serve una legge nazionale che disciplini in modo chiaro i diritti degli studenti transgender. Servono linee guida ministeriali per la carriera alias. Serve la formazione obbligatoria del personale scolastico sulle tematiche di genere. Serve un meccanismo di segnalazione accessibile e sicuro per gli episodi di bullismo transfobico.

Ma nel frattempo, ogni singola scuola che attiva la carriera alias, ogni insegnante che usa il nome giusto, ogni genitore che chiede un incontro con il dirigente, ogni compagno di classe che si schiera contro un insulto — ciascuno di loro sta costruendo, un pezzo alla volta, la scuola che dovrebbe già esistere. Una scuola in cui ogni studente può imparare senza doversi nascondere.

Approfondimenti

  • Libro The Transgender Child (2008)
  • Film Just Charlie (2017)

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