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Iniziare la transizione in Italia

Pubblicato una settimana fa · 12 fonti citate Generato con AI
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Iniziare la transizione in Italia

Iniziare la transizione di genere in Italia può sembrare un processo opaco e scoraggiante. Le informazioni sono frammentate, i percorsi variano da regione a regione e la burocrazia sanitaria non aiuta. Questa guida esiste per offrire una mappa chiara: passo dopo passo, dall’idea iniziale fino all’inizio concreto del percorso medico. Non serve sapere tutto in anticipo. Serve sapere da dove cominciare.

Prima di tutto: non esiste un unico modo di fare transizione

La transizione è un percorso personale. Alcune persone desiderano la terapia ormonale e interventi chirurgici, altre solo il cambio dei documenti, altre ancora scelgono una transizione esclusivamente sociale — cambiando nome, pronomi, modo di presentarsi — senza alcun intervento medico. Nessuna di queste scelte è più o meno valida delle altre [1]. La transizione non è una scala con un punto di partenza e un punto di arrivo obbligato: è un insieme di decisioni che ciascuno prende in base a ciò che sente necessario per stare bene.

Questa guida si concentra sui passaggi pratici per chi desidera intraprendere un percorso medico in Italia, ma le informazioni sui centri e sulle risorse sono utili anche a chi sta ancora esplorando la propria identità di genere.

Passo 1: il primo contatto

Rivolgersi al medico di base

Il medico di medicina generale (medico di base) è spesso il primo punto di contatto con il sistema sanitario [4]. Può prescrivere un’impegnativa per una visita specialistica presso un centro per l’identità di genere o indirizzare verso i servizi territoriali competenti. Non tutti i medici di base hanno familiarità con questi percorsi, ma hanno l’obbligo di fornire l’impegnativa se richiesta.

Se il proprio medico di base non conosce i centri di riferimento o si mostra poco collaborativo, è possibile rivolgersi direttamente ai centri specializzati, molti dei quali accettano l’accesso anche senza impegnativa.

Contattare direttamente un centro specializzato

La strada più diretta è contattare uno dei centri afferenti all’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere) o una delle strutture pubbliche presenti sulla mappa di Infotrans.it, il portale istituzionale realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’UNAR [6]. Questi centri hanno équipe multidisciplinari — psicologi, endocrinologi, psichiatri, chirurghi — specificamente formate per accompagnare le persone nel percorso di affermazione di genere.

Il primo contatto avviene generalmente per telefono o email. Viene fissato un colloquio di accoglienza, durante il quale si raccolgono le informazioni iniziali e si spiega il percorso offerto dal centro. Questo primo incontro non è vincolante: serve a conoscersi.

Cosa portare al primo appuntamento

Non servono documenti particolari per il primo colloquio. È utile portare la tessera sanitaria e un documento di identità. Se si hanno già relazioni psicologiche o referti medici precedenti, si possono consegnare, ma non sono un requisito.

Passo 2: la valutazione psicologica

A cosa serve

I protocolli italiani, in linea con gli standard ONIG e con le raccomandazioni WPATH SOC 8 [1][2], prevedono una fase di valutazione psicologica. È importante chiarire cosa questa fase non è: non è un esame per “dimostrare” di essere trans, non è un processo per ottenere un’autorizzazione, e non ha lo scopo di mettere in discussione l’identità della persona.

La valutazione psicologica ha tre obiettivi principali:

  1. Supportare la persona nell’esplorazione consapevole del proprio percorso, aiutandola a chiarire desideri, aspettative e timori.
  2. Verificare l’assenza di condizioni psichiatriche non trattate che potrebbero interferire con la capacità decisionale (ad esempio psicosi attive o gravi disturbi dissociativi non trattati). La presenza di condizioni come depressione o ansia — estremamente comuni nelle persone trans a causa dello stress minoritario — non è un motivo di esclusione [1].
  3. Redigere una relazione psicodiagnostica che attesti la condizione di incongruenza di genere e che sarà necessaria per accedere alla terapia ormonale e, successivamente, per la rettificazione anagrafica [10].

Come si svolge

La valutazione consiste in una serie di colloqui individuali con uno psicologo o psicoterapeuta, generalmente con cadenza settimanale o bisettimanale. Alcuni centri prevedono anche colloqui con lo psichiatra e la somministrazione di test psicodiagnostici. Non si tratta di un interrogatorio: sono conversazioni in cui si parla della propria storia, del rapporto con il proprio corpo, delle relazioni, delle aspettative rispetto alla transizione.

Quanto dura

La durata della fase psicologica varia significativamente da centro a centro. In alcuni centri il percorso dura 6-8 mesi, in altri può arrivare a 12 mesi o oltre. Non esiste un tempo fisso stabilito a livello nazionale: dipende dai protocolli del singolo centro, dalla complessità della situazione individuale e, in modo trasparente, anche dal carico di lavoro delle équipe. È un aspetto che genera comprensibile frustrazione, ma la buona notizia è che la fase psicologica non è tempo perso: è un’occasione per costruire un rapporto con i professionisti che seguiranno il percorso nel lungo periodo.

E se non mi trovo bene con il professionista?

Succede. Non tutti i rapporti terapeutici funzionano, e questo non è un fallimento. È possibile chiedere di cambiare professionista all’interno dello stesso centro, oppure rivolgersi a un altro centro. Se si ha già una relazione con uno psicologo privato esperto in identità di genere, la sua relazione può essere accettata da alcuni centri come sostitutiva o integrativa della valutazione interna.

Passo 3: i principali centri in Italia

L’Italia dispone di una rete di centri pubblici che offrono percorsi di affermazione di genere all’interno del Servizio Sanitario Nazionale [3][6]. Ecco i principali, con le informazioni essenziali per il primo contatto.

Roma - SAIFIP (San Camillo-Forlanini)

Il Servizio per l’Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica è attivo dal 1992 ed è uno dei centri più storici d’Italia. Offre valutazione psicologica, psicoterapia individuale e di gruppo, supporto endocrinologico e chirurgico. Dispone anche di un servizio di Peer Navigator, cioè persone che hanno completato il percorso e aiutano chi lo sta iniziando.

  • Indirizzo: Padiglione Maroncelli, Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini
  • Sportello informativo: lunedì 14:00-17:00, mercoledì 9:00-11:00
  • Telefono: 06 58703700 / 06 58702527
  • Email: saifip@scamilloforlanini.rm.it

Torino - CIDIGEM (Molinette)

Il Centro Interdipartimentale Disforia di Genere presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino è un centro di riferimento per il Nord-Ovest. Offre supporto psicologico, endocrinologico e chirurgico, inclusi gruppi di sostegno per adolescenti e genitori.

Bologna - Consultorio MIT

Il Movimento Identità Trans di Bologna gestisce un consultorio che opera in rete con l’ONIG e offre supporto psicologico, accompagnamento al percorso ormonale e assistenza legale. È anche un punto di riferimento associativo e comunitario.

  • Indirizzo: Via Polese 22, Bologna
  • Telefono: 051 271666
  • Orari: lunedì-giovedì 10:00-18:00, venerdì 10:00-14:00

Milano - Niguarda

Il servizio per l’adeguamento di genere dell’Ospedale Niguarda è il centro di riferimento per la Lombardia. Opera come centro ONIG e offre percorsi multidisciplinari completi [3].

  • Indirizzo: Piazza Ospedale Maggiore 3, Milano
  • Telefono: 02 64442034 / 02 64442176
  • Orari: lunedì-venerdì 9:00-15:00

Napoli - Federico II

L’Università Federico II di Napoli ospita un servizio dedicato all’identità di genere presso il Dipartimento di Neuroscienze, con supporto psicologico e clinico.

  • Indirizzo: Via S. Pansini 5, Napoli
  • Telefono: 081 7463458

Bari - Policlinico

Il Policlinico di Bari offre un servizio di Day Hospital per i percorsi legati all’identità di genere, con un’équipe che include psichiatri, psicologi ed endocrinologi.

  • Indirizzo: Piazza Giulio Cesare 11, Bari
  • Telefono: 080 5478543 / 080 5594021

Altri centri

Oltre ai centri elencati, esistono servizi attivi a Firenze (AOU Careggi), Padova (associazione Con-Te-Stare, centro ONIG), Trieste, Palermo e in altre città. La mappa completa e aggiornata è disponibile su Infotrans.it e sul sito dell’ONIG [3][6].

Passo 4: la terapia ormonale

Come si accede

Una volta completata la fase di valutazione psicologica e ottenuta la relazione psicodiagnostica, il passo successivo — per chi lo desidera — è l’inizio della terapia ormonale sostitutiva (TOS). All’interno dei centri pubblici, la prescrizione avviene da parte dell’endocrinologo del centro stesso, sulla base della relazione psicologica e dopo un’accurata valutazione medica che include esami del sangue, profilo ormonale, funzionalità epatica e renale, profilo lipidico e altri parametri [5][8].

La TOS consiste nella somministrazione di testosterone (per le persone transmaschili) o di estrogeni e antiandrogeni (per le persone transfemminili). I farmaci sono disponibili in diverse forme: iniezioni intramuscolari, gel transdermico, cerotti, compresse. La scelta dipende dalle preferenze della persona e dalla valutazione medica [5].

Cosa aspettarsi nei primi mesi

I cambiamenti non sono immediati. La terapia ormonale agisce gradualmente, e i primi effetti visibili compaiono generalmente dopo 2-3 mesi [5][8]. Per una descrizione dettagliata dei cambiamenti fisici, rimandiamo all’articolo dedicato alla transizione medica. In sintesi:

  • Testosterone: abbassamento della voce (3-12 mesi), crescita di peli sul viso e sul corpo (6-12 mesi), redistribuzione del grasso corporeo, aumento della massa muscolare, interruzione del ciclo mestruale (2-6 mesi).
  • Estrogeni e antiandrogeni: sviluppo del seno (3-6 mesi, con crescita completa in 2-3 anni), pelle più morbida, riduzione della crescita dei peli corporei, redistribuzione del grasso, riduzione delle erezioni spontanee.

Il monitoraggio

La TOS richiede un monitoraggio medico regolare, specialmente nei primi mesi [8]. Gli esami del sangue vengono effettuati periodicamente (ogni 3-6 mesi all’inizio, poi annualmente) per verificare i livelli ormonali e controllare la funzionalità epatica, i parametri ematologici e il profilo lipidico. Questo monitoraggio è fondamentale per la sicurezza e l’efficacia del trattamento.

Costi: pubblico e privato

Percorso pubblico (SSN)

Dal 1 ottobre 2020, grazie alle determine AIFA n. 104272/2020 e n. 104273/2020, i farmaci ormonali per la transizione di genere sono erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale su tutto il territorio italiano [7][12]. Questo significa che, con una diagnosi di incongruenza di genere rilasciata da un’équipe multidisciplinare specialistica, testosterone, estrogeni, antiandrogeni e analoghi del GnRH sono gratuiti.

Le visite specialistiche presso i centri pubblici sono soggette ai normali ticket del SSN (generalmente tra i 25 e i 40 euro per visita, a meno di esenzioni per reddito). Anche gli esami del sangue per il monitoraggio sono coperti dal SSN con il pagamento del ticket.

Gli interventi chirurgici di affermazione di genere (mastectomia, vaginoplastica, falloplastica, e altri) sono eseguibili in regime SSN presso i centri che li offrono, con il solo pagamento del ticket. Tuttavia, le liste di attesa per la chirurgia possono essere molto lunghe, anche diversi anni.

Percorso privato

Chi sceglie il percorso privato — per i tempi di attesa, per la scelta del professionista o per altre ragioni — deve considerare i seguenti costi indicativi:

  • Colloqui psicologici: 60-120 euro a seduta (settimanale o bisettimanale)
  • Visita endocrinologica privata: 100-200 euro
  • Farmaci ormonali (senza passaggio SSN): 30-80 euro al mese, a seconda del tipo e del dosaggio
  • Esami del sangue privati: 50-150 euro per pannello completo

È importante sapere che i due percorsi non si escludono a vicenda: molte persone iniziano privatamente la fase psicologica per accorciare i tempi, e poi accedono al SSN per la terapia ormonale e la chirurgia.

La timeline: quanto tempo ci vuole

Non esiste una risposta unica, perché i tempi dipendono dal centro, dalla regione e dalla situazione individuale. Ecco una stima realistica basata sulle esperienze più comuni:

FaseTempo stimato
Primo contatto e lista di attesa1-6 mesi
Valutazione psicologica6-12 mesi
Inizio terapia ormonaleDopo la relazione psicologica
Primi effetti visibili della TOS2-6 mesi dall’inizio
Rettificazione anagrafica (tribunale)6-24 mesi dal deposito del ricorso

In totale, dal primo contatto all’inizio della terapia ormonale possono passare 8-18 mesi nel percorso pubblico. I tempi si riducono significativamente nel privato. Dal primo contatto alla rettificazione anagrafica, il percorso completo può richiedere 2-4 anni, ma è importante ricordare che ogni fase porta con sé benefici concreti: non bisogna attendere la fine del percorso per stare meglio.

Minorenni e adolescenti

I bloccanti della pubertà

Per gli adolescenti all’inizio dello sviluppo puberale (stadi Tanner 2-3, generalmente tra i 10 e i 13 anni), i protocolli italiani — in linea con le raccomandazioni WPATH SOC 8 e le linee guida dell’Endocrine Society [1][8] — prevedono la possibilità di prescrivere analoghi del GnRH (comunemente chiamati “bloccanti della pubertà”). Questi farmaci sospendono temporaneamente lo sviluppo puberale, dando al ragazzo o alla ragazza più tempo per esplorare la propria identità senza il disagio provocato da cambiamenti corporei indesiderati. L’effetto dei bloccanti è reversibile: se sospesi, la pubertà riprende normalmente [9].

La terapia ormonale per gli adolescenti

La terapia ormonale cross-sex (testosterone o estrogeni) è generalmente disponibile a partire dai 16 anni, con il consenso dei genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale [8][9]. In alcuni centri può essere avviata dai 14-15 anni in casi specifici, sempre con il supporto dell’équipe multidisciplinare e il consenso familiare.

Dove andare

Non tutti i centri per adulti trattano anche minorenni. I principali centri pediatrici e per adolescenti includono il SAIFIP a Roma, il CIDIGEM a Torino, l’AOU Careggi a Firenze e il servizio dell’Ospedale Niguarda a Milano [9]. L’elenco aggiornato dei centri per minorenni è disponibile sul sito ONIG.

Il ruolo della famiglia

Il coinvolgimento della famiglia è una parte importante del percorso per i minorenni [1][9]. Molti centri offrono colloqui dedicati ai genitori e gruppi di sostegno per le famiglie. L’obiettivo non è convincere i genitori, ma costruire un dialogo informato. Se la famiglia non è di supporto, i centri possono comunque offrire ascolto e orientamento alla persona minorenne, e le associazioni come Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali) e il GenderLens offrono risorse specifiche per i familiari.

Paure comuni (e risposte oneste)

“E se poi cambio idea?”

È una paura comprensibile, e va presa sul serio. La realtà è che la percentuale di persone che interrompono la transizione per motivi legati all’identità di genere è molto bassa (le stime variano tra l’1% e il 5%, a seconda degli studi e della definizione utilizzata). Il percorso di valutazione psicologica serve anche a questo: a esplorare con calma, senza fretta. Nessuno inizia la terapia ormonale al primo appuntamento. E se a un certo punto si sente il bisogno di fermarsi, è un diritto. Non è un fallimento.

“Non sono abbastanza trans”

Non esiste un modo giusto di essere trans. Non serve aver saputo “da sempre” di essere nati nel corpo sbagliato. Non serve odiare il proprio corpo. Non serve corrispondere a un’immagine stereotipata. L’incongruenza di genere si manifesta in modi diversi per persone diverse [1], e il percorso di esplorazione è parte integrante della transizione stessa. Se stai leggendo questa guida, probabilmente hai già tutte le ragioni per rivolgerti a un centro.

“Ho paura del giudizio degli altri”

Il giudizio sociale è reale e può essere doloroso. Non ha senso minimizzarlo. Ma è anche vero che molte persone, una volta iniziato il percorso, raccontano di aver trovato più accettazione di quanta ne aspettassero — e soprattutto di aver trovato un sollievo profondo nel vivere finalmente in modo coerente con la propria identità. Il supporto di un gruppo, di un’associazione o anche solo di una persona fidata può fare una differenza enorme.

“Non posso permettermelo”

Il percorso pubblico attraverso il SSN è gratuito o quasi (con i soli ticket). I farmaci ormonali sono a carico del SSN dal 2020 [7][12]. Se i tempi di attesa sono un problema, molte associazioni offrono supporto nell’orientamento e nell’accesso ai servizi. Il gratuito patrocinio è disponibile per le spese legali legate alla rettificazione anagrafica, per chi rientra nei limiti di reddito [10].

Cosa fare se vivi lontano da un centro

Non tutti vivono a Roma, Torino o Milano. Se il centro più vicino è a ore di distanza, ci sono alcune strategie pratiche:

  • Teleconsulto: dopo la pandemia, molti centri e professionisti privati offrono colloqui psicologici in videochiamata. Non sostituiscono l’intero percorso, ma possono ridurre significativamente il numero di spostamenti necessari.
  • Combinare pubblico e privato: si può iniziare il percorso psicologico con un professionista privato nella propria città (purché specializzato in identità di genere) e poi presentare la relazione al centro pubblico per accedere alla TOS attraverso il SSN.
  • Associazioni locali: anche nelle città più piccole esistono spesso sportelli o associazioni LGBTQ+ che possono offrire orientamento, ascolto e accompagnamento. L’elenco delle associazioni è disponibile su Infotrans.it [6].
  • Concentrare gli appuntamenti: quando si deve viaggiare, è utile chiedere al centro di concentrare più appuntamenti nella stessa giornata o in giorni consecutivi.

La distanza dai centri resta un problema strutturale del sistema italiano, ma non deve diventare un motivo per rinunciare al percorso.

L’importanza della comunità

Iniziare la transizione può essere un momento di grande solitudine, soprattutto se non si conosce nessun’altra persona trans. Entrare in contatto con la comunità — attraverso associazioni, gruppi di sostegno, forum online o semplicemente conoscendo altre persone che hanno fatto un percorso simile — può fare una differenza decisiva. Non per ricevere consigli medici (per quelli ci sono i professionisti), ma per sentirsi meno soli, per condividere esperienze, per vedere che è possibile.

Le principali associazioni nazionali includono il MIT (Movimento Identità Trans), Azione Trans [11], Arcigay e le sue sedi territoriali, e Agedo per i familiari. Molte di queste offrono sportelli di ascolto gratuiti.

Da dove cominciare, concretamente

Se hai letto fino a qui e ti stai chiedendo qual è il passo successivo, ecco una lista sintetica:

  1. Identifica il centro più vicino consultando la mappa Infotrans o il sito ONIG [3][6].
  2. Chiama o scrivi per fissare un primo appuntamento. Non serve avere una diagnosi o una certezza assoluta.
  3. Parla con il tuo medico di base, se ti senti a tuo agio, per ottenere un’impegnativa.
  4. Contatta un’associazione nella tua zona per supporto e orientamento.
  5. Non avere fretta: il percorso è tuo, e non esiste un calendario giusto o sbagliato.

Il fatto stesso di informarsi è già un passo. Non importa se oggi non hai tutte le risposte. Quello che conta è che in Italia esistono professionisti, centri e risorse pensati per accompagnarti — e che hai il diritto di accedervi.

Approfondimenti

  • Libro Redefining Realness (2014)
  • Serie TV Pose (2018)

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