Wiki / percorsi

Cambio documenti e rettificazione anagrafica

Pubblicato una settimana fa · 12 fonti citate Generato con AI
documentirettificazionenomeleggeburocraziaItalia
Cambio documenti e rettificazione anagrafica

Cambiare nome e sesso sui documenti è uno dei passaggi più concreti e attesi nel percorso di molte persone transgender. Ma la burocrazia italiana non lo rende semplice: servono un avvocato, un ricorso in tribunale, documenti medici, e tanta pazienza. Questa guida raccoglie tutto quello che serve sapere, passo dopo passo, per affrontare la rettificazione anagrafica in Italia con le informazioni aggiornate al 2026.

Il quadro legale: la legge 164/1982

La norma di riferimento è la legge 14 aprile 1982, n. 164, intitolata “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso” [1]. Questa legge, composta da soli sette articoli, stabilisce che la rettificazione dell’attribuzione di sesso avviene tramite sentenza del tribunale passata in giudicato.

I punti essenziali della legge sono:

  • La rettificazione è disposta dal tribunale ordinario del luogo di residenza del richiedente (articolo 2) [1].
  • Il procedimento si avvia con un ricorso (non una causa ordinaria).
  • La sentenza di rettificazione comporta la modifica del sesso anagrafico e del nome nei registri dello stato civile.
  • Se la persona era sposata, la sentenza provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili (articolo 4) [1].

La procedura oggi segue il rito sommario di cognizione, come previsto dal decreto legislativo 150/2011 (articolo 31), che ha riformato il procedimento rendendo la procedura formalmente più snella rispetto al rito ordinario [12].

Non serve l’intervento chirurgico

Per anni, nella prassi dei tribunali italiani, la rettificazione anagrafica è stata subordinata all’esecuzione di interventi chirurgici sui caratteri sessuali primari, inclusa la sterilizzazione. Questa interpretazione restrittiva non era mai stata scritta nella legge, ma era stata imposta dalla giurisprudenza dell’epoca.

Tre pronunce fondamentali hanno eliminato questo requisito:

Corte di Cassazione, sentenza n. 15138 del 20 luglio 2015. La Prima Sezione Civile ha stabilito che l’intervento chirurgico non costituisce un presupposto indispensabile per la rettificazione. La Cassazione ha riconosciuto che l’identità di genere può essere il risultato di un percorso individuale che non richiede necessariamente la chirurgia, purché sia verificata la serietà e la definitività del percorso intrapreso [2].

Corte Costituzionale, sentenza n. 221 del 5 novembre 2015. La Corte ha confermato che il trattamento chirurgico non deve essere considerato un prerequisito, ma piuttosto un “possibile mezzo, funzionale al raggiungimento del pieno benessere psicofisico”. L’esclusione dell’obbligo chirurgico è, secondo la Corte, “il corollario di un’impostazione che — in coerenza con supremi valori costituzionali — rimette al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare il proprio percorso di transizione” [3].

Corte Costituzionale, sentenza n. 180 del 13 luglio 2017. Ha ribadito che per ottenere la rettificazione del sesso non è obbligatorio l’intervento chirurgico demolitorio o modificativo dei caratteri sessuali anatomici primari. È tuttavia necessaria una “rigorosa verifica non solo della serietà e univocità dell’intento, ma anche dell’avvenuta oggettiva transizione dell’identità di genere” [4].

In altre parole: oggi la legge non richiede alcun intervento chirurgico per cambiare i documenti. Quello che il tribunale valuta è la serietà, la stabilità e la coerenza del percorso di transizione della persona.

La procedura passo per passo

1. Raccogliere la documentazione medica e psicologica

Prima di depositare il ricorso, è necessario avere una documentazione clinica solida [6]. I documenti solitamente richiesti sono:

  • Relazione psicodiagnostica redatta da uno psicologo o psicoterapeuta, preferibilmente con esperienza in disforia di genere o incongruenza di genere (classificazione ICD-11). La relazione deve attestare l’identificazione stabile e duratura con il genere vissuto.
  • Documentazione endocrinologica, se la persona ha intrapreso una terapia ormonale sostitutiva. La terapia ormonale non è un requisito obbligatorio, ma nella prassi i tribunali la considerano un elemento importante.
  • Eventuali altre relazioni mediche (psichiatriche, sessuologiche) che supportino la domanda.
  • Certificato di stato civile e certificato di nascita.

La relazione psicodiagnostica viene spesso redatta presso i centri afferenti all’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) o presso consultori e strutture pubbliche territoriali. È possibile rivolgersi anche a professionisti privati con esperienza specifica.

2. Trovare un avvocato

Il ricorso va presentato con l’assistenza di un avvocato civilista. È fortemente consigliabile scegliere un professionista con esperienza specifica in materia di rettificazione anagrafica, perché la conoscenza della giurisprudenza recente e delle prassi del tribunale locale può fare una differenza enorme sui tempi e sull’esito del procedimento.

Per trovare un avvocato competente si può:

  • Chiedere alle associazioni transgender del territorio (MIT, Consultorio TransGenere, SAT - Sportello Attività Trans, associazioni locali) [8].
  • Consultare la Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI+), che può fornire riferimenti di avvocati esperti.
  • Rivolgersi ai consultori pubblici che seguono percorsi di affermazione di genere, che spesso hanno contatti con avvocati specializzati.

3. Depositare il ricorso in tribunale

L’avvocato prepara e deposita il ricorso al tribunale ordinario del luogo di residenza. Il ricorso deve contenere:

  • I dati anagrafici del richiedente.
  • La richiesta di rettificazione dell’attribuzione di sesso.
  • La richiesta di modifica del nome.
  • Tutta la documentazione medica e psicologica allegata.
  • Il contributo unificato (27 euro di diritti di cancelleria, da pagare con sistema PagoPA).

Il ricorso va notificato al Pubblico Ministero presso il tribunale competente, che può esprimere un parere favorevole o contrario.

4. L’udienza e l’eventuale CTU

Dopo il deposito, il giudice fissa un’udienza. A seconda del tribunale e della completezza della documentazione:

  • Se la documentazione è ritenuta esaustiva, il giudice può procedere direttamente alla decisione senza CTU (consulenza tecnica d’ufficio). Questo accade più spesso nei tribunali con maggiore esperienza in materia.
  • Se il giudice ritiene necessario un approfondimento, nomina un consulente tecnico d’ufficio (psicologo, psichiatra o medico legale) che effettua una perizia sulla persona e deposita una relazione. La CTU comporta tempi aggiuntivi (di solito 60-90 giorni) e costi (il compenso del perito, generalmente tra 500 e 1.500 euro, è a carico del richiedente salvo gratuito patrocinio).

5. La sentenza

Il tribunale emette la sentenza di rettificazione, che dispone:

  • La modifica dell’attribuzione di sesso.
  • La modifica del nome.
  • Le annotazioni da effettuare nei registri dello stato civile.

La sentenza diventa efficace con il passaggio in giudicato, cioè trascorsi i termini per l’impugnazione (30 giorni dalla comunicazione). L’avvocato può presentare un’istanza di passaggio in giudicato al cancelliere per accelerare la certificazione.

Dopo la sentenza: aggiornare tutti i documenti

Una volta che la sentenza è passata in giudicato, inizia la fase burocratica di aggiornamento dei documenti [9]. Il comune di nascita riceve la comunicazione dal tribunale e annota la rettificazione sull’atto di nascita. Da quel momento, si possono aggiornare tutti gli altri documenti.

Carta d’identità

Recarsi all’ufficio anagrafe del comune di residenza con la sentenza passata in giudicato. Il comune rilascia una nuova carta d’identità (elettronica o cartacea) con il nome e il sesso aggiornati. Il vecchio documento viene ritirato. I tempi sono quelli ordinari del comune (di solito pochi giorni per la carta cartacea, qualche settimana per la CIE elettronica).

Codice fiscale e tessera sanitaria

Con l’aggiornamento dell’atto di nascita, il comune comunica automaticamente la variazione all’Agenzia delle Entrate, che attribuisce il nuovo codice fiscale [9]. Non è più necessario recarsi di persona all’Agenzia delle Entrate per richiedere il nuovo codice fiscale: viene generato in automatico al momento della rettificazione dell’atto di nascita da parte del comune.

Per la tessera sanitaria, è possibile richiedere la riemissione direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure recandosi presso un ufficio territoriale con un documento d’identità aggiornato.

Tessera sanitaria regionale e medico di base

Oltre alla tessera sanitaria nazionale (che coincide con il codice fiscale), è necessario aggiornare la posizione presso l’ASL di competenza per il cambio del medico di base e l’aggiornamento della tessera sanitaria regionale. Recarsi con la nuova carta d’identità e la sentenza.

Patente di guida

Presentare domanda di aggiornamento della patente presso la Motorizzazione Civile o un’agenzia di pratiche auto, allegando la sentenza e un documento d’identità aggiornato. Viene rilasciato un duplicato della patente con i nuovi dati. Il costo è quello ordinario per il duplicato (circa 25-30 euro tra diritti e bollettini).

Passaporto

Recarsi alla Questura competente per territorio con la sentenza, la nuova carta d’identità e le foto tessera aggiornate. Viene emesso un nuovo passaporto con i dati rettificati. Il vecchio passaporto viene annullato. Il costo è quello ordinario (73,50 euro di contributo amministrativo più 42,50 euro di marca da bollo).

Laurea, diploma e titoli di studio

Per la laurea, bisogna presentare istanza alla segreteria dell’università dove si è conseguito il titolo, allegando la sentenza di rettificazione. L’università deve emettere un nuovo diploma di laurea con il nome aggiornato. Il Garante della Privacy ha stabilito con un provvedimento specifico che il nuovo diploma non deve contenere alcuna annotazione che riveli la rettificazione: non deve comparire il nome precedente né il motivo della riemissione [7]. Questo a tutela della privacy della persona.

Per il diploma di scuola superiore, la procedura è analoga: bisogna rivolgersi alla scuola dove si è conseguito il diploma (o al Provveditorato agli Studi se la scuola non esiste più). Anche in questo caso, il nuovo certificato non deve contenere riferimenti alla rettificazione [7].

Conto corrente bancario e carte

Contattare la propria banca e presentare il documento d’identità aggiornato e la sentenza. La banca aggiornerà i dati anagrafici su conti correnti, carte di credito, carte di debito e qualsiasi altro prodotto finanziario. La procedura è generalmente rapida, ma ogni istituto ha i propri tempi. È consigliabile fare la stessa cosa per eventuali conti presso Poste Italiane o altri intermediari finanziari.

Contratto di lavoro

Il datore di lavoro deve essere informato della rettificazione per aggiornare il contratto di lavoro, la busta paga e la posizione INPS. Non è necessario stipulare un nuovo contratto: è sufficiente una comunicazione formale con allegata copia della sentenza. Il datore di lavoro è tenuto alla riservatezza sulla rettificazione.

Altri documenti

La lista completa dei documenti da aggiornare può includere anche:

  • Abbonamenti ai trasporti (ATM, Trenitalia, etc.).
  • Iscrizioni ad albi professionali (ordine degli avvocati, dei medici, etc.).
  • Contratti di utenze (luce, gas, telefono, internet).
  • Iscrizioni a registri pubblici (catasto, PRA, camera di commercio).
  • Polizze assicurative.
  • Registri elettorali (aggiornati automaticamente dal comune).

I costi: quanto si spende

Una delle preoccupazioni principali riguarda i costi. Ecco una stima realistica delle spese:

Avvocato (onorario): da 1.500 a 3.000 euro se ci si rivolge a un avvocato privato. L’onorario varia in base alla complessità del caso, alla città e all’esperienza del professionista. Alcuni avvocati con esperienza specifica offrono tariffe agevolate.

Contributo unificato: 27 euro (diritti di cancelleria per il ricorso).

CTU (se disposta dal giudice): da 500 a 1.500 euro, a seconda del professionista nominato e del tribunale.

Relazione psicodiagnostica (se redatta privatamente): da 200 a 800 euro, a seconda del professionista. Se effettuata presso un centro pubblico (ONIG, consultorio), il costo è minimo o nullo.

Nuovi documenti: carta d’identità (22,21 euro per la CIE), passaporto (116 euro tra contributo e marca da bollo), patente (25-30 euro), duplicato laurea (variabile, di solito 50-150 euro con marca da bollo).

Totale stimato: da circa 2.500 a 5.500 euro senza gratuito patrocinio, a seconda che sia necessaria la CTU e del tipo di documentazione medica già in possesso.

Gratuito patrocinio: come accedere

La buona notizia è che la rettificazione anagrafica rientra tra i procedimenti per i quali è possibile accedere al patrocinio a spese dello Stato (comunemente chiamato gratuito patrocinio) [10]. Questo significa che, se il reddito è sotto la soglia, lo Stato copre le spese legali e processuali.

Soglia di reddito (aggiornata al 2025): 13.659,64 euro annui [10]. La soglia viene aggiornata periodicamente con decreto del Ministero della Giustizia.

Reddito considerato: trattandosi di un procedimento che riguarda un diritto della persona, si considera esclusivamente il reddito personale del richiedente, non quello del nucleo familiare [10]. Questo è un punto cruciale, perché molte persone trans vivono ancora con la famiglia di origine e il reddito familiare supererebbe la soglia.

Come fare domanda: la domanda di ammissione al gratuito patrocinio va presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del tribunale competente. L’avvocato scelto può assistere nella compilazione. Serve l’ultima dichiarazione dei redditi (si considera il reddito imponibile IRPEF) e un’autocertificazione.

Cosa copre: l’onorario dell’avvocato, il contributo unificato, le spese di CTU e le spese processuali. Non copre, di norma, i costi per il rilascio dei nuovi documenti dopo la sentenza (carta d’identità, passaporto, etc.), che restano a carico della persona.

Tempi: quanto si aspetta

I tempi della rettificazione anagrafica variano enormemente a seconda del tribunale. Ecco le stime basate sull’esperienza delle associazioni e degli avvocati specializzati [8]:

Dal deposito del ricorso alla prima udienza: da 1 a 6 mesi, a seconda del carico del tribunale.

Dall’udienza alla sentenza (senza CTU): da 1 a 3 mesi.

Dall’udienza alla sentenza (con CTU): da 4 a 12 mesi aggiuntivi, perché il perito deve svolgere la consulenza, redigere la relazione e depositarla.

Passaggio in giudicato: 30 giorni dalla comunicazione della sentenza.

Aggiornamento dei documenti: da 2 a 8 settimane dopo il passaggio in giudicato, a seconda della rapidità del comune di nascita nell’annotare la rettificazione e della tempistica degli uffici coinvolti.

Totale stimato: da un minimo di 6 mesi a un massimo di circa 24 mesi. Le città più grandi (Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna) hanno generalmente tempi più prevedibili perché i tribunali hanno maggiore esperienza con questi procedimenti, ma anche carichi di lavoro più pesanti. I tribunali del Nord Italia tendono a essere più rapidi.

La carriera alias: usare il nome scelto prima della rettificazione

Non tutti sanno che in molti contesti è possibile utilizzare il proprio nome d’elezione (il nome scelto, coerente con la propria identità di genere) anche prima di ottenere la rettificazione anagrafica. Questo avviene attraverso la cosiddetta carriera alias.

A scuola

Al 2025, oltre 480 scuole pubbliche in Italia hanno adottato un regolamento per la carriera alias [11]. La procedura prevede un accordo di riservatezza tra la scuola, lo studente (e la famiglia, se minorenne) che consente di utilizzare il nome scelto nel registro elettronico, nel badge, nella comunicazione quotidiana e in tutti i documenti interni. I documenti ufficiali (pagelle, diploma) restano con il nome anagrafico fino alla rettificazione legale.

La carriera alias non è regolata da una legge nazionale: ogni scuola adotta il proprio regolamento. Per sapere se la scuola di riferimento la prevede, si può consultare l’elenco curato da AGEDO o contattare direttamente la dirigenza scolastica [11].

In università

Oltre 30 università pubbliche italiane hanno attivato la carriera alias, a partire dall’Università di Torino nel 2012. La procedura universitaria è generalmente più strutturata rispetto a quella scolastica: lo studente presenta una richiesta formale, spesso corredata da documentazione che attesti l’avvio del percorso di transizione, e ottiene il cambio del nome su badge, libretto universitario, registro degli esami, email istituzionale e piattaforme online. Il diploma di laurea, se conseguito prima della rettificazione, riporterà il nome anagrafico e potrà essere aggiornato dopo la sentenza.

Sul lavoro

Non esiste un obbligo di legge per le aziende di attivare una carriera alias, ma molte grandi aziende e alcune pubbliche amministrazioni prevedono politiche interne che consentono l’utilizzo del nome d’elezione nella comunicazione quotidiana, nell’email aziendale, nel badge e nei documenti interni, pur mantenendo il nome anagrafico su busta paga e documenti fiscali fino alla rettificazione.

Consigli pratici e problemi comuni

Tenere una cartella organizzata

Fin dall’inizio del percorso, è utile raccogliere e conservare in modo ordinato tutti i documenti: relazioni mediche, ricevute di pagamento, comunicazioni del tribunale, copie della sentenza. Dopo la sentenza, servirà presentare la documentazione a molti uffici diversi. Avere tutto pronto accelera enormemente il processo.

Fare copie autentiche della sentenza

La sentenza di rettificazione serve per aggiornare ogni singolo documento. È consigliabile richiedere al tribunale diverse copie conformi della sentenza (almeno 5-6), perché ogni ufficio ne chiederà una [9]. Le copie conformi hanno un costo minimo (diritti di copia).

Aggiornare i documenti in ordine

L’ordine consigliato per aggiornare i documenti è [9]:

  1. Atto di nascita (aggiornato automaticamente dal comune di nascita dopo la comunicazione del tribunale).
  2. Carta d’identità (serve per tutti i passaggi successivi).
  3. Codice fiscale e tessera sanitaria (aggiornati automaticamente o con richiesta all’Agenzia delle Entrate).
  4. Patente, passaporto, tessera sanitaria regionale.
  5. Titoli di studio, conti bancari, contratto di lavoro, utenze.

Il problema del “deadname”

Uno dei problemi più comuni dopo la rettificazione è la persistenza del vecchio nome (spesso chiamato “deadname”) in alcuni sistemi informatici, archivi, o comunicazioni. Alcuni enti impiegano tempo ad aggiornare i propri database. È importante verificare che l’aggiornamento sia stato effettuato in tutti i sistemi e, in caso contrario, sollecitare l’ente interessato. La normativa sulla privacy tutela la persona: nessuno può rivelare il nome precedente senza il consenso dell’interessato.

Matrimonio e figli

Se la persona è sposata al momento della rettificazione, la sentenza comporta lo scioglimento del matrimonio (articolo 4, legge 164/1982) [1]. La coppia può, dopo la rettificazione, contrarre una unione civile (se dello stesso sesso anagrafico risultante) o un nuovo matrimonio (se di sesso diverso). Questa è una conseguenza automatica della legge e non può essere evitata.

Per quanto riguarda i figli, la rettificazione non ha alcun effetto sulla responsabilità genitoriale: il genitore trans mantiene tutti i diritti e i doveri nei confronti dei figli. L’atto di nascita dei figli viene aggiornato con il nuovo nome del genitore.

Non arrendersi di fronte agli ostacoli

La burocrazia italiana può essere frustrante, e non tutti gli impiegati pubblici sono preparati a gestire una rettificazione anagrafica. In caso di difficoltà, resistenze o comportamenti discriminatori da parte di uffici pubblici, è importante:

  • Richiedere sempre una risposta scritta in caso di rifiuto.
  • Contattare il proprio avvocato o un’associazione di riferimento.
  • Segnalare eventuali comportamenti discriminatori all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) o al Difensore civico del proprio comune.

Risorse utili

Per chi sta affrontando o sta per affrontare il percorso di rettificazione, queste risorse possono essere di aiuto:

  • Infotrans (infotrans.it): portale dell’Istituto Superiore di Sanità con informazioni sulla rettifica di genere in Italia [6].
  • Rete Lenford: associazione di avvocati specializzati in diritti LGBTI+, utile per trovare assistenza legale qualificata.
  • MIT (Movimento Identità Trans): storica associazione che offre supporto legale e orientamento.
  • Consultorio TransGenere: sportello che fornisce informazioni pratiche sul cambio anagrafico [8].
  • AGEDO: associazione di genitori che può orientare le famiglie nel percorso.

La rettificazione anagrafica è un diritto riconosciuto dalla legge italiana. Il percorso può sembrare lungo e complesso, ma migliaia di persone lo hanno completato con successo. Avere le informazioni giuste, un buon avvocato e il supporto di chi ci è già passato fa una differenza enorme.

Ti è stato utile?

Nuovi articoli e aggiornamenti. Niente spam, solo fatti.

Resta aggiornato