Esplorare la propria identità di genere: quello che nessuno ti dice

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente ti stai facendo delle domande. Forse da poco, forse da anni. Forse non sai nemmeno come formulare quello che senti. Questo articolo non ha la pretesa di darti tutte le risposte, ma vuole offrirti qualcosa che spesso manca nel dibattito pubblico: informazioni accurate, basate sulla ricerca scientifica, scritte per te e non su di te.
Non ti diremo cosa pensare o cosa sentire. Ti diremo cosa sappiamo, cosa la scienza ha documentato e cosa ancora non sappiamo con certezza. Il resto spetta a te.
Cos’è l’identità di genere (in breve)
L’identità di genere è il senso intimo e profondo che hai del tuo genere. Può corrispondere al sesso che ti è stato assegnato alla nascita, oppure no. Può collocarsi nello spettro tra maschile e femminile, oppure al di fuori di questo spettro. L’American Psychological Association la definisce come un’esperienza interna e individuale del genere, che include il senso personale del proprio corpo e altre espressioni come l’abbigliamento, il linguaggio e i comportamenti [12].
L’identità di genere non è la stessa cosa dell’orientamento sessuale (verso chi sei attratto/a), dell’espressione di genere (come ti presenti al mondo) o del ruolo di genere (le aspettative della società). Sono tutte dimensioni diverse dell’esperienza umana. Se vuoi approfondire, abbiamo un articolo dedicato: Identità di genere: cos’è e cosa sappiamo.
Quello che senti è normale?
La risposta breve: se ti stai interrogando sulla tua identità di genere, sei in buona compagnia, e non solo metaforicamente. La ricerca lo documenta.
L’adolescenza è un periodo in cui l’identità — tutta l’identità, non solo quella di genere — è in costruzione. Uno studio longitudinale pubblicato su Archives of Sexual Behavior nel 2024 ha analizzato lo sviluppo dell’identità di genere dall’età di 11 anni fino ai 26, trovando che una parte significativa di adolescenti attraversa fasi di esplorazione e domande sul proprio genere [2]. Non è un’anomalia: è parte del normale sviluppo.
Il TransYouth Project, il primo studio longitudinale su larga scala su giovani transgender, ha seguito oltre 300 bambini e ragazzi per più di cinque anni. I risultati, pubblicati su Pediatrics nel 2022, mostrano che il 97,5% dei giovani che avevano fatto una transizione sociale continuava a identificarsi come transgender dopo cinque anni. Solo il 2,5% era tornato a identificarsi con il sesso assegnato alla nascita [1]. Questo ci dice due cose importanti: per la stragrande maggioranza, l’identità di genere è stabile nel tempo; e per una piccola percentuale, l’identità può evolvere, e anche questo va bene.
Interrogarsi non significa avere un problema. Significa prestare attenzione a ciò che senti. E questo, qualunque cosa scoprirai su di te, è un punto di partenza solido.
Cos’è la disforia di genere (e cosa non è)
Potresti aver sentito il termine “disforia di genere” e non sapere esattamente cosa significhi. Oppure potresti riconoscerti in certe descrizioni ma non in altre. Ecco cosa dice la scienza.
La disforia di genere è definita dal DSM-5 come un disagio clinicamente significativo causato dall’incongruenza tra il genere esperito e il sesso assegnato alla nascita. Non è l’identità transgender in sé a essere un disturbo: è il disagio che può accompagnarla. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’ICD-11, ha spostato l’incongruenza di genere fuori dal capitolo dei disturbi mentali, riconoscendo che essere transgender non è una malattia.
Detto in modo diretto: non tutte le persone transgender provano disforia, e la disforia non si manifesta nello stesso modo per tutti. Per qualcuno è un disagio fisico intenso, per altri è più sottile — un senso di estraneità, di “qualcosa che non torna”. Per altri ancora si manifesta soprattutto nelle interazioni sociali, quando vengono percepiti in un modo che non corrisponde a chi sono.
Quello che la ricerca mostra in modo chiaro è che la sofferenza psicologica delle persone transgender è legata in larga parte allo stigma sociale, alla discriminazione e alla mancanza di supporto, non all’identità di genere in sé [13]. Il modello del minority stress, ben documentato nella letteratura scientifica, spiega come il pregiudizio e l’esclusione abbiano un impatto diretto sulla salute mentale. I dati del Trevor Project (2024) indicano che il 46% dei giovani transgender e non binari ha pensato seriamente al suicidio nell’ultimo anno, ma anche che il supporto familiare e sociale riduce drasticamente questo rischio [10].
Se stai attraversando un momento difficile: non è colpa tua, e non sei solo/a.
Non devi avere tutte le risposte adesso
Questa è forse la cosa più importante che possiamo dirti: va bene non sapere.
La cultura in cui viviamo spinge a definirsi in fretta — un’etichetta, una dichiarazione, una certezza. Ma l’identità di genere non funziona con un interruttore. Per alcune persone è una certezza precoce e chiara; per altre è un processo che richiede tempo, esplorazione, a volte tentativi ed errori.
Le linee guida dell’American Psychological Association per la pratica clinica con persone transgender raccomandano esplicitamente che i professionisti della salute mentale supportino l’esplorazione dell’identità di genere senza cercare di indirizzarla in una direzione o nell’altra [12]. Il principio è lo stesso che vale per te: l’esplorazione non è un problema da risolvere, è un processo da attraversare.
Alcuni punti fermi dalla ricerca:
- L’identità può evolvere, e non per questo è meno valida. Alcune persone si identificano in un modo a 14 anni e in un altro a 20. Questo non significa che la prima identità fosse “sbagliata” o che quella attuale sia “solo una fase”.
- Non esiste un modo “corretto” di essere transgender, non binario o in esplorazione. Non devi conformarti a nessun modello precostituito.
- Non devi giustificarti con nessuno. La tua identità è tua. Non hai bisogno di prove, di una storia perfetta o di spuntare caselle.
La pressione a “decidere” può venire da fuori, ma anche da dentro. Se la senti, sappi che è comprensibile. E sappi anche che prendere tempo non è segno di debolezza o confusione: è segno di rispetto verso te stesso/a.
Cosa puoi fare: le opzioni che esistono
Se stai pensando di fare qualcosa rispetto a quello che senti, è utile sapere che le opzioni sono più sfumate di quanto il dibattito pubblico suggerisca. Non esiste un percorso unico, e nessuno ti chiederà di fare tutto subito.
Transizione sociale
La transizione sociale comprende i cambiamenti non medici: scegliere un nome diverso, usare pronomi diversi, cambiare il modo in cui ti presenti. Può essere totale o parziale, pubblica o limitata a poche persone fidate. La ricerca mostra che i giovani transgender che vivono in accordo con la propria identità e hanno il supporto della famiglia presentano livelli di depressione comparabili a quelli dei coetanei cisgender [6].
La transizione sociale è completamente reversibile per definizione: è fatta di scelte quotidiane, non di interventi irreversibili. E per molti giovani è sufficiente, almeno per un periodo.
Supporto psicologico
Parlare con un professionista esperto di identità di genere non è un prerequisito per “essere davvero trans” — è una risorsa che puoi usare per capire meglio cosa senti, indipendentemente da dove arriverai. Un buon professionista non ti dirà chi sei: ti aiuterà a scoprirlo.
Le linee guida WPATH (Standards of Care, versione 8, 2022) raccomandano che qualsiasi percorso medico per adolescenti sia preceduto da una valutazione approfondita che consideri la salute mentale complessiva, il contesto familiare e sociale, e la stabilità dell’identità di genere nel tempo [3]. Questo non è un ostacolo burocratico: è una tutela per te.
Bloccanti della pubertà
Se sei in fase puberale, potresti sentir parlare dei bloccanti della pubertà (agonisti del GnRH). Ecco cosa dice la scienza, senza semplificazioni.
I bloccanti della pubertà sospendono temporaneamente lo sviluppo puberale. L’Endocrine Society li descrive come generalmente reversibili: quando vengono interrotti, la pubertà riprende [4]. Uno studio del 2024 pubblicato dall’American Physiological Society ha confermato che gli effetti dei bloccanti sui tessuti riproduttivi sono reversibili dopo la sospensione [15].
Lo scopo non è “decidere al posto tuo” — è darti tempo. Tempo per capire, senza che il corpo cambi in una direzione che potrebbe aumentare il disagio. I bloccanti non vengono prescritti alla leggera: richiedono una diagnosi di disforia di genere, una valutazione da parte di un’équipe multidisciplinare e il consenso informato del ragazzo/a e della famiglia.
Una nota di onestà: la ricerca sui bloccanti è ancora in evoluzione. Gli studi disponibili indicano benefici sulla salute mentale, ma le pubblicazioni scientifiche riconoscono che servono dati a lungo termine più robusti [8]. Uno studio pubblicato su Frontiers in Endocrinology nel 2024 sottolinea che i trial controllati randomizzati su larga scala sono ancora necessari [8]. La comunità scientifica è concorde sull’importanza di continuare la ricerca.
Terapia ormonale
La terapia ormonale (testosterone o estrogeni) è un passo successivo, distinto dai bloccanti, che produce cambiamenti in parte irreversibili. Le linee guida internazionali la riservano ad adolescenti più grandi, dopo una valutazione approfondita e prolungata [3][4]. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2023 ha seguito 315 giovani transgender per due anni dopo l’inizio della terapia ormonale, riscontrando un aumento della soddisfazione per la vita, una riduzione dei sintomi depressivi e ansiosi, e un miglioramento del benessere psicosociale [7].
Nessun intervento medico avviene in fretta. Questo è un punto su cui la disinformazione è particolarmente aggressiva: l’idea che “i bambini vengano operati” o che “basta chiedere per ottenere ormoni” non corrisponde alla realtà dei protocolli clinici esistenti, in Italia o altrove.
Come parlarne con qualcuno
Decidere di parlare di quello che senti è un passo significativo. Non esiste un momento “giusto” o un modo perfetto per farlo. Ma la ricerca offre alcune indicazioni utili.
Con la famiglia
Una revisione sistematica del 2023 sugli interventi familiari con giovani transgender ha identificato che il supporto dei genitori è il singolo fattore protettivo più potente per la salute mentale [11]. I giovani con famiglie “molto supportive” mostrano livelli di autostima e soddisfazione significativamente più alti e tassi di depressione e tentativi di suicidio significativamente più bassi rispetto a chi non ha questo supporto [10][11].
Questo non significa che tutti i genitori reagiranno bene, o subito. Se pensi che parlare con la tua famiglia potrebbe non essere sicuro, non sei obbligato/a a farlo. La tua sicurezza viene prima di tutto. In quel caso, inizia con un adulto di fiducia — un insegnante, un/a consulente, un professionista.
Se decidi di parlarne con la tua famiglia, alcune strategie che la ricerca suggerisce come utili:
- Scegli un momento tranquillo, non durante un conflitto.
- Prepara qualche risorsa da condividere: un articolo, un sito. A volte i genitori hanno bisogno di informazioni per elaborare quello che sentono.
- Non aspettarti una reazione perfetta. Molti genitori hanno bisogno di tempo. Una prima reazione negativa non è necessariamente definitiva.
- Se possibile, suggerisci di parlare con un professionista insieme. Associazioni come AGEDO (Associazione Genitori di persone LGBT+) offrono gruppi di supporto specifici per genitori.
Con gli amici
Non devi dirlo a tutti contemporaneamente. Puoi iniziare da una persona di fiducia. Puoi anche decidere di non dirlo affatto, almeno per ora. La tua identità non dipende dal fatto che gli altri la conoscano.
Con un professionista
Se hai accesso a un/a psicologo/a o neuropsichiatra infantile, un professionista esperto in identità di genere può essere una risorsa importante. Non per “diagnosticarti”, ma per avere uno spazio sicuro in cui esplorare quello che senti senza giudizio.
I tuoi diritti in Italia
La situazione italiana è complessa e in evoluzione. Ecco cosa sappiamo a oggi.
La carriera alias a scuola
In Italia, oltre 450 scuole hanno adottato un protocollo chiamato “carriera alias”. Si tratta di un accordo tra la scuola, lo/a studente e la famiglia (nel caso di minori) che permette di utilizzare il nome scelto nei registri interni, nell’email scolastica e nelle comunicazioni quotidiane. Non ha valore legale al di fuori della scuola — il diploma riporterà il nome anagrafico — ma è uno strumento concreto per vivere l’ambiente scolastico con meno disagio.
Non tutte le scuole la prevedono, e il Ministero dell’Istruzione non ha emanato linee guida nazionali. Se la tua scuola non ha un protocollo, puoi informarti e, con il supporto della famiglia, chiedere che venga attivato. Associazioni come GenderLens hanno pubblicato modelli di regolamento scolastico utilizzabili come riferimento.
Percorsi sanitari per minori
In Italia, i centri specializzati che offrono percorsi per minori con incongruenza di genere sono pochi. Secondo uno studio del 2020 pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, solo nove centri nel paese erano collegati all’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) per la presa in carico di giovani [9]. La situazione negli ultimi anni si è ulteriormente complicata per via di restrizioni e indagini che hanno limitato l’accesso ad alcuni servizi.
Il percorso previsto dai protocolli italiani segue un approccio a tappe: prima una valutazione psicodiagnostica approfondita, poi — se indicato — il supporto endocrinologico [9]. Nulla avviene senza valutazione, senza consenso e senza il coinvolgimento della famiglia.
Privacy
Il tuo diritto alla privacy sulla tua identità di genere è tutelato dalle leggi generali sulla protezione dei dati personali. Nessuno — insegnanti, compagni, operatori sanitari — può rivelare informazioni sulla tua identità di genere senza il tuo consenso. Se sei minorenne, i tuoi genitori sono coinvolti nelle decisioni sanitarie, ma hai comunque diritto a essere ascoltato/a e a partecipare alle scelte che ti riguardano.
Dove trovare supporto
Non devi affrontare tutto da solo/a. In Italia esistono risorse concrete.
Linee telefoniche e di ascolto
- Gay Help Line / Trans Punto di Ascolto: 800 713 713 (gratuito e anonimo, attivo dal lunedì al sabato dalle 16:00 alle 20:00). Sezione dedicata specificamente a tematiche trans, gestita da Azione Trans.
- Telefono Amico: 02 2327 2327 o via WhatsApp al 324 011 7252. Non specifico per tematiche di genere, ma formato per l’ascolto senza giudizio.
Associazioni
- AGEDO (Associazione Genitori, parenti e amici di persone LGBT+): presente in tutta Italia con 33 sedi territoriali. Offre accoglienza, informazione e gruppi di auto-aiuto per famiglie. Sito: agedonazionale.org
- GenderLens: associazione di famiglie di bambini e adolescenti trans, attiva su tutto il territorio nazionale con incontri online, consulenze e formazione. Si oppone a qualsiasi approccio patologizzante. Sito: genderlens.org
- MIT (Movimento Identità Trans): offre un consultorio e servizi di supporto psicologico e legale. Sito: mit-italia.it
- Azione Trans: sede a Roma, offre il Punto di Ascolto telefonico e sportelli di supporto. Sito: azionetrans.org
Risorse istituzionali
- InfoTrans (infotrans.it): portale creato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’UNAR [14]. Contiene una mappa interattiva di tutti i servizi dedicati alle persone transgender in Italia — centri clinici, associazioni, punti di ascolto — regione per regione.
Comunità online
Se non hai accesso a risorse fisiche nella tua zona, le comunità online possono essere un primo spazio di confronto. Cerca gruppi moderati e con regole chiare sulla privacy. Le associazioni elencate sopra hanno spesso spazi online dedicati ai giovani.
Una nota importante: le community online possono essere preziose, ma non sostituiscono il supporto professionale. Se stai vivendo un momento di sofferenza, parlare con un professionista resta la scelta più efficace.
Una cosa da portare via
La tua identità è tua. Non di chi scrive articoli, non di chi fa politica, non di chi ha opinioni sui social media. L’esplorazione dell’identità di genere non è una patologia, non è una moda, non è un capriccio: è un’esperienza umana documentata dalla ricerca scientifica, attraverso culture e periodi storici.
Qualunque cosa scoprirai su di te — che tu sia transgender, non binario, cisgender, o che preferisca non usare nessuna etichetta — il fatto che ti stai ponendo queste domande con onestà è già qualcosa di significativo.
Non ti serve una risposta definitiva oggi. Ti serve sapere che le risposte esistono, che la scienza le sta cercando con rigore, e che ci sono persone e risorse pronte ad accompagnarti. Senza fretta, senza pressione, e senza giudizio.
Approfondimenti
- Libro Gender Queer: A Memoir (2019)
- Serie TV Euphoria (2019)