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Genitorialità e persone trans

Pubblicato una settimana fa · 12 fonti citate Generato con AI
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Genitorialità e persone trans

“Posso avere una famiglia?” è una domanda che molte persone transgender si pongono, spesso con un misto di desiderio e timore. La risposta breve è: sì. Le persone trans possono diventare genitori, e molte lo sono già. Le strade per arrivarci sono diverse — biologiche, legali, sociali — e ognuna presenta opportunità e ostacoli specifici, soprattutto nel contesto italiano. Questo articolo esplora tutte le opzioni con onestà, senza nascondere le difficoltà legali che esistono oggi in Italia, ma senza nemmeno dimenticare che la scienza è dalla parte delle famiglie trans.

Figli biologici: le opzioni esistono

Contrariamente a quanto molti credono, la transizione di genere non preclude necessariamente la possibilità di avere figli biologici. Le opzioni dipendono dal tipo di percorso intrapreso e da quanto presto si pianifica la questione della fertilità.

La preservazione della fertilità

La preservazione dei gameti — ovociti, spermatozoi o tessuto gonadico — prima di iniziare la terapia ormonale o di sottoporsi a interventi chirurgici è la strategia più consolidata. Gli Standards of Care versione 8 della WPATH (2022) raccomandano esplicitamente che tutti i professionisti sanitari discutano le opzioni di preservazione della fertilità con le persone transgender prima di iniziare qualsiasi trattamento di affermazione di genere [7].

Per le donne trans (assegnate maschio alla nascita), la crioconservazione dello sperma è una procedura relativamente semplice, economica e con tassi di successo elevati. Idealmente va effettuata prima di iniziare la terapia estrogenica, poiché gli estrogeni possono ridurre significativamente la produzione di spermatozoi nel tempo.

Per gli uomini trans (assegnati femmina alla nascita), le opzioni includono la crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico. Queste procedure sono più invasive e costose, ma offrono una possibilità concreta di genitorialità biologica futura.

Il problema reale, documentato dalla letteratura scientifica, è che la preservazione della fertilità viene discussa troppo poco e troppo tardi. Secondo una revisione del 2019 (Cheng et al.), solo il 12% circa dei pazienti transgender riceve un counseling adeguato sulla fertilità e appena il 5% procede con la crioconservazione dei gameti [6]. Le ragioni sono molteplici: costi elevati (spesso non coperti dal sistema sanitario), urgenza percepita di iniziare la transizione, e talvolta scarsa sensibilizzazione da parte dei professionisti stessi.

Gravidanza negli uomini trans

Uno degli aspetti meno conosciuti della genitorialità trans riguarda la possibilità per gli uomini trans di portare avanti una gravidanza. Se un uomo trans ha mantenuto l’utero e le ovaie, la gravidanza è biologicamente possibile.

Lo studio di riferimento su questo tema è quello di Light, Obedin-Maliver e colleghi, pubblicato su Obstetrics & Gynecology nel 2014 [2]. I ricercatori hanno intervistato 41 uomini trans che avevano avuto una gravidanza dopo la transizione. Di questi, il 61% aveva precedentemente assunto testosterone, e l’88% ha concepito utilizzando i propri ovociti [2]. Lo studio ha documentato gravidanze portate a termine con successo, evidenziando al contempo le sfide specifiche: isolamento, mancanza di risorse informative adeguate e una diffusa impreparazione del personale sanitario nel gestire gravidanze in pazienti transmascolini.

Un aspetto importante: il testosterone va sospeso prima e durante la gravidanza, poiché può interferire con lo sviluppo fetale. Dopo il parto, la ripresa della terapia ormonale è possibile. Studi successivi, tra cui una revisione di Obedin-Maliver e Makadon (2016) pubblicata su Obstetric Medicine, hanno confermato che la fertilità può tornare dopo la sospensione del testosterone, anche dopo anni di terapia ormonale, sebbene la tempistica vari da persona a persona [11].

Uno studio qualitativo del 2016 (MacDonald et al.) ha esplorato anche l’esperienza dell’allattamento (o “chestfeeding”, termine usato da molti uomini trans) dopo il parto [8]. Su 22 partecipanti transmascolini, 16 hanno scelto di allattare per un periodo. L’esperienza è stata descritta come complessa: positiva dal punto di vista del legame con il neonato, ma a volte fonte di disforia di genere [8]. I professionisti sanitari che seguono queste gravidanze devono essere consapevoli di queste dinamiche per offrire un supporto adeguato.

L’impatto della terapia ormonale sulla fertilità

La terapia ormonale di affermazione di genere non è un metodo contraccettivo e non garantisce la sterilità permanente. Tuttavia, l’uso prolungato di ormoni può ridurre la fertilità in modi non del tutto prevedibili. Per le donne trans, la terapia estrogenica a lungo termine può causare atrofia testicolare e riduzione della spermatogenesi, effetti che in alcuni casi sono reversibili alla sospensione della terapia, ma non sempre. Per gli uomini trans, il testosterone sopprime l’ovulazione, ma la fertilità può tornare dopo la sospensione [11].

Il messaggio chiave è: discutere la preservazione della fertilità il prima possibile è fondamentale, indipendentemente dal fatto che la persona desideri figli in quel momento [7]. I desideri cambiano nel tempo, e avere opzioni aperte è un valore concreto.

Adozione in Italia: il quadro legale

L’adozione è una delle strade per la genitorialità, ma in Italia il quadro normativo è restrittivo e richiede una comprensione chiara di cosa sia possibile e cosa no.

L’adozione piena (legittimante)

La legge 184/1983 riserva l’adozione piena — quella che crea un rapporto di filiazione legale completo — alle coppie sposate da almeno tre anni (o conviventi da tre anni prima del matrimonio) [10]. La coppia deve essere composta da persone di sesso diverso.

Cosa significa per una persona trans? Dopo la rettificazione anagrafica ai sensi della legge 164/1982, una persona trans risulta a tutti gli effetti del genere rettificato. Se forma una coppia eterosessuale (ad esempio, un uomo trans sposato con una donna cisgender, o una donna trans sposata con un uomo cisgender), quella coppia può formalmente accedere all’adozione piena, soddisfacendo gli stessi requisiti di qualsiasi altra coppia sposata.

Nella pratica, tuttavia, il percorso può essere più complicato. Le valutazioni psicosociali e le indagini dei servizi sociali che precedono l’adozione comportano un esame approfondito della storia personale e familiare. L’identità transgender di un genitore potrebbe emergere in questa fase, e non si può escludere che influisca, anche inconsciamente, sulle valutazioni. Non esistono dati sistematici italiani su quante coppie con un genitore trans abbiano completato con successo un percorso adottivo.

L’adozione in casi particolari (art. 44)

L’articolo 44 della legge 184/1983 prevede l’adozione in “casi particolari” che non richiedono il matrimonio della coppia [10]. Questa forma di adozione è accessibile anche alle persone singole e non crea un rapporto di filiazione pieno (il bambino mantiene i legami giuridici con la famiglia di origine). I casi previsti includono:

  • L’adozione del figlio del coniuge (stepchild adoption)
  • L’adozione di un minore orfano da parte di un parente
  • L’adozione di un minore con disabilità
  • L’adozione quando esista un rapporto stabile e duraturo con il minore

La stepchild adoption è stata utilizzata in Italia, attraverso l’interpretazione giurisprudenziale, anche da coppie dello stesso sesso per riconoscere il legame tra un genitore non biologico e il figlio del partner. Per le persone trans, questa può rappresentare una via per formalizzare il rapporto con i figli del partner, anche al di fuori del matrimonio.

Nel marzo 2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il divieto assoluto per le persone singole di accedere all’adozione internazionale, aprendo potenzialmente nuove possibilità anche per persone trans single.

PMA: procreazione medicalmente assistita

La legge 40/2004, che regola la PMA in Italia, limita l’accesso alle coppie di sesso diverso, sposate o conviventi, con problemi documentati di sterilità o infertilità [9]. Non è previsto l’accesso per le persone single o per le coppie dello stesso sesso.

Per una persona trans che ha completato la rettificazione anagrafica e si trova in una coppia eterosessuale (sul piano anagrafico), l’accesso alla PMA è teoricamente possibile. La coppia dovrà dimostrare una condizione di sterilità o infertilità certificata. In molti casi, le persone trans che hanno seguito terapie ormonali prolungate o si sono sottoposte a interventi chirurgici presentano effettivamente condizioni di infertilità che giustificherebbero l’accesso alla PMA.

Tuttavia, la situazione può diventare paradossale. Una coppia formata da un uomo trans (con rettificazione anagrafica) e una donna cisgender è anagraficamente eterosessuale e potrebbe accedere alla PMA con donazione di sperma, come qualsiasi coppia eterosessuale con fattore maschile di infertilità. La fecondazione eterologa è stata legalizzata in Italia dalla sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale. Dal 2024, la PMA è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il che significa che dovrebbe essere garantita dal Servizio Sanitario Nazionale in tutte le regioni.

La questione della gestazione per altri (GPA)

La gestazione per altri (surrogacy) è illegale in Italia dal 2004 [9]. Nel novembre 2024, il Parlamento ha approvato una legge che estende il divieto anche alla GPA effettuata all’estero da cittadini italiani, configurandola come “reato universale”. La pena prevista arriva fino a due anni di reclusione e un milione di euro di multa.

Questa legge ha un impatto significativo sulle persone trans, in particolare sulle donne trans che, non avendo un utero, non possono portare avanti una gravidanza. La GPA rappresentava, per alcune, l’unica possibilità di avere un figlio biologicamente legato a sé. Il divieto italiano è tra i più severi d’Europa e si applica indipendentemente dal fatto che la GPA nel Paese estero sia legale e regolamentata.

Co-genitorialità e altre forme di famiglia

Al di là delle vie biologiche e legali tradizionali, esistono forme di genitorialità che meritano attenzione.

La co-genitorialità (co-parenting) prevede che due o più persone decidano di crescere un figlio insieme senza essere necessariamente una coppia sentimentale. Questa forma di famiglia è sempre esistita, ma sta diventando più visibile. Per le persone trans, può rappresentare un’opzione quando le vie tradizionali sono precluse o non desiderate.

L’affido familiare è un’altra possibilità. In Italia, l’affido è aperto anche alle persone singole e non richiede il matrimonio. Pur non creando un rapporto di filiazione permanente, l’affido permette di accogliere un minore in difficoltà e di costruire un legame significativo. Alcune persone trans hanno intrapreso questa strada come forma di genitorialità.

Cosa dice la scienza sui figli di genitori trans

Uno degli argomenti più usati contro la genitorialità delle persone trans è la presunta preoccupazione per il benessere dei figli. La ricerca scientifica, tuttavia, racconta una storia diversa.

Lo studio di Golombok e colleghi (2021)

Il primo studio quantitativo specificamente dedicato alla qualità della relazione genitore-figlio e all’adattamento psicologico dei figli in famiglie con un genitore trans è stato condotto da Golombok e colleghi, pubblicato su Parenting: Science and Practice [1]. Lo studio ha esaminato 35 famiglie con 37 genitori trans e 25 figli di età compresa tra 8 e 18 anni.

I risultati sono stati chiari: genitori e figli mostravano relazioni di buona qualità, e i figli presentavano un buon adattamento psicologico [1]. L’età del bambino al momento della comunicazione dell’identità di genere del genitore non risultava correlata agli esiti. I problemi di adattamento, quando presenti, non erano correlati allo stress da minoranza di genere vissuto dal genitore. Lo studio ha concluso che le preoccupazioni comunemente espresse sugli effetti negativi della crescita con un genitore trans non trovano supporto nei dati [1].

White e Ettner (2007)

Uno studio precedente di White e Ettner, pubblicato su European Child & Adolescent Psychiatry, ha esaminato 55 figli di 27 genitori trans, con un follow-up medio di sei anni dalla transizione del genitore [4]. Il 35% dei figli presentava un disturbo psichiatrico, un tasso paragonabile a quello della popolazione generale. I figli più giovani al momento della transizione del genitore tendevano ad avere relazioni migliori e minori difficoltà di adattamento [4]. Il fattore predittivo più significativo per il malessere dei figli non era l’identità trans del genitore, ma il livello di conflitto tra i genitori.

La revisione sistematica di Hafford-Letchfield (2019)

La revisione sistematica più completa sulla genitorialità trans è stata condotta da Hafford-Letchfield e colleghi nel 2019 [5]. Analizzando 26 studi pubblicati tra il 1990 e il 2017, i ricercatori hanno identificato temi ricorrenti: le modalità con cui le persone trans negoziano le relazioni con i figli dopo la disclosure e la transizione, l’impatto della transizione sui figli, i rapporti con la famiglia allargata, e il ruolo del supporto professionale.

La revisione ha evidenziato che la qualità della genitorialità non è determinata dall’identità di genere del genitore [5]. I fattori che contano sono gli stessi che contano in tutte le famiglie: la qualità della comunicazione, la stabilità emotiva, la coerenza educativa, il supporto reciproco.

Biblarz e Stacey (2010)

Anche se focalizzata più ampiamente sulle famiglie con genitori dello stesso sesso, la meta-analisi di Biblarz e Stacey, pubblicata sul Journal of Marriage and Family, ha fornito un contributo importante al dibattito [3]. Analizzando le evidenze disponibili, gli autori hanno concluso che il genere dei genitori non è un fattore determinante per lo sviluppo dei figli [3]. Ciò che conta è la qualità delle relazioni familiari, non la loro composizione.

Il riconoscimento legale della genitorialità

In Italia, il riconoscimento legale della genitorialità per le persone trans presenta complessità specifiche.

Quando una persona trans ha figli prima della rettificazione anagrafica, la situazione può generare incongruenze burocratiche. Ad esempio, un uomo trans che ha partorito prima della rettificazione risulta come “madre” sui documenti del figlio, ma dopo la rettificazione diventa legalmente uomo. Questa discrepanza può causare problemi pratici in ambito scolastico, sanitario e amministrativo.

Quando una persona trans ha figli dopo la rettificazione, la situazione è più lineare sul piano documentale, ma può comunque sollevare questioni in sede di riconoscimento della genitorialità, soprattutto se la coppia non è sposata o se il concepimento è avvenuto tramite PMA.

Il tema del riconoscimento della genitorialità per le coppie dello stesso sesso (e, indirettamente, per le coppie con una persona trans prima della rettificazione) è al centro di un dibattito giurisprudenziale in evoluzione. Diversi tribunali italiani hanno riconosciuto la doppia genitorialità in casi specifici, ma manca una legislazione nazionale uniforme.

Sfide e discriminazioni

Sarebbe disonesto non parlare delle difficoltà reali che le famiglie trans affrontano.

In ambito sanitario

La gravidanza di un uomo trans, come documentato dallo studio di Light et al. (2014), si scontra spesso con un sistema sanitario impreparato [2]. Il personale medico può non avere formazione specifica per gestire una gravidanza in un paziente transmascolino, con conseguenze che vanno dall’uso di un linguaggio inadeguato fino a errori nella gestione clinica. La mancanza di protocolli specifici è un problema concreto.

In ambito sociale

Lo stigma verso le famiglie trans esiste e può manifestarsi nell’ambiente scolastico dei figli, nelle relazioni con la famiglia allargata, e nelle interazioni quotidiane con istituzioni e servizi. I figli di genitori trans possono trovarsi a dover spiegare la propria situazione familiare in contesti non sempre accoglienti.

In ambito legale

L’assenza di una legislazione organica sulla genitorialità delle persone trans e dello stesso sesso crea incertezza giuridica. Le famiglie dipendono dalla giurisprudenza, che varia da tribunale a tribunale e da città a città, rendendo i diritti di fatto una lotteria geografica.

Le famiglie trans esistono già

Al di là dei dati e delle leggi, è importante ricordare un fatto semplice: le famiglie con genitori trans esistono già. Esistono in Italia e nel mondo. Sono famiglie in cui si cresce, si discute, si ride e si affronta la quotidianità come in tutte le altre.

Alcune persone trans avevano già figli prima di iniziare il proprio percorso di affermazione di genere. Altre hanno scelto di diventare genitori durante o dopo la transizione. Altre ancora stanno costruendo famiglie attraverso l’affido, la co-genitorialità o semplicemente scegliendo di essere figure genitoriali significative nella vita di bambini e ragazzi.

Queste famiglie non chiedono privilegi. Chiedono riconoscimento, tutele legali adeguate e il rispetto che si deve a qualsiasi nucleo familiare costruito sull’amore e sulla responsabilità.

Risorse pratiche

Per le persone trans che desiderano diventare genitori o che lo sono già, esistono punti di riferimento a cui rivolgersi.

Informazione e supporto

  • Infotrans.it — Il portale istituzionale dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato alle persone transgender, con informazioni su percorsi di salute, diritti e servizi sul territorio [12]. Sito: infotrans.it
  • Famiglie Arcobaleno — Associazione di genitori LGBT+ con figli, attiva su tutto il territorio nazionale. Offre supporto tra pari, informazioni legali e advocacy per i diritti delle famiglie. Sito: famigliearcobaleno.org
  • Agedo — Associazione di genitori, parenti e amici di persone LGBT+, con 33 sedi in Italia. Sito: agedonazionale.org

Supporto legale

  • Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI+) — Rete di avvocati specializzati nei diritti delle persone LGBTI+, incluse le questioni legate alla genitorialità e al riconoscimento della filiazione. Sito: retelenford.it

Consulenza sulla fertilità

  • I centri ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) seguono gli standard WPATH e possono indirizzare verso strutture di medicina della riproduzione con esperienza nel trattamento di pazienti transgender [7]. Sito: onig.it
  • I centri di PMA presenti sul territorio nazionale sono consultabili attraverso il Registro Nazionale della PMA dell’Istituto Superiore di Sanità.

Un diritto, non una concessione

Il desiderio di avere una famiglia è universale e non dipende dall’identità di genere. La ricerca scientifica — da Golombok [1] a White e Ettner [4], da Light [2] a Hafford-Letchfield [5] — converge su un punto: i figli di genitori trans stanno bene quando crescono in famiglie amorevoli e supportive, esattamente come tutti gli altri bambini. La qualità della relazione genitore-figlio conta infinitamente più della configurazione della famiglia [3].

L’Italia ha ancora molta strada da fare sul piano legislativo. Le leggi sull’adozione e sulla PMA sono state pensate in un’epoca diversa e non tengono conto della realtà delle famiglie trans. La giurisprudenza sta lentamente colmando alcuni vuoti, ma l’incertezza normativa resta un peso concreto sulla vita di queste famiglie.

Nel frattempo, le persone trans che desiderano diventare genitori meritano di sapere che le opzioni esistono, che la scienza è dalla loro parte, e che non sono sole. Pianificare, informarsi, preservare le proprie opzioni riproduttive il prima possibile [7] e cercare supporto legale e psicologico competente sono passi concreti che possono fare la differenza.

Ogni famiglia ha la propria storia. Le famiglie trans non fanno eccezione. E ogni bambino merita di crescere sapendo che la propria famiglia è valida, riconosciuta e protetta dalla legge — un traguardo verso cui continuare a lavorare.

Approfondimenti

  • Libro Love Lives Here (2019)
  • Serie TV Transparent (2014)
  • Documentario Seahorse (2019)

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