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Transgender History di Susan Stryker: la storia che non ci hanno raccontato

Pubblicato una settimana fa · 7 fonti citate Generato con AI
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Transgender History di Susan Stryker: la storia che non ci hanno raccontato

Le storie delle persone trans sono sempre esistite, ma per lungo tempo sono state cancellate, ignorate o distorte. La storiografia tradizionale ha trattato le persone transgender come anomalie marginali, casi clinici o curiosità esotiche, negando loro lo status di soggetti storici con una propria agency politica e culturale. Susan Stryker, con Transgender History, ha scritto il libro che mancava: una narrazione storica rigorosa, accessibile e politicamente consapevole del movimento trans negli Stati Uniti, dal XIX secolo fino ai giorni nostri [1].

Pubblicato per la prima volta nel 2008 e aggiornato in una seconda edizione nel 2017 con il sottotitolo The Roots of Today’s Revolution [1], il libro è diventato il testo di riferimento per chiunque voglia comprendere come le persone trans hanno lottato, resistito e costruito comunità nonostante secoli di oppressione [6].

Chi è Susan Stryker

Susan Stryker è una storica, regista, teorica e attivista transgender americana. Ha conseguito il dottorato in storia degli Stati Uniti alla University of California, Berkeley, e insegna attualmente presso la School of Geography, Development & Environment all’Università dell’Arizona [2]. È considerata una delle fondatrici degli studi transgender (transgender studies) come disciplina accademica autonoma [4].

Il suo lavoro spazia dalla ricerca storica alla produzione culturale. Nel 2005 ha diretto il documentario Screaming Queens: The Riot at Compton’s Cafeteria [3], che racconta la rivolta delle donne trans al Compton’s Cafeteria di San Francisco nel 1966 — un evento precedente a Stonewall di tre anni e per lungo tempo dimenticato. Nel 2006 ha curato, insieme a Stephen Whittle, The Transgender Studies Reader, un’antologia di testi fondativi che ha contribuito a definire il campo degli studi transgender come disciplina accademica [4].

Stryker è una donna trans che ha vissuto in prima persona molte delle trasformazioni politiche e culturali che descrive nei suoi lavori. Questa posizionalità — da studiosa e da soggetto storico allo stesso tempo — conferisce alla sua scrittura una profondità che pochi testi accademici raggiungono.

La struttura del libro

Transgender History è organizzato in senso cronologico, ma non è una semplice cronologia. Stryker intreccia eventi, analisi e ritratti personali per costruire una narrazione che è allo stesso tempo storia sociale, storia politica e storia culturale [1]. Il libro si articola in periodi che corrispondono a fasi distinte del movimento trans americano.

Prima del movimento: il XIX secolo e le prime classificazioni

Il libro si apre con un’analisi del periodo precedente alla nascita di un movimento organizzato. Stryker esplora come le categorie di genere fossero comprese nel XIX secolo e come le prime classificazioni sessuologiche — quelle di Richard von Krafft-Ebing, Magnus Hirschfeld e Havelock Ellis — abbiano iniziato a creare un linguaggio per descrivere le esperienze delle persone che non si conformavano alle aspettative di genere [1].

Stryker dedica particolare attenzione al lavoro di Magnus Hirschfeld e al suo Institut fur Sexualwissenschaft di Berlino (1919-1933), la prima clinica al mondo a offrire servizi medici alle persone trans [7]. La distruzione dell’Istituto da parte dei nazisti nel 1933 viene presentata non solo come una tragedia culturale, ma come un atto deliberato di cancellazione storica che ha ritardato di decenni la comprensione e l’accettazione delle identità trans [7].

Gli anni Cinquanta e Sessanta: Christine Jorgensen e la visibilità

Un capitolo centrale è dedicato al periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla fine degli anni Sessanta. Il caso di Christine Jorgensen, la donna trans americana che nel 1952 divenne una celebrità mediatica dopo il suo viaggio in Danimarca per la transizione, viene analizzato come momento fondativo della visibilità trans moderna [1].

Ma Stryker va oltre il singolo caso celebre. Ricostruisce il tessuto sociale delle comunità trans negli anni Cinquanta e Sessanta: i bar, i locali, le reti informali di supporto che esistevano nelle grandi città americane. Racconta la storia di figure meno note ma altrettanto importanti, come Virginia Prince, che nel 1960 fondò Transvestia, una delle prime pubblicazioni dedicate alle persone che oggi definiremmo transgender, e che nel 1962 creò la Foundation for Personality Expression (FPE), una delle prime organizzazioni per persone di genere non conforme [1].

La rivolta di Compton’s Cafeteria (1966)

Uno dei contributi storiografici più significativi di Stryker riguarda la rivolta di Compton’s Cafeteria, avvenuta nell’agosto del 1966 nel quartiere Tenderloin di San Francisco [3]. Quando la polizia tentò di arrestare un gruppo di donne trans e drag queen nel locale, le avventrici reagirono con violenza: tavoli rovesciati, piatti lanciati, vetrine infrante. La rivolta si estese nelle strade circostanti e continuò la notte successiva.

L’evento precedette le rivolte di Stonewall di tre anni, ma era stato quasi completamente dimenticato dalla storiografia. Stryker, attraverso il suo documentario Screaming Queens (2005) [3] e il capitolo dedicato in Transgender History, ha restituito a questo evento il suo posto nella storia del movimento. La rivolta di Compton’s dimostra che la resistenza trans organizzata non nacque spontaneamente a Stonewall, ma aveva radici più profonde.

Stonewall e i suoi effetti (1969-1979)

Stryker dedica ampio spazio alle rivolte di Stonewall del giugno 1969 e, soprattutto, a ciò che avvenne dopo. Racconta il ruolo fondamentale di figure come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, la fondazione della STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), e la progressiva marginalizzazione delle persone trans all’interno del nascente movimento di liberazione gay e lesbico [1].

Uno degli aspetti piu importanti dell’analisi di Stryker riguarda proprio questa marginalizzazione. Le persone trans — in particolare le donne trans di colore — furono tra le protagoniste delle rivolte di Stonewall, ma furono sistematicamente escluse dalle organizzazioni che nacquero da quelle rivolte. Il Gay Liberation Front e la Gay Activists Alliance privilegiarono le istanze degli uomini gay bianchi cisgender, e le persone trans si trovarono a dover lottare su due fronti: contro la società eteronormativa e contro l’esclusione all’interno della propria comunità [1].

Il movimento contemporaneo (1980-2017)

La seconda parte del libro copre il periodo che va dagli anni Ottanta alla seconda metà degli anni 2010. Stryker analizza l’emergere degli studi transgender come disciplina accademica, a partire dal saggio fondativo di Sandy Stone, The Empire Strikes Back: A Posttranssexual Manifesto (1991) [5], che rispondeva agli attacchi del femminismo trans-escludente e proponeva una nuova concezione della soggettività trans.

Il libro traccia anche la storia delle battaglie legali per il riconoscimento dei diritti trans: le leggi anti-discriminazione, le sentenze sui diritti civili, le controversie sulla partecipazione delle persone trans nell’esercito [1]. Stryker non nasconde le tensioni interne al movimento — tra persone transessuali e persone transgender, tra attivisti assimilazionisti e radicali, tra diverse generazioni — ma le presenta come parte di una dialettica politica vitale.

La seconda edizione: l’era della visibilità e del backlash

La seconda edizione del 2017 aggiunge materiale significativo sul periodo 2008-2016, che Stryker definisce l’era della “visibilità transgender” [1]. Il libro analizza il Transgender Tipping Point dichiarato da TIME Magazine nel 2014, la crescente presenza di persone trans nei media e nella cultura popolare, e al tempo stesso l’intensificarsi del backlash conservatore, con centinaia di proposte di legge anti-trans presentate nei parlamenti statali americani.

Stryker è attenta a non confondere visibilità con progresso. La maggiore visibilità delle persone trans ha prodotto sia una normalizzazione delle identità trans nella percezione pubblica, sia una reazione violenta da parte di chi vede nel riconoscimento delle persone trans una minaccia all’ordine sociale tradizionale. Questa ambivalenza — visibilità come conquista e come esposizione — è uno dei temi centrali della seconda edizione [1].

Il contributo alla storiografia

Transgender History ha avuto un impatto significativo sulla storiografia per almeno tre ragioni [6].

La prima è di metodo: Stryker dimostra che è possibile scrivere una storia delle persone trans che non le tratti come oggetti di studio, ma come soggetti storici dotati di agency politica [4]. Le persone trans in Transgender History non sono pazienti, non sono casi clinici, non sono vittime passive: sono attiviste, organizzatrici, pensatrici, combattenti.

La seconda è di merito: il libro ha portato alla luce eventi e figure che erano stati dimenticati o marginalizzati. La rivolta di Compton’s Cafeteria [3], le organizzazioni trans degli anni Cinquanta, le tensioni tra il movimento gay e il movimento trans — tutte queste storie erano note solo agli specialisti prima che Stryker le rendesse accessibili a un pubblico ampio.

La terza è di posizionamento disciplinare: Transgender History ha contribuito a legittimare gli studi transgender come campo accademico autonomo, distinto dagli studi gay e lesbici e dai gender studies tradizionali, pur mantenendo con essi un dialogo costante [4].

Un testo per il presente

Leggere Transgender History oggi, in un contesto in cui i diritti delle persone trans sono sotto attacco in molti Paesi, non è un esercizio di nostalgia. È un atto politico. Il libro dimostra che il movimento trans ha una storia lunga, complessa e ricca di insegnamenti per il presente [1].

La storia raccontata da Stryker mostra che i momenti di maggiore visibilità sono sempre stati accompagnati da reazioni violente. Mostra che le alleanze tra movimenti diversi — femminista, gay, trans, antirazzista — sono tanto necessarie quanto fragili. Mostra che le persone trans non sono un fenomeno recente, una moda o una tendenza: sono parte integrante della storia umana, con una tradizione di resistenza che precede qualsiasi etichetta contemporanea.

Per chi si avvicina per la prima volta alla storia delle persone trans, Transgender History è il punto di partenza ideale: rigoroso senza essere accademico, accessibile senza essere semplicistico, impegnato senza essere dogmatico [6]. Per chi conosce già questa storia, è un promemoria di quanto sia stato lungo il cammino e di quanto resti ancora da fare.

Approfondimenti

  • Documentario Screaming Queens: The Riot at Compton's Cafeteria (2005)
  • Libro Whipping Girl (2007)
  • Documentario Disclosure: Trans Lives on Screen (2020)

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