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Diritti delle persone trans nel mondo: una mappa globale

Pubblicato una settimana fa · 15 fonti citate Generato con AI
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Diritti delle persone trans nel mondo: una mappa globale

La condizione giuridica delle persone transgender varia in modo radicale da un paese all’altro. Mentre alcuni stati hanno adottato leggi che permettono il cambio di genere anagrafico con una semplice dichiarazione, altri hanno introdotto divieti espliciti al riconoscimento legale dell’identità di genere. Questa mappa globale fotografa lo stato dei diritti delle persone trans nel mondo, un panorama frammentato e in costante evoluzione.

Un panorama frammentato e in rapida evoluzione

Il quadro internazionale dei diritti delle persone trans si presenta come un mosaico di approcci profondamente diversi. Secondo il rapporto “Laws on Us” pubblicato da ILGA World nel 2024, le legislazioni nazionali si muovono lungo un ampio spettro: dal pieno riconoscimento giuridico basato sull’autodeterminazione alla criminalizzazione totale delle identità trans [2]. La tendenza globale degli ultimi anni mostra una crescente polarizzazione: da un lato, nuovi paesi adottano modelli progressisti; dall’altro, un numero significativo di stati introduce restrizioni senza precedenti.

L’ILGA World Database, aggiornata costantemente e consultabile in forma interattiva, monitora undici categorie giuridiche che riguardano le persone LGBTI, tra cui il riconoscimento legale del genere, le tutele contro la discriminazione, le norme sull’incitamento all’odio e l’accesso alle cure sanitarie [2]. Il Trans Legal Mapping Report, giunto alla sua terza edizione, resta lo strumento di riferimento per analizzare nel dettaglio la legislazione trans a livello mondiale [1].

A livello europeo, l’ILGA-Europe Rainbow Map classifica annualmente 49 paesi sulla base di oltre 70 indicatori relativi ai diritti LGBTI [3]. L’edizione 2025 conferma una tendenza alla polarizzazione anche all’interno del continente europeo, con divari significativi tra stati membri dell’Unione Europea.

Paesi con pieno riconoscimento giuridico

Un numero crescente di stati ha introdotto procedure che consentono alle persone trans di ottenere il riconoscimento legale della propria identità di genere. Questi modelli variano per requisiti: alcuni richiedono diagnosi mediche e interventi chirurgici, altri si basano esclusivamente sulla dichiarazione della persona interessata.

L’autodeterminazione di genere

Il modello dell’autodeterminazione di genere (in inglese gender self-identification o self-ID) consente il cambio del marcatore di genere sui documenti ufficiali attraverso una semplice dichiarazione, senza necessità di diagnosi psichiatriche, terapie ormonali o interventi chirurgici. Al novembre 2024, dodici paesi hanno adottato procedure di riconoscimento legale del genere basate sull’autodeterminazione: Argentina, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo e Spagna [1]. A questi si aggiungono la Svizzera e numerosi stati messicani, oltre a Uruguay, Colombia, Bolivia ed Ecuador in America Latina.

Argentina rappresenta il caso pionieristico. La Ley de Identidad de Genero (Legge n. 26.743), approvata dal Senato il 9 maggio 2012 e promulgata il 24 maggio dello stesso anno, ha stabilito il diritto di ogni persona a essere trattata secondo la propria identità di genere e a ottenere la modifica dei propri documenti anagrafici — nome, immagine e sesso — mediante una semplice richiesta al Registro Nazionale [4]. La legge argentina non richiede diagnosi mediche, trattamenti ormonali o interventi chirurgici. Inoltre, garantisce l’accesso gratuito a interventi chirurgici e terapie ormonali per chi lo desideri, includendoli nel Programma Medico Obbligatorio. Le Nazioni Unite hanno definito questa legge un passo pionieristico per i diritti transgender nella regione.

Danimarca è stata il primo paese europeo ad adottare il modello dell’autodeterminazione. Il 1 settembre 2014 è entrata in vigore una modifica alla legge che regola il Registro Nazionale Danese, eliminando i requisiti di diagnosi psichiatrica, sterilizzazione e trattamento ormonale precedentemente necessari per il cambio di genere anagrafico [5]. La procedura prevede un periodo di riflessione di sei mesi, dopo il quale la persona può ottenere l’aggiornamento del numero di previdenza sociale, del passaporto, della patente e del certificato di nascita. Nel primo decennio di applicazione, circa 2.500 persone hanno utilizzato questa procedura. Come riportato nel 2022 da Transgender Europe, non si sono verificati casi di utilizzo fraudolento o criminale del sistema.

Malta ha adottato nel 2015 il Gender Identity, Gender Expression and Sex Characteristics Act (GIGESC Act), approvato all’unanimità dal Parlamento [6]. La legge consente alle persone dai 16 anni in su di modificare il proprio genere anagrafico tramite una dichiarazione davanti a un notaio, senza requisiti medici. Malta è stata anche il primo paese al mondo a vietare gli interventi chirurgici di normalizzazione sui minori intersex senza il loro consenso informato [6]. Nel luglio 2024, il Parlamento maltese ha esteso la possibilità di registrare un genere non binario sui certificati di nascita.

Germania ha compiuto un passo significativo con il Selbstbestimmungsgesetz (Legge sull’autodeterminazione), approvata dal Bundestag il 12 aprile 2024 ed entrata in vigore il 1 novembre 2024 [7]. La legge sostituisce la precedente Transsexuellengesetz del 1980, eliminando l’obbligo di perizie psicologiche e diagnosi mediche. La nuova procedura prevede una dichiarazione presso l’anagrafe comunale (Standesamt), preceduta da un periodo di attesa di tre mesi. Le persone dai 14 anni possono accedere alla procedura [7]. Nei primi due mesi di applicazione (novembre-dicembre 2024), l’Ufficio Federale di Statistica ha registrato 10.589 cambi di genere, a fronte dei soli 596 casi registrati nei dieci mesi precedenti sotto la vecchia legge.

Paesi con requisiti medici

Molti altri paesi consentono il riconoscimento legale del genere, ma lo subordinano a requisiti medici di vario tipo: diagnosi di disforia di genere, periodi di terapia ormonale, perizie psichiatriche o, in alcuni casi, sterilizzazione obbligatoria [1]. Tra questi figurano Italia, Francia, Paesi Bassi, Giappone e numerosi altri. Negli ultimi anni, la tendenza è stata verso l’eliminazione progressiva dei requisiti più invasivi, in particolare la sterilizzazione, dichiarata incompatibile con i diritti umani dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Paesi con restrizioni crescenti

Stati Uniti: un mosaico legislativo

La situazione negli Stati Uniti rappresenta forse il caso più emblematico di polarizzazione interna. In assenza di una legge federale uniforme, ogni stato può adottare normative proprie in materia di identità di genere. Secondo il Trans Legislation Tracker, nel 2025 sono stati presentati oltre 1.000 disegni di legge che avrebbero un impatto negativo sulle persone trans e di genere non conforme [8]. Di questi, al luglio 2025, 54 sono stati approvati [8].

Le restrizioni riguardano principalmente quattro ambiti. L’accesso alle cure sanitarie di affermazione di genere per i minori è stato vietato o limitato in 27 stati, coinvolgendo circa il 40% dei giovani trans tra i 13 e i 17 anni [8]. L’uso dei bagni corrispondenti alla propria identità di genere negli edifici pubblici è vietato in 19 stati. La partecipazione alle attività sportive scolastiche in base alla propria identità di genere è oggetto di restrizioni in numerosi stati. In sei stati, fornire cure di affermazione di genere ai minori costituisce un reato penale [8].

Il Williams Institute della UCLA ha stimato che, nel 2025, più della metà (53%) di tutti i giovani trans tra i 13 e i 17 anni vive in uno dei 29 stati che hanno approvato almeno una legge restrittiva.

Regno Unito: il dibattito post-Cass

Nel Regno Unito, il dibattito sui diritti delle persone trans si è intensificato a seguito della pubblicazione della Cass Review nell’aprile 2024 [9]. Questa revisione sistematica, commissionata dal National Health Service e guidata dalla pediatra Hilary Cass, ha esaminato i servizi di identità di genere per bambini e giovani, raccomandando che la soppressione della pubertà con agonisti del GnRH fosse disponibile per gli adolescenti trans solo nell’ambito di studi clinici [9]. Il governo britannico ha successivamente vietato la prescrizione di bloccanti della pubertà ai minori al di fuori di contesti di ricerca.

La Cass Review ha generato un ampio dibattito. All’interno del Regno Unito, le sue conclusioni sono state adottate dal NHS e sostenute dai principali partiti politici. A livello internazionale, tuttavia, la revisione ha ricevuto critiche da organizzazioni professionali e nella letteratura peer-reviewed per problemi metodologici e per la presunta esclusione di evidenze a favore delle cure affermative. Nel 2025, le società scientifiche mediche di Germania, Austria e Svizzera hanno pubblicato nuove linee guida sulla sanità transgender che criticano la metodologia della Cass Review.

Russia e Ungheria

La Russia ha approvato nel luglio 2023 un divieto complessivo di riconoscimento legale del genere e di accesso alle cure sanitarie specifiche per le persone trans, limitando in modo radicale l’autonomia delle persone sulla propria identità e sul proprio corpo.

L’Ungheria ha cessato di accettare le richieste di cambio di genere anagrafico già dal 2018. Nel maggio 2020, il Parlamento ha formalmente eliminato la possibilità del riconoscimento legale del genere [14], e nel febbraio 2023 la Corte Costituzionale ha confermato il blocco delle nuove domande. Il paese ha inoltre adottato nel 2021 una legge che vieta la diffusione di informazioni relative all’orientamento sessuale e all’identità di genere ai minori, modellata sulla legislazione russa del 2013.

Secondo il Trans Rights Index 2024 pubblicato da TGEU (Transgender Europe), Russia, Ungheria, Bulgaria e Kirghizistan hanno completamente rimosso il diritto al riconoscimento legale del genere negli ultimi anni [15].

Africa e Asia: un panorama eterogeneo

Africa subsahariana

Il continente africano presenta un quadro particolarmente complesso. Su 54 paesi, circa 30 criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso, e circa la metà vieta alle persone trans di modificare il marcatore di genere sui documenti di identità [2]. Il Sudafrica resta un’eccezione significativa, avendo riconosciuto fin dal 2003 la possibilità del cambio di genere anagrafico.

Nel 2024, la Namibia ha rappresentato un segnale positivo, con l’Alta Corte che ha dichiarato incostituzionale la legge coloniale sulla sodomia. Tuttavia, nello stesso anno, Mali e Burkina Faso hanno introdotto nuove norme che criminalizzano le relazioni omosessuali. In Uganda, la draconiana legge anti-omosessualità del 2023, che prevede fino alla pena di morte in determinati casi, è stata confermata in sede giudiziaria nell’aprile 2024, costringendo molte persone LGBTI alla fuga dal paese [2].

India: il riconoscimento del terzo genere

L’India rappresenta un caso peculiare nel panorama asiatico. Nel 2014, la Corte Suprema ha emesso la storica sentenza NALSA v. Union of India, riconoscendo le persone transgender come terzo genere (third gender) e affermando che i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione indiana si applicano pienamente anche a loro [10]. La Corte ha stabilito che l’identità di genere non si riferisce alle caratteristiche biologiche, ma alla percezione intima del proprio genere, e ha riconosciuto il diritto all’auto-identificazione [10].

Nel 2019, il Parlamento indiano ha approvato il Transgender Persons (Protection of Rights) Act, che vieta la discriminazione nei confronti delle persone transgender in diversi ambiti, tra cui istruzione, lavoro, sanità e accesso ai servizi pubblici. Tuttavia, la legge è stata criticata dalle comunità trans per alcune sue disposizioni, in particolare per il mancato pieno riconoscimento del principio di autodeterminazione e per le procedure burocratiche richieste per ottenere un certificato di identità.

Iran: il paradosso

L’Iran presenta una situazione paradossale. La chirurgia di riassegnazione del sesso è legale dal 1987, a seguito di un decreto religioso (fatwa) emesso dall’Ayatollah Khomeini, e il governo fornisce assistenza finanziaria sotto forma di sovvenzioni e prestiti per coprire i costi dell’intervento [11]. L’Iran è l’unico paese a maggioranza musulmana in cui la riassegnazione chirurgica del sesso è formalmente riconosciuta dallo stato.

Tuttavia, questo apparente riconoscimento si inserisce in un contesto in cui l’omosessualità è punita con la pena di morte. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui la Rete Iraniana Lesbica e Transgender (6Rang), hanno documentato come persone gay vengano coercitivamente indirizzate verso la chirurgia di riassegnazione, presentata come “cura” per la loro omosessualità [11]. La politica iraniana non rappresenta dunque una forma di tolleranza verso le persone trans, ma piuttosto uno strumento di eliminazione dell’omosessualità attraverso la patologizzazione forzata.

Organizzazioni internazionali e diritto sovranazionale

Le Nazioni Unite

Il sistema delle Nazioni Unite ha affrontato il tema dell’identità di genere con progressiva attenzione. Nel 2011, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha adottato la prima risoluzione in assoluto sui diritti umani delle persone LGBT, approvata con 23 voti a favore, 19 contrari e 3 astensioni [12]. Una seconda risoluzione è seguita nel 2014, con un margine più ampio (25 a favore, 14 contrari, 7 astensioni) [12].

Nel 2016, il Consiglio ha istituito il mandato dell’Esperto Indipendente sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere (IESOGI), rinnovato nel 2019, nel 2022 e nel 2025 [12]. L’ultimo rinnovo, avvenuto nel luglio 2025, ha ottenuto 29 voti a favore, 15 contrari e 3 astensioni, a seguito di una campagna sostenuta da 1.259 organizzazioni non governative di 157 paesi.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha sviluppato una giurisprudenza significativa in materia di identità di genere. Già con la sentenza Christine Goodwin c. Regno Unito del 2002, la Corte ha stabilito che il mancato riconoscimento legale della riassegnazione di genere viola l’articolo 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata).

Negli ultimi anni, la Corte ha ulteriormente ampliato le tutele. Nel caso W.W. c. Polonia (luglio 2024), la Corte ha riconosciuto una violazione dell’articolo 8 per aver detenuto una donna transgender in un carcere maschile nonostante la sua transizione. Nel caso T.H. c. Repubblica Ceca (giugno 2025), la Corte ha dichiarato che il requisito della sterilizzazione irreversibile come condizione per il riconoscimento legale del genere costituisce un’ingerenza sproporzionata nel diritto alla vita privata.

Anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha contribuito all’evoluzione del quadro giuridico. Nel marzo 2025, nel caso C-247/23, la Corte ha affermato che le persone hanno il diritto alla rettifica dei dati personali errati ai sensi dell’articolo 16 del GDPR, senza che possano essere imposti oneri indebiti come la chirurgia.

I Principi di Yogyakarta

I Principi di Yogyakarta, adottati nel novembre 2006 da 29 esperti di diritti umani provenienti da 25 paesi, rappresentano il primo tentativo sistematico di applicare il diritto internazionale dei diritti umani alle questioni di orientamento sessuale e identità di genere [13]. I Principi hanno per la prima volta definito in ambito internazionale i termini “orientamento sessuale” e “identità di genere”, individuando le possibili violazioni dei diritti su queste basi.

Nel 2017, i Principi sono stati integrati dai Yogyakarta Principles plus 10 (YP+10), che riflettono gli sviluppi nel diritto internazionale e includono nuove aree come l’espressione di genere e le caratteristiche del sesso [13]. Sebbene i Principi di Yogyakarta non siano stati formalmente adottati dalle Nazioni Unite, costituiscono un punto di riferimento ampiamente citato nella giurisprudenza internazionale e nei documenti di politica pubblica.

Conclusione

Il panorama globale dei diritti delle persone trans rimane caratterizzato da profonde disuguaglianze. Da un lato, il principio di autodeterminazione di genere si afferma in un numero crescente di paesi, con procedure semplificate che rimuovono requisiti medici e psichiatrici. Dall’altro, nuove forme di restrizione emergono sia in contesti democratici (come singoli stati degli USA e il Regno Unito) sia in regimi autoritari (come Russia e Ungheria) [15].

Le organizzazioni internazionali svolgono un ruolo crescente nella definizione di standard minimi di tutela, ma la loro capacità di influenzare le legislazioni nazionali resta limitata. La tensione tra il riconoscimento dell’identità di genere come diritto fondamentale e le resistenze culturali, religiose e politiche continuerà a definire il dibattito globale negli anni a venire.

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